Utente 274XXX
Salve. Sono un ragazzo che ha sempre avuto difficoltà ad instaurare rapporti con l'altro sesso anche perché ero fedele al credo della "donna ideale" che prima o poi busserà alla tua porta.
Oggi non credo più molto in tali sciocchezze, anzi penso che la ricerca di una partner sia probabilmente una ricerca alla "meno peggio". E debbo confessare di aver notevolmente mutato le mie convinzioni al punto da ritenere la stessa monogamia un gravissimo errore. Personalmente non vorrei privarmi di potenziali futuri innamoramenti perché già fidanzato/convivente/fate voi... con un altra donna.
Non so se questo sia anche perché ho il desiderio di recuperare tutto quello che mi sono fatto mancare in passato, ma credo che ci siano anche dei fondamenti razionali di fondo: l'aver capito che la monogamia è contro natura, una cosa per cui non siamo geneticamente predisposti e per la quale ogni forzatura nella sua direzione comporterà comunque sofferenza.
Il fatto è che mi sto facendo tutti questi problemi quando ancora non ho nemmeno una donna e non ho nemmeno sperimentato cosa sia averla. Tuttavia credo che questo mio modo di pensare possa comportare dei limiti alle mie possibilità di conoscere delle donne, anche perché ritengo che le donne siano molto più interessate alla monogamia dell'uomo e di certo se un uomo non la pensa così allora difficilmente potrà aprirsi con loro, e non potendosi aprire deve per forza fingersi un altro, un principe azzurro, pur di avere un qualche rapporto che sarà comunque falso e poco genuino.

[#1]  
Dr. Alessia Savi

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Salve
mi ha colpito molto quello che lei scrive.. a cominciare dal fatto che, dice, ha da sempre avuto difficoltà ad instaurare rapporti con l'altro sesso mettendo ciò in relazione al suo "credo della donna ideale che prima o poi busserà alla tua porta".. Mi piacerebbe sapere quale sia il prototipo della sua "donna ideale" e come mai oggi si mostra così sfiduciato da affermare che la ricerca di una partner tutt'al più sarebbe la ricerca della "meno peggio". Sembrerebbe che lei abbia delle aspettative altissime..
Le sue motivazioni contro la monogamia, poi, sembrerebbero più una difesa razionalizzante della sua condizione di single che non una vera convinzione.. dato che dice di non avere una donna e di non aver mai sperimentato cosa vuol dire averla.. Secondo lei cosa glielo ha impedito? Le consiglio di interrogarsi e di riflettere sulle sue difficoltà..
Spesso sono le nostre paure che ci muovono, ma se non sappiamo riconoscerle rischiamo di rimanere impantanati in esse.
In ascolto.
Dr. ALESSIA SAVI

[#2] dopo  
Utente 274XXX

Guardi le rispondo raccontandole un fatto che mi è successo l'altro giorno.
Ero al parco a fare un po' di attività fisica e quando mi fermo per fare un po' di esercizi noto un ragazzo (per altro non particolarmente bello, uno normale) più o meno della mia età dialogare con una ragazza carina sulla ventina. I due si scambiano i numeri di telefono e lui le promette di chiamarla la sera stessa. Poi lui torna dai suoi amici che erano lì vicino i quali iniziano i soliti sbeffeggi di rito "ah hai acchiappato!" "complimenti!" ecc. e lui in tutta onestà confessa loro che oltre a questa c'è anche un altra ventenne con la quale si sta sentendo.
Ora io non so quanto di vero ci sia in ciò che raccontava o in ciò che ho visto, fatto sta che un tempo io un tipo del genere non mi avrebbe fatto ne caldo ne freddo, anzi lo avrei giudicato male del tipo "tu guarda che donnaiolo", "ma chi se ne frega di quello che fa, io preferisco le brave ragazze e non puttanelle da discoteca"ecc.
Oggi invece lo invidio, e tanto. Già lo invidio per avere il numero di telefono di quella ragazza, figuriamoci se tutto ciò che raccontava fosse vero (mi sembrava molto sincero, e gli amici poco dubbiosi anzi sicuri delle sue parole, magari erano un gruppetto molto "attivo").
Non so come esprimerlo, semplicemente oggi non credo più in certi valori di purezza, sento di essermi perso gli anni migliori quelli fatti di rapporti occasionali e spensierati. L'età che avanza ed io mi sento fuori dal giro.
Se vuol sapere cosa mi ha impedito di conoscere donne in passato le rispondo dicendo che sarà stata l'educazione troppo puritana ricevuta dalla mia famiglia.

