Utente 287XXX
Salve,
volevo sapere se per gli attacchi di panico sarebbe più opportuno seguire un percorso con l'aiuto di un psichiatra oppure uno psicologo? che differenza c'è? esistono anche degli esercizi fisici da fare a casa?

[#1]  
Dr. Armando De Vincentiis

Referente scientifico Referente Scientifico
56% attività
20% attualità
20% socialità
MARTINA FRANCA (TA)
TARANTO (TA)

Rank MI+ 96
Iscritto dal 2009
gentile utente una terapia combinata sarebbe l'ideale
tuttavia dal panico si può uscire bene anche con la sola psicoterapia , ma essa deve essere mirata.
legga questo
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/1399-panico-e-ossessioni-quali-terapie.html
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/2831-i-segreti-della-mente-non-ansiosa.html
saluti
Dr. Armando De Vincentiis
Psicologo-Psicoterapeuta
www.psicoterapiataranto.it
https://www.facebook.com/groups/316311005059257/?ref=bookmarks

[#2]  
Dr. Roberto Callina

40% attività
8% attualità
20% socialità
MILANO (MI)

Rank MI+ 68
Iscritto dal 2012
Gent.ma Utente,

decidere se sia più opportuna una terapia farmacologica, una psicoterapia o una terapia combinata presuppone una conoscenza del caso specifico.
Spesso, è consigliabile un approccio combinato, soprattutto nelle prime fasi della psicoterapia.
Per le differenze tra le figure che lei cita (psicologo e psichiatra) la invito a leggere il seguente articolo:

https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/1404-quale-professionista-psi.html

Per quanto riguarda il suo caso, il consiglio è quello di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta di persona che, dopo opportuna diagnosi, possa decidere con lei che tipo di percorso proporle e, eventualmente, indirizzarla ad uno psichiatra per il supporto farmacologico.

Un caro saluto
Dr. Roberto Callina - Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
Specialista in psicoterapia dinamica - Milano
www.robertocallina.com

[#3]  
147292

Cancellato nel 2016
Gentile utente, le rispondo per quanto attiene ad uno specifico modello di psicoterapia, quello cognitivo-comportamentale, che ha dato molte prove di efficacia nel trattamento del disturbo da attacchi di panico in tempi ragionevoli.

Bisogna valutare bene se sia un disturbo da attacchi di panico o altro. Non tutti gli attacchi di panico implicano necessariamente un disturbo, ed una valutazione psicologica accurata, tramite colloqui, test, misurazioni, osservazione diretta ed eventuali valutazioni psicofisiologiche può indirizzare l'intervento.

Nel caso in cui si accerti un effettivo disturbo da attacchi di panico, uno degli approcci più efficaci consiste in un lavoro su più fronti: cognitivo, emotivo, comportamentale. Tale lavoro va adattato alle esigenze ed alla situazione dello specifico caso, quindi cercherò di darle indicazioni di massima.

L'intervento cognitivo consiste nell'apprendere a riconoscere i propri pensieri catastrofici, le proprie informazioni scorrette e le proprie valutazioni di quello che sta accadendo, imparando a trattarli come "pensieri" e non come "dati di fatto". Ad esempio, spesso chi ha sperimentato attacchi di panico comincia a pensare che sono terribili, insopportabili, e che devono essere assolutamente evitati. Paradossalmente, "coltivare" questo genere di convinzioni rende molto più vulnerabili e spaventati!

L'intervento emotivo può assumere svariate forme: ad esempio, si può aiutare la persona ad imparare a riconoscere le proprie emozioni negative, come l'ansia, e cosa fare per accoglierla, quando arriva, senza combatterla. anche perchè molti tentativi di "scacciare" l'ansia spesso si traducono proprio in un risultato opposto...

L'intervento comportamentale può concentrarsi su tutti quei comportamenti che si mettono in atto per "proteggersi" dall'ansia (come ad esempio assumere tisane al bisogno, chiudersi in casa, cercare l'appoggio ed il conforto degli altri) per ridurli, e su tutti quegli impegni importanti cui magari si rinuncia per paura di avere un attacco di panico, per riprendere in mano la propria vita.

Ovviamente quello che le ho fornito è un quadro molto parziale e generale, e non rappresenta di certo l'unico approccio possibile. Altri colleghi, di altri orientamenti, potranno fornirle informazioni dettagliate.

In merito alle questione "farmaci sì/no", posso dirle che allo stato attuale della ricerca in ambito cognitivo-comportamentale risultano evidenze a supporto di interventi "combinati", in cui la farmacoterapia e la psicoterapia si combinano per potenziare i rispettivi effetti.

Cordialmente

[#4] dopo  
Utente 287XXX

il mio compagno ne soffre da circa 6 mesi. Sta seguendo un percorso con una psicologa da 2 mesi. Da 10 giorni ha iniziato anche una cura farmacologica, sotto controllo di uno psichiatra. Ora attendiamo i risultati,perchè mi sembra troppo affrettato trarre subito delle conclusioni negative o positive...giusto? ma volevo cercare di capire se poteva essere il percorso giusto quello che ha intrapreso...?? gli attacchi di panico,lui, non riesce ancora a gestirli ed io non so proprio cosa fare in quei momenti!
Ma la cosiddetta "terapia cognitivo-comportamentale" funziona in questi casi?
...e poi un'altra curiosità...ci si riprende del tutto?