Utente
Buongiorno..
Da quando sono piccola ogni tanto succede che mio padre picchi,non pesantemente,anche se non è una giustificazione,mia madre.
Io mi trovo sempre fra due fuochi,perchè non voglio essere io a prendere la decisione di rovinare la mia famiglia,dato che mia madre subisce dicendo che "mio padre è un uomo buono".
Questo lo so anche io,ma per me non è normale che da cose banali scaturisca in lui questa violenza fisica e verbale.
Ad es. oggi ha perso il portafoglio e mia madre gliel'ha fatto notare ( più volte) e lui,quasi arrabbiato con se stesso per l'accaduto, le ha dato due calci e poi,come OGNI VOLTA, si ricolega tutto ai genitori di entrambi,cioè i miei nonni.
Mio padre offende mia nonna e mia madre(non so perchè...non c'è mai un nesso logico) e mia madre risponde. Allora lì scatta la violenza,perchè mio padre con mia nonna ha un rapporto morboso,malato.Nessuno gliela può toccare.
E quando intervengo io, dato che mia sorella maggiore non c'è mai, e tento di mediare , mio padre offende anche me perchè sa di essere in torto e mi dice che non sono fatti miei e che non lo devo provocare.
Quando io tento solo di ragionare....credo si essere l'unica in famiglia....
Non so cosa fare, vorrei chiamare la polizia e non giustificare nessun tipo di violenza ma dall'altro lato non voglio fare del male alla mia famiglia.
Non so perchè,ma l'unica ad essere andata dalla psicologa sono io quando in realtà ne hanno bisogno loro....!
Come mi devo comportare?

[#1]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> Non so perchè,ma l'unica ad essere andata dalla psicologa sono io quando in realtà ne hanno bisogno loro....!
>>>

La sua amara e ironica conclusione è espressa da un detto antico: i problemi dei padri ricadono sui figli.

Sembra che nella sua famiglia vi siano delle dinamiche ben precise e ridondanti, che rendono possibile che accada ciò che accade.

Lei però dice che suo padre picchia sua madre "non pesantemente", ma che però gli affibbierebbe dei calci. In che senso non sarebbero contraddittorie, queste due affermazioni?
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
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[#2]  
Dr.ssa Paola Scalco

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<<non voglio essere io a prendere la decisione di rovinare la mia famiglia>>

Nel caso in cui decidesse di fare qualcosa (non necessariamente rivolgersi alla polizia), credo che il suo operato servirebbe né a "rovinare", né a "salvare" la sua famiglia. Potrebbe però essere funzionale a interrompere queste dinamiche negative: la responsabilità di suo padre può stare nel non saper controllare e gestire la sua aggressività, ma anche sua madre ha la responsabilità di subire senza reagire e giustificare tale comportamento.
Anche se sua sorella maggiore non è presente in casa quanto Lei, vi siete parlate? Cosa pensa in merito?

In varie città esistono degli sportelli anti-violenza, gestiti dalle ASL, dalla Croce Rossa o da altre associazioni di volontari: si informi se può trovare qualcosa di simile anche nella sua e inizi ad effettuare Lei un colloquio per capire come potersi muovere nel modo corretto, dopo aver approfondito la spiegazione della situazione.
In un secondo momento, se sarà opportuno, potrà magari accompagnarci sua madre.

Cordiali saluti.
Dr.ssa Paola Scalco, Psicologa
specialista in Psicoterapia Cognitiva e perfezionata in Sessuologia Clinica
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[#3]  
Dr. Roberto Callina

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Cara ragazza,

il suo racconto sembra più uno sfogo che una richiesta di consigli, perché ho la sensazione che anche lei sappia che non ci sono risposte che noi possiamo darle da qui.

Ci ha detto che è stata da una psicologa. Potrebbe dirci quando, per quanto tempo e per quale motivo? In quell'occasione non ha avuto modo di affrontare anche queste dinamiche familiari che ci ha raccontato?

<<per me non è normale che da cose banali scaturisca in lui questa violenza fisica e verbale>>

non lo è neppure per me... e non è stato giusto che lei, e sua sorella, abbiate dovuto vivere queste situazioni per così tanto tempo.

<<vorrei chiamare la polizia e non giustificare nessun tipo di violenza ma dall'altro lato non voglio fare del male alla mia famiglia>>

non credo che accettare questo comportamento sia il modo giusto per non fare del male alla sua famiglia.

Concordo con la collega, dr.ssa Scalco, su quello che sarebbe opportuno che facesse: rivolgersi ad uno sportello anti violenza per un consulto preliminare. Lì sapranno sicuramente come aiutarla ad affrontare la situazione e a non farla più sentire sola in questa battaglia per il suo/vostro benessere familiare.

