Quando ti sembra di aver esaurito il tuo ruolo di madre

Gentili dottori,
Da un anno circa sto vivendo una condizione di profonda inquietudine e insoddisfazione nei confronti della mia vita.
Ho avuto la fortuna di poter avere un lavoro che mi consentisse di trascorrere molto tempo con il mio unico figlio, al quale ho dedicato tanti anni con soddisfazione e felicità.
Negli ultimi anni, mio figlio oggi maggiorenne, si è normalmente distaccato da noi genitori, con un'autonomia soprattutto di tipo emotivo.
Per interessi personali si è avvicinato maggiormente al padre, mentre con me ha un rapporto ambivalente. Durante la sua crescita ho avuto l'opportunità di dedicarmi al volontariato, di coltivare molte amicizie e interessi. quindi posso dire con certezza che la mia vita non è stata mai solo casa e lavoro.
3 anni fa ho iniziato una relazione extraconiugale con un uomo impegnato con due figli adolescenti. Di comune accordo abbiamo deciso di non dividere le nostre famiglie, vivendo questa storia molto intensa e importante nell'ombra.
Mentre lui è rassegnato a vivere questa duplicità, io sono molto in conflitto perché vorrei vivere la vita di due persone cinquantenni, che hanno assolto ai loro compiti di genitori e vorrebbero ora dedicarsi a scoprire altro.
Mio figlio ha meno di due anni in più rispetto al figlio più grande e 5 rispetto all'altro, forse per questo lui sente che la sua presenza è ancora così indispensabile in casa.
Ora vi chiedo, può darsi che tutta questa mia inquietudine, questo desiderio di rivoluzionare la mia vita, sia dovuto alla necessità di riempire un vuoto causato dal fatto che percepisco mio figlio come autonomo? Che mi rendo conto del fatto che lui è ormai un uomo?
O, al contrario, posso permettermi ora di pensare ad altro, proprio perché sento che mio figlio non ha più bisogno della mia costante presenza?
O addirittura tutta questa mia inquietudine è dovuta ai cambiamenti che intervengono nella donna in questa particolare fase della vita, e quindi sono solo da considerare una fase passeggera? (premenopausa ecc...).

Sarò lieta di leggere le vostre risposte, grazie.
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Attivo dal 2018 al 2024
Psicologo
Gentile Utente,
il titolo che lei ha scelto per la sua richiesta è già di per sè emblematico.

Ha svolto, con soddisfazione, il suo ruolo di chioccia nei confronti di suo figlio che oramai è cresciuto, e proprio adesso sente di essere vicina ad un cambiamento che, azzardo, forse la spaventa.

Sembra che lei, da diverso tempo, abbia "diviso" il ruolo di madre dal ruolo di donna. La madre è quella che accompagna il proprio figlio verso la crescita, la donna è quella sente dei bisogni che non trovano accoglienza nella sua relazione coniugale.

Si pone molte domande sul suo stato di tormento interiore attuale, chissà che questo non sia legato anche ad un senso di solitudine.

Adesso che il suo "compito materno" è stato svolto, di cosa ha bisogno?
E cosa le impedisce di ascoltare queste sue esigenze?
[#2]
dopo
Utente
Utente
Gentile Dottor Arrigo, la sua risposta è piena di attenzione e gentilezza e gliene sono molto grata.
Mi sento di condividere la sua riflessione riguardo al mio atteggiamento che nel tempo, mi ha portato a investire le mie energie e i miei sentimenti nel mio ruolo materno, proprio per colmare il vuoto di un rapporto di coppia che non mi soddisfaceva.
Con mio marito il rapporto è sempre più distaccato e mio figlio è per sua natura molto autonomo e attualmente anche in conflitto con me, che rappresento la parte normativa e "autoritaria", mentre mio marito lo ha sempre più viziato.
Il senso di solitudine che provo è davvero immenso, vivo con due adulti ai quali mi sento di fare da governante, per i quali prevedo bisogni e sogni. Ma dai quali non ricevo nulla.

Cosa mi impedisce di cambiare la situazione? Innanzitutto la paura di perdere mio figlio, che potrebbe vivere un mio eventuale allontanamento come un rifiuto e in secondo luogo, la situazione economica, che cambierebbe di molto se decidessi di andare a vivere da sola.

Non vedo grandi vie di uscita...
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Attivo dal 2018 al 2024
Psicologo
Dunque, almeno in parte, si è "costruita" il ruolo materno come una forma di compensazione di mancanze che lei avverte come donna.

Prendersi cura di suo figlio è stato, tra le altre cose, un pò come colmare un senso di vuoto, di frustrazione e di insoddisfazione.

Posso immaginare che la solitudine ed una profonda tristezza siano suoi compagni di vita da diverso tempo ormai.

E' quasi come se si sentisse incastrata nel ruolo di chi deve in qualche modo garantire l'ordine in casa. Ci sono sentimenti ai quali, immagino, non riesce a dare sfogo perchè non c'è nessuno pronto ad accoglierli.
Avverto infatti della rabbia verso un marito che, da ciò che scrive, è ben lungi dall'essere ciò di cui avrebbe avuto bisogno accanto.

C'è tuttavia una parte di sè che la spinge verso il soddisfacimento dei suoi bisogni, ma al tempo stesso forse è la stessa che la sta facendo sentire dentro quel mix di sentimenti che la fanno soffrire.

Al momento però non avverte vie d'uscita perchè ha la sensazione di trovarsi imprigionata.

Qualora non riuscisse a uscire dallo stato di sofferenza nel quale si sente, le consiglierei di valutare la possibilità di affrontare i suoi vissuti in terapia in quanto ritengo che le possa giovare a trovare un nuovo equilibrio nella sua vita.
[#4]
dopo
Utente
Utente
Grazie ancora dei suoi consigli, che prenderò in seria considerazione.