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Fobia specifica

Buonasera ho gia scritto in questo sito per una consulenza per somatizzazione.

Oggi scrivo per sapere che differenza sostanziale ce tra fobia e ossessivo compulsivo.

non sono mai stato ansioso ma dopo che 4 e mezzo anni fa ho avuto la tbc polmonare (quindi vissuto un periodo lungo di grande sofferenza risolto nel miglior modo) dopo che finalmente ero tornato alla vita normale ho avuto di punto in bianco il panico che si e risolto spontaneamente e che non si e mai piu presentato ma da li in poi ho sviluppato la paura di impazzire e del suicidio.

questa paura non e sempre costante e assillante ma e sgradevole e a primo acchitto mi agita un po ma subito rientra lo "stato di allarme". chiesi ad uno psicologo di questo timore irrazionale e lontano dalla mia volonta (non lo desidero neanche per niente). ma non mi va l esistenza di tale pensiero che comunque non causa compulsioni e paura di coltelli etc. ma e solo la parola che stimola la mia suscettibilita. ho eseguito un test psicodiagnostico somministrato da psichiatra dove lei afferma sia una vera e propria fobia in quanto astratta e rivolta verso la mia persona. dal punto di vista socio-funzionale e affettivo non mi implica penalizzazioni (neanche la somatizzazione di capogiro)
e solo che cercavo un ideologica psicologica a questo pensiero malsano che non desidero avere sia nella forma che nel contenuto. ringrazio e auguro buonaserata. Alexander.
[#1]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19.7k 495 46
Gentile Alexander,

la Sua è la paura di rivivere l'esperienza del panico, di stare male nella stessa maniera.
Non si tratta di una fobia, ma della paura associata ad un evento (crisi d'ansia). Poichè spesso nei resoconti di pazienti, in seguito ad un attacco di panico, viene riferito di avere avuto la "paura di morire" e/o la "paura di impazzire", quello che probabilmente le succede è proprio questo: il ricordo della terribile esperienza di panico e delle emozioni e sensazioni, idee, credenze associate.
Non ho capito se ha contattato uno psicologo in passato e che cosa Le avesse risposto.

Saluti,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#2]
dopo
Attivo dal 2011 al 2011
Ex utente
Si quasi 1 anno fa ho fatto un ciclo breve di terapia cognitivo comportamentale che mi ha aiutato molto a controllare emotivamente la mia grande paura.

abbiamo concluso insieme che un periodo di grande sofferenza fisica e anche psichica, il dover affrontare una malattia che, anche se ad oggi curabile e con prognosi abbastanza buona. ma che implica sempre un forte grado di apprensione, paura e che per molto tempo cambia il modo di vivere anche dopo la guarigione clinica oltre a scatturire una crisi ansiosa intensa, mi ha fatto capire che purtroppo basta un niete per smantellare la sicurezza, la stabilita emotiva di ogni persona facendoci realizzare che purtroppo tutto puo finire in un attimo. da qui la grande paura di impazzire e di conseguenza arrivare al gesto estremo. si tratta di un pensiero egodistonico spiacevole che con la razionalita riesco a far rientrare senza che mi causi ansia o ancora piu paura e quindi rimane solo un brutto pensiero. mi turba il contenuto del pensiero ma piu che altro l'idea di avere episodicamente questo timore. Da psichiatra mi ha diagnosticato una somatizzazione di vertigini dovute al accumulo di tensione trattata farmacologicamente. Per il resto sono abbastanza sereno e felice di poter rifare le cose che per un anno e piu mi sono mancate. quindi se ho ben capito non si tratta di fobia ma di paura di dover stare male???? Grazie per la Sua risposta le auguro buona giornata.
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Dr.ssa Sabrina Camplone Psicologo, Psicoterapeuta 4.9k 86 103
"si tratta di un pensiero egodistonico spiacevole che con la razionalita riesco a far rientrare senza che mi causi ansia o ancora piu paura e quindi rimane solo un brutto pensiero
mi turba il contenuto del pensiero ma piu che altro l'idea di avere episodicamente questo timore"


Gent.le Alexander,
sembrerebbe che lei abbia individuato gli aspetti disfunzionali dei suoi pensieri e sappia come gestirli, ma a livello emozionale non sa come affrontarli.
E' possibile che nel breve ciclo di psicoterapia che ha svolto questi aspetti sono rimasti sullo sfondo, pur essendo intrinsecamente connessi al suo disagio, ora più che razionalizzarli si tratterebbe di entrare in contatto con le sue emozioni e ascoltarle anziché viverle come un pericolo da evitare.