[#3]  
Dr. Nunzia Spiezio

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" L'età che avanza ed io mi sento fuori dal giro.
Se vuol sapere cosa mi ha impedito di conoscere donne in passato le rispondo dicendo che sarà stata l'educazione troppo puritana ricevuta dalla mia famiglia"
Caro ragazzo,
un' educazione per quanto puritana credo che comunque contempli la conoscenza di una donna con la quale poi, magari, istaurare un raporto d'amore giusto?
Che intende quando parla di educazione troppo puritana? i suoi non le permettevano di uscire con il gruppo dei pari? non poteva fare tardi la sera? non poteva avere svaghi come palestra, cinema e altro? o parla solo di un condizionamento mentale agìto durante la sua crescita?
Appunto, sarei curiosa di leggere come racconterebbe la sua crescita..
Dr.ssa Nunzia Spiezio
Psicologa
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[#4]  
Dr. Alessia Savi

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Caro ragazzo
lei scrive "Se vuol sapere cosa mi ha impedito di conoscere donne in passato le rispondo dicendo che sarà stata l'educazione troppo puritana ricevuta dalla mia famiglia." In passato..e oggi? Oggi che cosa le impedisce di conoscere donne?
Lei parla di invidia .. l'invidia è un sentimento negativo che si prova nei confronti di persone che hanno qualcosa che noi non possediamo. Per evitare di continuare ad essere spettatore passivo della vita questo sentimento può essere preso e usato in maniera costruttiva, cercando di osservare ciò che l'altro fa per ottenere ciò che si vorrebbe di ciò che l’altro ha.. non è mai troppo tardi per tornare a sentirsi "dentro al giro"... E dunque che cosa potrebbe fare per rimettersi in gioco, per recuperare quello che dice di aver perso?
Forse più che mettere in discussione tutto il suo credo.. dovrebbe cominciare a mettere in discussione il suo modo di attivarsi (o non attivarsi) per raggiungerlo!
Spero di averle dato degli spunti per riflettere.
Dr. ALESSIA SAVI

[#5] dopo  
Utente 274XXX

Grazie per le risposte.
Sì, io mi riferisco proprio ad un condizionamento mentale ricevuto nell'infanzia e nell'adolescenza e che mi sono portato dietro per anni, facendolo mio. Oggi sento che era tutto sbagliato, e spesso arrivo a pensare di salvare poco o nulla del mio esser stato un "ragazzo serio" che pensava a studiare ed a divertirsi con poco. E' come se ho cambiato radicalmente le mie convinzioni in tema amore, famiglia e se vogliamo proprio etica sociale. Penso che io come molti altri del resto molte cose ce le facciamo mancare per pregiudizi negativi verso le stesse, pregiudizi che oggi io non ho più perché ho capito che erano infondati ed oggi vorrei solo godermi la vita come se la godono tutti quelli che se ne fregano del giudizio altrui.
Però contrariamente a ciò che mi dite io vedo l'età un fattore importante della vita per permettersi certe cose. Più si è grandi e più è difficile fare nuovi amici che non siano semplici amicizie professionali o familiari. Tanto per dirne una le "avventure estive" o cose simili sono roba da ventenni, difficilmente dopo i 30 si vivono certe esperienze.
E poi, ho un po' di vergogna a dirlo, ma le giovani sono le giovani e non trovo giusto, per quanto sia normale, che chi ha una certa età veda precluse determinate esperienze sessuali con soggetti più giovani. Ovviamente over 18. Non perché temo in giudizio degli altri, ma mi riferisco al fatto che le opportunità, specie con ragazze giovani, con l'età scarseggiano.
Insomma il discorso età ha una sua incidenza e Lorenzo il Magnifico un po' ci aveva preso: Quant’è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c’è certezza.

[#6]  
Dr. Nunzia Spiezio

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Ha ragione caro ragazzo,
si sente molto il condizionamento in cui è cresciuto. Non mi sembra di sentir parlare un ragazzo della sua età ma uno molto più grande. Guardi che tutte le cose che ha elencato le vivono benissimo anche persone molto più grandi di lei. l'età è un fatto anagrafico; ciò che conta è l'età mentale.
A lei, oggi, probabilmente mancano quelle abilità sociali che si acquisiscono con le esperienze tra pari e, quindi, ogni cosa è vista coem un ostacolo difficilissimo da superare. Naturalemente, come lei stesso ha ammesso, il primo di essi è costutuito dal suo modo di concepire la realtà. Se si rivolgesse ad un collega dal vivo potreste insieme lavorare su questa parte di sè stesso che che prorompe e che vorrebbe essere riconosciuta perchè, per tanti anni, è rimasta nascosta sotto una coltre di giudizi, di imperativi, di divieti, forse di ricatti affettivi.
Le faccio tanti davvero tanti auguri.
Dr.ssa Nunzia Spiezio
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[#7]  
Dr. Giuseppe Del Signore

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>>E' come se ho cambiato radicalmente le mie convinzioni in tema amore, famiglia e se vogliamo proprio etica sociale..<<
purtroppo il suo modo di pensare è cambiato assai poco, perché le difese che lei continua a mettere in atto sono sempre le stesse. Aspettare l'amore ideale è semplicemente un meccanismo di protezione per le sue difficoltà a relazionarsi con l'altro sesso, perché l'ideale è una costruzione soggettiva fatta dall'individuo e per questo non trova mai riscontro nel modo reale, che è fatto di condivisione e modi di essere (relazioni).

