Utente
Buongiorno.
Mi rivolgo qui per poter vedere le cose da un’altra prospettiva.
Sono una ragazza universitaria da 2 anni fuori corso e lo reputo un fallimento personale.
Ammetto che il mio percorso universitario mi è stato imposto dalla mia famiglia, e riconosco di aver accettato passivamente perché da sempre mi è stato obbligato ad obbedire.
A 5 anni dalla scelta, sono più che convinta di aver sbagliato percorso universitario.
Non mi gratifica-se non per alcune materie-anzi, più volte mi sono sentita in difetto rispetto i colleghi e amici che con aria sognante costruivano il loro futuro.
Io invece sto vivendo questa esperienza come qualcosa che voglio finire il prima possibile per voltare pagina, un piccolo incubo che dura da anni.
Le cose belle comunque non sono mancate: mi sento comunque orgogliosa di aver raggiunto dei risultati in un ambiente così lontano da me.
Sono riuscita a superare esami che fino a 5 anni fa mai avrei creduto di poter superare e di questo me ne compiaccio.
Ho conosciuto tante persone e imparato cose importanti che mi hanno arricchita come persona, non solo culturalmente.
Il problema è che ora, a pochi passi dal traguardo, mi sento bloccata, esausta.
Mi mancano 3 esami e non riesco più a studiare.
Mi dico che la causa può essere riconducibile alla situazione particolare di questi ultimi mesi di pandemia, ma la realtà è che continuo a colpevolizzare solo me stessa e sentirmi stupida dato che ormai sono alla fine e non è il momento di rallentare.
Ma mi sento stanca, demotivata (anche se non vedo l’ora di iniziare un nuovo capitolo della mia vita), e ora che sono in sessione, non riesco a fare neanche un esame.
Sento di aver bisogno di una pausa ma tutti, veramente tutti, mi chiedono di continuo quando mi laureo, quanti esami mi mancano, ecc...e non ne posso più.
A volte vorrei non mi conoscesse nessuno e fare con i miei tempi il mio percorso, senza ulteriori pressioni.
Pure io voglio finire, ho già scritto metà della tesi e pianifico la laurea per novembre se riesco a dare questi ultimi tre esami a settembre...cosa che spero.
Mi chiedo se prendere una pausa da tutto per una settimana possa aiutarmi a concentrarmi per preparare Meglio gli ultimi esami e terminare la tesi, anche se so che difficilmente riuscirei a non pensare ai miei doveri.
Mia madre è molto delusa dal fatto che in questa sessione non ho dato esami e io invece vorrei solo che capisse la mia stanchezza.
Pure lei è stanca di vedermi così bloccata in un percorso che non mi gratifica e so che tifa per me, e cerca di spronarmi solo per vedermi più felice.
Ma credo di aver bisogno di una pausa.
Perché a volte negli ultimi mesi mi sembra di soffocare.
Non vedo l’ora di fare le mie scelte e seguire un mio percorso e invece sono bloccata in questo incubo.


Scusate, ho scritto tanto.
Spero possiate darmi qualche buon consiglio per ritrovare la giusta energia.
Buona giornata.

[#1]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Cara utente,
in tutti i momenti capita di dover supportare studenti stressati, ma questo periodo di pandemia ha toccato il vertice.
Le ragioni sono tante: per esempio si sperava, stando chiusi in casa, di poter raggiungere chissà quali traguardi, ed è accaduto il perfetto contrario: una vita senza alternative divertenti, con davanti solo il libro e il computer, ha acuito lo stress.
Per lei a tutto il resto si aggiungono:
1) la sua tendenza a darsi addosso: "la realtà è che continuo a colpevolizzare solo me stessa e sentirmi stupida";
2) il suo carattere e la sua educazione che le impediscono di rispondere per le rime a chi continua a chiederle quanti esami le mancano e quando si laurea: sono domande indiscrete, quasi sempre fatte da persone che guarda caso non sono laureate, e che in realtà coprono un'inconscia invidia e la volontà di provocare;
3) la facoltà che sta per concludere non le piace e non l'ha scelta.
Quest'ultimo punto è quello di cui mi preoccuperei di più.
Gli anni sono passati, lei ha dimostrato di farcela e intanto ha visto confermarsi la sua estraneità a questi studi.
In altre parole, la donna che a novembre dovrebbe laurearsi è diversa dalla ragazza recalcitrante ma rassegnata che si è piegata alla volontà altrui.
La psiche umana funziona in modo strano: non vorrei che lei stesse inconsciamente silurando la volontà dominatrice di chi le ha fatto ingiustizia. Forse anche non desidera accedere al futuro aperto da un corso di studi che non le piace.
Ad altri studenti ho suggerito strategie di studio, l'alternanza studio/svago, perfino diete. A lei mi sento di suggerire, se si accorgerà che non riprende a studiare dopo almeno 15 giorni di vacanza senza nessun pensiero di libri, di cercare il supporto di uno psicologo con competenze in terapia strategica.