Un caro saluto


Dr. Roberto Callina - Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
Specialista in psicoterapia dinamica - Milano
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[#4]  
Dr.ssa Sarah Cervi

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Gentile utente,
ha mai parlato con sua madre per capire come mai subisce questa violenza? Credo potrebbe essere importante capire se sua madre questo lo vive come qualcosa di "normale" oppure no. Nel caso per lei fosse normale, il suo intervento potrebbe risultare controproducente, rivolgendosi (come infatti già succede) contro di lei. Alcune donne, purtroppo, sono alleate dei loro "aguzzini" e sembrano trovarsi a loro agio in dinamiche relazionali poco sane. A volte ne provocano addirittura le reazioni aggressive. Il fatto che sua madre dica che <<"mio padre è un uomo buono">> è significativo. In tal caso, la cosa migliore sarebbe svincolarsi da tali dinamiche, togliendosi di mezzo.
Parlando con sua madre può capire meglio come stanno le cose e se, come lei afferma, l'aggressività di suo padre è comunque contenuta valuti la possibilità di prendere distanza dalla cosa.

cordialmente,
Sarah Cervi
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[#5] dopo  
Utente
Grazie per la rapidità nel rispondere.
Concordo con il dott. Santonocito sul fatto che calci e "non pesantemente" sono all'apparenza contradditori. Intendevo che non è mai stato violento in maniera incontrollata, sono come "esplosioni" di rabbia che si accendono e si spengono. Questo succede una-due volte l'anno quando mia madre,effettivamente,sembra quasi istigare la reazione di mio padre,come dice la dott.ssa Cervi.
Da esterna, vedo proprio che lo porta alla reazione violenta,anche se non capisco perchè lo fa.
E sempre come dice la dott.ssa Cervi,per lei è una condizione normale.
Mio padre è una persona buona,lo dico anch'io, eppure c'è qualcosa nella loro comunicazione che tira fuori il peggio di entrambi.
Infatti non capiscono perchè si ostinino a stare insieme , a dare quest'idea di famiglia senza problemi, quando mia madre volutamente scarica la propria frustrazione su di lui, ripetendo ad es. sempre le stesse frasi, e mio padre reagisce sempre allo stesso modo.
Per quanto riguarda mia sorella maggiore, lei non c'è mai stata in questi momenti,perchè sta molto meno in casa di me e sembra quasi che queste cose non la tocchino.Io invece cerco sempre di mediare,di capire...infatti ci sono andata io alla fine dalla psicologa!
Ci sono andata perchè da quando ho 16 anni ho un dolore cronico pelvico incessante, e nessuna cura urologica e ginecologica ha avuto fino ad oggi risultati.Io ho sempre un ipertono muscolare che mi limita nei rapporti,il che a 20 anni non è il massimo! però con la psicologa non ho mai parlato dei miei genitori e lei non me l'ha mai chiesto.

Io non reputo ne mio padre un aguzzino ne mia madre la "donna devota" che si fa andare bene tutto.
Credo che la colpa stia nel mezzo e che nessuno se ne renda conto.

[#6]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Sembra quindi che i comportamenti aggressivi di suo padre verso sua madre siano sì deplorevoli, ma non preoccupanti al punto da temere per l'incolumità di sua mamma.

È possibile che gli atti aggressivi siano un rozzo mezzo di comunicazione che suo padre mette in atto e che sua madre accetta, addirittura quasi richiedendoli, come i bambini che a volte sembra facciano di tutto per essere rimproverati.

Se è così, si tratterebbe di una dinamica tutto sommato non preoccupante sul piano fisico, ma spiacevole e che potrebbe, come giustamente sottolinea, aver creato più danni in lei stessa che fra i suoi genitori. In fondo, loro dopo tanti anni sono sempre insieme, mentre lei deve curarsi.

Riguardo al perché i suoi continuino a stare insieme si potrebbero scriverci libri (ed è stato fatto). Spesso copioni come quello da lei descritto nascondono altre realtà interiori e di coppia, come ben descritto nel capitolo "Chi ha paura di Virginia Woolf?" del libro "Pragmatica della comunicazione umana" di Watzlawick, dove i protagonisti marito e moglie s'insultano e provocano in tutti i modi possibili, ma continuano tuttavia ad aver bisogno l'uno dell'altro.