Dr.ssa SABRINA CAMPLONE
Psicologa-Psicoterapeuta Individuale e di Coppia a Pescara
www.psicologaapescara.it

[#4]
dopo
Attivo dal 2011 al 2011
Ex utente
La ringrazio per la Sua celere risposta. effettivamente vivo la cosa come qualcosa che deve essere assolutamente evitata e probabilmente il fatto di non essere riuscito nonostante un aiuto professionale a comprendere meglio il mio stato emozionale credo che mantenga vivo, anche se notevolmente attenuata questo timore dettato dall' insicurezza che caratterialmente non credevo di avere.

Credo sia questo l'aspetto su cui ragionare!!

Lei cosa mi consiglia???

Come posso imparare ad affrontare le mie emozioni negative???

Ringrazio ancora per la Sua gentilezza e disponibilita. Saluti.
[#5]
Dr.ssa Sabrina Camplone Psicologo, Psicoterapeuta 4.9k 86 103
Gent.le ragazzo,
provi a mettersi in atteggiamento di "ascolto" lasciando emergere queste emozioni evitando di razionalizzarle.
Naturalmente si tratta di un processo graduale che andrebbe integrato da un'elaborazione all'interno di un contesto terapeutico, tuttavia dato che ha un buon livello di autoconsapevolezza non è escluso che possa riuscire ad apprendere qualcosa in più su di sé da questa esperienza.
[#6]
dopo
Attivo dal 2011 al 2011
Ex utente
Ok farò quanto piu possibile per lasciare emergere le mie emozioni senza vederle come una minaccia ed evitarle per paura. eventualmente seguirò un nuovo percorso terapeutico di crescita. Ce ne sarebbe una tipologia piu adatta al mio caso o qualsiasi e idonea??? Ringrazio ancora.
[#7]
Dr.ssa Sabrina Camplone Psicologo, Psicoterapeuta 4.9k 86 103
Gent.le ragazzo,
se lei si è trovato bene con il precedente terapeuta potrebbe riprendere le sedute esplicitando il desiderio di lavorare sugli aspetti emozionali, che non vanno considerati "patologie da curare" ma un modo per esprimere e diventare consapevole di ciò che sente, al fine di accedere ad una consapevolezza profonda del suo modo di essere.
[#8]
dopo
Attivo dal 2011 al 2011
Ex utente
che non vanno considerati "patologie da curare"

Gent. dott.

Credo sia questo il punto cardine di tutto, la paura di essere sempre in "stato patologico" riprovare certe sofferenze che vivo forse come un allontanamento dallo stare bene e che tutto cio mi porti inevitabilmente alla morte(per mia mano) o alla follia.

Si, ne riparlero col terapeuta che comunque in gran parte mi ha aiutato molto.

Mi permetto di lanciarmi in una domanda piu tecnica: questi timori, che non sono accompagnati da rimuginii e che comunque non si assediano nella mia mente distogliendomi da tutto, e che non mi impongono alcun "rituale per annientarli" ma si presenta magari una singola volta al giorno, mi impaurisco e subito smetto di pensarci e un disturbo di ossessione compulsivo (spero di no) o semplicemente timore esagerato di dover continuare a soffrire (non solo per il panico ma anche di non sentirmi sano fisicamente e psicologicamente al 100%) e che tutto cio si presenti sottoforma di questa paura come se fosse l'inevitabile di chi soffre come me?? La ringrazio ancora e auguro buonagiornata.
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Dr.ssa Sabrina Camplone Psicologo, Psicoterapeuta 4.9k 86 103
Gent.le utente,
nella mia replica non sono entrata nel merito perché credo che sia il contesto terapeutico la sede opportuna per elaborare questi aspetti, parlandone qui si rischia solo di alimentare la sua tendenza a "ragionarci su", cercando delle da noi quelle risposte che invece deve cercare dentro di sé durante i colloqui con lo psicoterapeuta.

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