Inserimento al nido

Buongiorno.
Dall'inizio della settimana scorsa ho iniziato l'inserimento al nido di mio figlio di 12 mesi. E' stato un inserimento progressivo, cioè il primo giorno sono stata con lui e poi i giorni a seguire sono andata via sempre per più tempo. Purtroppo 2 giorni della scorsa settimana non siamo potuti andare causa febbre da denti. Ma da lunedì abbiamo ripreso nuovamente a pieno ritmo e da ieri tentano di farlo mangiare a pranzo.
Allora, il bimbo la mattina mi si aggrappa addosso e strilla (sono più strilli di rabbia che pianti, non ha lacrime) e continua per un bel po'. Poi la maestra mi dice che quando si calma si isola da una parte, è infastidito da tutto e da tutti. A pranzo non mangia e quando mi rivede mi salta in collo, mi abbraccia stretta e appoggia la sua testolina sulla mia spalla.
D'altro canto io mi sento stressata da questa situazione....un po' mi sento in colpa per il fatto che lui pianga e si isoli (è un bambino che fa sempre le feste ad altri bambini e gioca serenamente) un po' vado a lavoro, dopo 2 ore esco, vado a prenderlo al nido, lo lascio alla nonna, piange di nuovo (ma per le insegnanti al nido è importante che riveda me dietro la porta del nido), torno a lavoro esco la sera alle 7, torno a casa, devo mettere su una cena per tutti e tre, fare qualche faccenda domestica, addormentarlo e poi la notte crollo...ma non dormo bene nonostante il mio bambino riesca a dormire tutta la notte di filato (non l'aveva mai fatto).
Avete qualche consiglio da dare a me per il mio stress...e per il mio bambino? Riuscirà ad adattarsi al nido, è questione di tempo, oppure è meglio che non ce lo mando?
Grazie
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Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Gentile Signora,
Comprendo il suo scrupolo, ma il nido e' il primo contatto vero con l'esterno per il bambino.
La Sua "presenza" deve essere comunque molto assidua e rinfrancarlo e rincuorarlo quando e' a casa.
Non deve assorbire negativamente la Sua assenza.
Continui ad accompagnarlo serenamente e in caso ci aggioniamo fra un mese.
Cordialmen te

Dott.a FRANCA ESPOSITO, Roma
Psicoterap dinamic Albo Lazio 15132

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Dr.ssa Paola Scalco Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 4,1k 93 43
Gentile Signora,
sono trascorsi davvero pochi giorni da che è iniziato questo grande cambiamento di abitudini per il suo piccolo: gli dia tempo (e si dia tempo) per superare una inevitabile fase di adattamento e di ricerca di un nuovo equilibrio.
Pian piano suo figlio imparerà a riconoscere i ritmi delle sue giornate e li vivrà addirittura come rassicuranti.
Ora Lei è la persona più significativa per lui, perciò deve essere principalmente Lei a sentirsi pronta a separarsi dal bambino e serena nel lasciarlo al nido affinché lui possa accettare nel migliore dei modi questa nuova esperienza (che tanto gli potrà dare dal punto di vista emotivo, affettivo, cognitivo e relazionale).
Sicuramente questo è per tutti voi un periodo intenso e faticoso, ma altrettanto è importante per la crescita del vostro bambino. Tenga duro e vedrà che prima di quanto si aspetti, tutto andrà per il meglio.

Auguri.