Azzardo un'ipotesi: è possibile che i suoi malesseri derivino dalla continua tensione dovuta al tentativo, sempre fallito, di cercare di risolvere i problemi dei suoi.
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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[#7]  
Dr. Magda Muscarà Fregonese

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Cara ragazza, lei ci dice che da quando era piccola assiste, impotente a scene di questo tipo..
Concordo con la dottoressa Cervi nel domandarmi se i suoi genitori , in fondo vogliono che tutto continui così.. rapporto sado-masochistico ? Lei si preoccupa di" non rovinare la sua famiglia ", ma intanto sta male ed è lei che va a farsi aiutare dalla psicologa.
Prendere le distanze dalla situazione, se questo per questioni pratiche le è possibile, sarebbe la cosa più sana per lei.. e sarebbe anche un messaggio per tutti, per sua madre che continua a ritenere " buono" un marito che la prende a calci.. e per suo padre che per sciocchezze se la prende con tutti.
Può darsi che sua madre non osi ribellarsi, anche per questioni concrete, oltre che affettive, ma lei è giovane e deve pensare che salvarsi la vita è possibile..
Con molti auguri
MAGDA MUSCARA FREGONESE
Psicologo, Psicoterapeuta psicodinamico per problemi familiari, adolescenza, depressione - magda_fregonese@libero.it

[#8]  
Dr.ssa Valeria Randone

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cara Ragazza,
pesantemente, non pesantemente, verbalmente, fisicamente, psicologicamente, le aggressioni fanno male a tutti e, soprattutto ai figli.
Gli adulti, spesso si accontentano, creano e mantengono equilibri , misteriosi e , spesso disfunzionali, di cui talvolta non si rendono nemmeno conto.
Lei , da figlia, è purtroppo un'osservatrice partecipante ed il percorso con la psicologa, le servirà per prendere quella sana e funzionale distanza, per far fare a loro, quello che ritengono più giusto fare e, lei riprendersi la sua vita, prendendo le distanze e, sviluppando quel sano e funzionale egoismo, che talvolta serve per sopravvivere.
Il lavoro con la psicologa, inoltre le servirà per non interiorizzare quel copione di affettività, aggressività, dolore, sconforto e così via.
Lei meriterà di sicuro di più dalla vita e dalla coppia, il rischio per i figli di coppie violente, è quello di accettare in futuro, come "normali" copioni comportamentali simili.

Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
https://www.valeriarandone.it

[#9] dopo  
Utente
A proposito di "Chi ha paura di V.Woolf?","Who's afraid of the big bad wolf?? "Bella domanda.Probabilmente solo io.
Anch'io credo che sia un loro,malato,metodo di comunicazione..infatti, come mi avete detto,cerco di prenderne le distanze,anche se a volte, è difficile.
Il mio malessere fisico è una somma di molti fattori,fra cui questo rapporto ai miei occhi incomprensibile dei miei e del mio con loro. Eppure fin'ora, nè la medicina nè la psicologia, mi hanno aiutata..ma non demordo.
Sono d'accordo con lei dott.ssa Muscarà: ci sono più ragioni concrete che affettive.
Ma io cerco ancora di credere nelle seconde.
Per disilludermi,c'è tempo.

Grazie di cuore


[#10]  
Dr. Roberto Callina

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<<però con la psicologa non ho mai parlato dei miei genitori e lei non me l'ha mai chiesto>>

credo sia opportuno che invece lei parli con uno psicologo della sua situazione familiare che, come giustamente osservato dal collega dr. Santonocito, potrebbe essere collegata al disturbo di cui lei si è fatta vittima involontaria.

Un caro saluto
Dr. Roberto Callina - Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
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[#11]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> Eppure fin'ora, nè la medicina nè la psicologia, mi hanno aiutata..ma non demordo.
>>>

La persistenza è una bella cosa ma, come tutti i tratti del carattere, può diventare problematico se portato all'eccesso o usato in modo improprio.

È senz'altro positivo il suo non demordere per star meglio, per farsi aiutare da medici e psicologi, ma la stessa tenacia applicata nel sentire di dover risolvere o capire ancora oggi, a 25 anni, i problemi dei suoi, potrebbe starle rendendo un cattivo servizio. I genitori sono quello che sono, ognuno di noi se li ritrova senza averli chiesti ed è così che deve accettarli. Questa è un'importante lezione che bisogna imparare dalla vita, prima di potersi definire adulti.

È probabile che la soluzione alla sua tensione debba passare per l'apprendimento di una certa dose di accettazione e cedevolezza. Magari non solo in riferimento ai suoi genitori.
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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[#12] dopo  
Utente
Purtroppo abitando nella stessa casa, mi viene naturale tentare di capire certi atteggiamenti,ma non mi interessa risolverli.. perchè sono cose loro.Più che accettare,credo che dovrei imparare a schermarmi di più.

Però rifletterò su ciò che mi ha detto.

Grazie ancora.
A tutti.

[#13]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> Più che accettare,credo che dovrei imparare a schermarmi di più.
>>>

Schermarsi sottintende che ci sia sempre qualcosa da cui occorra schermarsi. Non è questa la soluzione.

Saprà di esserne uscita quando non sentirà più il bisogno di schermarsi, cioè quando la *sua percezione* dello stimolo che ora la disturba sarà cambiata, tanto da non sentirlo più come disturbante.
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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