>>ma chi se ne frega di quello che fa, io preferisco le brave ragazze e non puttanelle da discoteca<<
E' un po' come dire che le donne o sono "sante" o sono "prostitute", in realtà bisognerebbe uscire da questi stereotipi culturale per cercare di comprendere la complessità dell'altro, questo chiaramente lo si può fare solo costruendo una relazione affettiva.

Ora non crede nella monogamia solo perché non ha avuto riscontro con l'amore ideale?
Come vede sono i due lati della stessa medaglia.

Visto che Lorenzo il Magnifico un po' di ragione ce l'aveva, sarebbe utile iniziare a fare qualcosa di concreto per migliorare la sua condizione di disagio, magari consultando un Collega di persona.






Dott. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta
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[#8] dopo  
Utente 274XXX

Dr. Del Signore forse ha letto male il mio messaggio. Io non credo affatto nella donna ideale, e non credo affatto che le donne si dividano in "prostitute" e "sante", questo semmai era il me stesso di prima che credeva in queste cose.
Il mio non credere nella monogamia non è legato al fatto che io vorrei che la realtà fosse tutta monogama, con persone che trovano la donna ideale al primo appuntamento e poiché non è così io ne sto soffrendo. Io non soffro affatto perché la realtà non è così, perché non do la colpa alla realtà. Io incolpo me stesso, perché io oggi ho scoperto di non voler essere monogamo e di non credere più in certi valori.
E' vero però che questi falsi "valori" che mi penalizzavano socialmente mi davano comunque forza di andare avanti e di accettarmi. Oggi invece io non mi accetto, perché come sono sento di non poter più godere di ciò che ORA ho capito di volere.
E' stato un passaggio difficile e non istantaneo, ammetto di aver fatto qualche consulto psicologico in tempi più o meno recenti, e di aver sofferto di forte crisi di identità, perché certe "convinzioni" non le si rigettano dall'oggi al domani ma le si rigettano con sofferenza scontrandosi con la realtà.
Tutto quello che vorrei ora è tempo, è opportunità, è pace. Non voglio uscire e vedere giovani divertirsi senza poterlo fare pure io. Ma sento come se io debba solo accontentarmi di ciò che posso avere per l'età che ho e che raggiungerò e per quello che sono fisicamente ed economicamente.
Apprezzo i consigli a rivolgermi ad un vostro collega, me debbo essere onesto, non so in cosa e come un vostro collega possa aiutarmi. Io sono alla ricerca di fatti, esperienze, conoscenze.

[#9]  
Dr. Giuseppe Del Signore

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>>me debbo essere onesto, non so in cosa e come un vostro collega possa aiutarmi<<
allora come pensa di risolvere le sue problematiche?
La motivazione è molto importante per cambiare e probabilmente è per questo che non ha continuato un percorso.

Le sue convinzioni sono radicate e non si tratta di discutere sulla monogamia, ma di lavorare sulle sue insicurezze e sulla sua bassa autostima.







Dott. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta
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[#10] dopo  
Utente 274XXX

Vede non ci sono solo convinzioni, da un po' di anni infatti ho iniziato a perdere i capelli, questo per me è stato devastante perché acuisce maggiormente maggiormente il mio senso di passaggio da "giovane" a "non più giovane". Checché se ne dita i capelli sono importanti, anche troppo.
Da giovane pensi che la vita prima o poi ti si accenda, che prima o poi le opportunità arrivino per tutti, ma non fai conto che con gli anni si invecchia, che arrivano nuovi problemi e responsabilità.
In che modo uno psicologo potrebbe aiutarmi in questa mia situazione? Cioè la mia non è l'insicurezza ingiustificata del ragazzino che si sente inferiore e non si accetta per quello che è. Io purtroppo sto vivendo una situazione concreta.

[#11]  
Dr. Alessia Savi

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Caro ragazzo
lei come vorrebbe essere aiutato?
Dr. ALESSIA SAVI

[#12] dopo  
Utente 274XXX

Vorrei qualcuno che mi aiutasse ad ottenere & recuperare ciò che vorrei dalla vita, e non qualcuno che mi aiutasse ad accettarmi per ciò sono e basta.