Dr.ssa Paola Scalco, Psicologa
specialista in Psicoterapia Cognitiva e perfezionata in Sessuologia Clinica
ASTI-3315246947-paola.scalco@gmail.com

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dopo
Utente
Utente
Grazie per i vostri contributi.
Vi aggiornerò sulla situazione soprattutto di mio figlio tra una settimana.
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dopo
Utente
Utente
Ah un'altra cosa.
Siccome rifiuta il cibo al nido..mi dice la maestra di non farlo mangiare a pranzo a casa ma magari di dare un'abbondante merenda perchè sennò poi si abitua al fatto che "tanto poi mangio a casa" e al nido non mangerà mai.
Cosa ne pensate voi? E' giusto così oppure è meglio che lo faccia mangiare a casa? Premetto che non è un bambino grassissimo, nella norma.
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Dr.ssa Flavia Massaro Psicologo 12,5k 233 130
Cara signora,

come le hanno risposto le mie Colleghe è ancora presto per pretendere che il piccolo accetti di buon grado ogni aspetto di questo importante cambiamento.
Avete appena iniziato l'inserimento e il rifiuto del cibo può oltretutto avere un valore simbolico, nel senso che a quell'età (ma inconsciamente anche per il resto della vita) ogni individuo associa inscindibilmente il cibo alla figura materna, e il rifiuto della pappa somministrata al nido può indicare che il bambino prova un certo disagio e che la ritiene responsabile di quanto gli sta accadendo (lei ci ha infatti parlato di "strilli di rabbia", più che di diperazione, quindi ha individuato il tipo di emozione che il piccolo sta provando).

Il fatto che il bambino non rifiuti il cibo anche a casa significa che è arrabbiato ma non arrabbiatissimo: vi sta dicendo che considera giusto e normale che sia lei a dargli la pappa e che è disponibile a mangiare quando la situazione è quella "giusta", quindi non certo quando è al nido.

Si tratta di un problema che potrà risolversi con il tempo, quando il piccolo capirà che lei non lo sta "scaricando" o abbandonando.
Essendo però davvero molto piccolo è difficile comunicargli tutto questo a parole, e lui si baserà essenzialmente sulle emozioni che sente che lei sta provando: se si sente in colpa e questo sentimento è colto da suo figlio penserà che c'è effettivamente qualcosa per cui sentirsi in colpa, e quindi che gli sta facendo un torto.
Quando lei sarà pienamente convinta di questa soluzione e non si sentirà più in colpa probabilmente anche il piccolo non si sentirà più vittima di un torto.

Nel suo primo post ha accennato anche alla possibilità di non mandarlo al nido: in questo caso come si organizzerebbe?
Durante il primo anno è stato solo e sempre con lei?
Suo marito/compagno come valuta la scelta del nido?
Condivide con lei la cura del bambino o lascia che tutto il carico resti sulle sue spalle?

Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
www.serviziodipsicologia.it

[#6]
dopo
Utente
Utente
Organizzarmi per non mandarlo al nido sarebbe un grosso problema...ho solo una nonna (part-time) disponibile, gli altri ancora lavorano. Fino adesso, cioè da quando ha 5 mesi e mezzo a ora (prima è sempre stato con me) è stato 3 mattine a settimana con la nonna a casa nostra e le restanti con me. Io facevo orario ridotto per cui lavoravo solo al mattino.
Mio marito oltre a una necessità valuta il nido come un passo avanti nella sua crescita.
Lui purtroppo lavora molto e bado io al piccolo anche se al nido vanno a prenderlo a turno le nonne e io le raggiungo intorno alle 17 quando si sveglia dal riposino pomeridiano.
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Dr.ssa Paola Scalco Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 4,1k 93 43
Non credo che (almeno per ora) la soluzione stia nel non mandarlo più al nido, ma cercare di migliorare la situazione in modo che possa continuare ad andarci con tranquillità di tutti.
Ha ragione suo marito nel considerare questo un passo importante e un'opportunità unica per la crescita del vostro bambino, anche se Lei non lavorasse e potesse badare a lui senza problemi tutto il giorno.
Ribadisco la necessità di darsi tempo perché le cose si appianino, cercando contemporaneamente di trovare il modo di migliorare la sua situazione di mamma "acrobata", comprensibilmente stanca e stressata.
Eventualmente, se è prevista al nido la presenza di uno psicologo o uno psicopedagogista, potrebbe richiedere una consulenza di persona.

Saluti.

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