[#13]  
Dr. Alessia Savi

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L'accettazione è parte importante di ogni cambiamento.. le rinnovo il consiglio già dato dalla collega, prenda in considerazione l'idea di intraprendere un percorso psicoterapico.. per accettare ciò che è oggi e per raggiungere ciò che vorrebbe ottenere. Le auguro un buon lavoro!
Dr. ALESSIA SAVI

[#14]  
Dr. Giuseppe Del Signore

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>>Cioè la mia non è l'insicurezza ingiustificata..<<
l'insicurezza non è mai ingiustificata, c'è sempre una causa psicologica (come nel suo caso) anche per l'adolescente e il giovane adulto. Quelle che lei definisce "situazioni concrete" sono lo specchio delle sue insicurezze più profonde che fatica a riconoscersi.

>>mi aiutasse ad ottenere & recuperare ciò che vorrei dalla vita, e non qualcuno che mi aiutasse ad accettarmi per ciò sono e basta.<<
il punto è che per riuscire ad "ottenere e recuperare ciò che lei vuole dalla vita", dovrebbe prima iniziare ad accettare se stesso e recuperare un po' di stima di se. Sono due punti legati tra loro.

Accettare se stessi non significa rassegnarsi all'evidenza, ma avere una maggiore consapevolezza delle proprie possibilità e cercare di sfruttare al meglio le proprie qualità.







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[#15] dopo  
Utente 274XXX

E quali potrebbero essere queste mie insicurezze più profonde che fatico a riconoscere? Ritenete che sotto a problemi evidenti come quelli estetici o di senso dell'età, debba per forza essercene di altri nascosti?
E riguardo al discorso dell'accettazione, accettarsi nel mio caso significherebbe accettare il mio passato, del tipo "tanto ormai è successo tiriamo avanti in modo diverso"? Oppure significa anche accettare dei limiti presenti che io dovrei effettivamente avere?
Scusate per le troppe domande.

[#16]  
Dr. Giuseppe Del Signore

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>>E quali potrebbero essere queste mie insicurezze più profonde che fatico a riconoscere?<<
non possiamo sapere da qui da dove derivano le sue insicurezze, questo è un lavoro che dovrebbe essere fatto all'interno di un percorso specifico.
Lei non crede di avere difficoltà nel rapportarsi con l'altro sesso, indipendentemente dai problemi che lei definisce "evidenti"?

>>Ritenete che sotto a problemi evidenti come quelli estetici o di senso dell'età, debba per forza essercene di altri nascosti?<<
quelli che lei definisce "problemi evidenti come quelli estetici o di senso dell'età", non ci sono sempre stati eppure le sue difficoltà sussistevano anche prima.

Accattare il passato significa smettere di pensare a qualcosa che si è perso, per iniziare a fare qualcosa di diverso nel qui ed ora.






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[#17] dopo  
Utente 274XXX

Appunto le mie difficoltà che sussistevano anche prima dei miei "problemi evidenti" ritengo sono appunto dovute al condizionamento mentale che avevo prima e che, come detto dalla dottoressa Spiezio, mi ha impedito di sviluppare delle abilità sociali necessarie a conoscere e mi ha fatto vivere in un eterna attesa di "donna ideale" invece che in una ricerca attiva di affetto. Mi creda, ero praticamente un bigotto moralista e sognatore!
Ritiene che un consulto psicologico possa aiutarmi a recuperare certe abilità sociali? Ma più che questa domanda (la cui risposta suppongo sia affermativa) quello che vorrei capire io, è possibile per un uomo che si avvicina ai 30 anni sentirsi ricompensare di tutte le rinunce fatte in passato e vivere determinate esperienze più da giovani che da adulti? Magari anche conoscere e frequentare ragazze sulla ventina? O questi rappresentano limiti che bisogna per forza accettare?

[#18]  
Dr. Nunzia Spiezio

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Caro ragazzo,
le reitero la mia #6 replica.
"Magari anche conoscere e frequentare ragazze sulla ventina? "
perchè no?
ma al di là dell'età delle sue referenti è per lei importante acquisire sempre maggiori mezzi per confrontarsi senza che ciò la metta a disagio o la faccia soffrire; lo può fare tramite una terapia.
Può provare al consultorio della sua zona.
Tanti auguri e ci faccia sapere quando inizia i colloqui.
Dr.ssa Nunzia Spiezio
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[#19]  
Dr. Giuseppe Del Signore

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>>Ritiene che un consulto psicologico possa aiutarmi a recuperare certe abilità sociali?<<
magari un consulto no, ma un percorso di sufficiente durata potrebbe esserle molto utile.

>>Magari anche conoscere e frequentare ragazze sulla ventina?<<
può farlo anche a quarant'anni. Questo non dipende dalla sua età, ma dalle sue insicurezze e da ciò che può permettersi o concedersi, perché è lei che si impone dei limiti.







Dott. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta
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