Se qualcuno le parla di università, o peggio le dice la stupida frase: "Non è meglio se punti prima di tutto a laurearti, così dopo non ci pensi più?" risponda con un bel sorriso che uno specialista di tecniche di studio - io - le ha suggerito di non permettere a nessuno di interporsi tra lei e la sua pianificazione, perché altrimenti disperde le sue energie nel contrastare desideri, curiosità, consigli esterni e inopportuni.
Ci rifletta, e ci tenga al corrente. Per curiosità: che facoltà ha intrapreso, e cosa avrebbe preferito fare?
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#2] dopo  
Utente
Gentile Dottoressa, la ringrazio per la sua risposta e devo dire che è rincuorante leggere queste parole. Passare giornate intere sotto lo sguardo di disapprovazione/pena di parenti e amici che ti fanno sentire sbagliata non è una passeggiata. Però almeno vedo la luce in fondo al tunnel, anzi, comincio a vedere proprio la stazione d'arrivo e non potrei esserne più felice. Per rispondere alla sua domanda, sto studiando lingue. Ammetto che con il tempo, la fatica, e la tenacia, sono riuscita ad apprezzare il fatto di aver imparato due lingue da zero, non essendo-a mio avviso-minimamente portata all'apprendimento di queste. Pertanto nel mio piccolo sono conscia della fatica che ho fatto in questi anni per sconfiggere il Gigante e quindi ne vado in segreto fiera. In segreto perchè purtroppo so che chi non ha vissuto un'esperienza così non capirebbe e sminuirebbe tutto il mio lavoro fatto con un "ah beh, lingue? non è mica Giurisprudenza". Per carità, sono d'accordo che sono due settori disciplinari completamente diversi, però ho sempre pensato-magari sbagliando- che se si è motivati a fare qualcosa, forse la si fa con uno spirito migliore vivendo l'esperienza diversamente. Non sono tendenzialmente il tipo di persona che vede sempre tutto nero quindi nonostante la mia scelta formativa sbagliata non rinnego le belle persone che ho incontrato, professori compresi, e tutto quello che ho imparato rispettando i miei tempi. Ho imparato molto e sono certa che farò tesoro di tutto per le mie esperienze future. Per fortuna ho sentito dire che con una laurea in lingue sono tante le porte che potrebbero aprirsi, e per questo sono speranzosa e pronta per qualsiasi cosa mi aspetti. Un po mi spaventa l'idea di accontentarmi di un lavoro che non mi piace e ricadere nei vecchi meccanismi, ma sono abbastanza determinata nel cercare qualcosa che mi stimoli e mi piaccia veramente questa volta. In questo devo dire che sono decisa e un pochino credo di meritarmelo. Ho bisogno del mio riscatto perchè so che valgo tanto, e semplicemente non ho ancora avuto occasioni per dimostrarlo- anche se riuscire a terminare un percorso universitario che si detesta, credo sia già una bella prova di coraggio. Per completezza, e poi concludo perchè altrimenti scrivo un romanzo, già al liceo ero stata forzata ad intraprendere un percorso scolastico diverso da quello che desideravo ossia il liceo Artistico, ma la mia famiglia convenne che non preparasse sufficientemente per un futuro percorso universitario, e quindi optarono per lo scientifico. A differenza dell'ambiente universitario andò decisamente meglio in quanto sono riuscita a fare 5 anni senza difficoltà e con una media elevata. Terminato il liceo ammetto che avevo le idee confuse, ma avrei voluto provare ad inseguire ugualmente la mia vena creativa con Architettura o Design. La prima mi fu caldamente sconsigliata perchè secondo i miei genitori "troppo difficile per le mie capacità", la seconda invece non venne presa nemmeno in considerazione perchè non offriva, secondo mio padre soprattutto, chissà quale sbocco professionale. Ed ecco perchè si è giunti poi a Lingue, ritenuta una buona facoltà che mi avrebbe potuto aprire più porte. Probabilmente avevano visto in me chissà quale talento che poi si è rivelato inesistente. Pure loro hanno sottovalutato questa facoltà-come fanno tutti, del resto. Ci sono rimasti male pure loro vero? Hanno vissuto le mie sofferenze e rimpiangono ad oggi il non avermi fatta decidere, ed eventualmente sbagliare, da sola. Sto imparando a non colpevolizzarli più perchè sono certa che hanno agito sempre e solo per il mio bene, ed è pure vero che probabilmente avrei dovuto impormi di più. Ma purtroppo l'educazione rigida che ho ricevuto mi impediva all'epoca di ribellarmi.
Concludo ringraziandola nuovamente per la sua risposta e le assicuro che seguirò i suoi consigli. Mi scuso se ho scritto eccessivamente. Le auguro una buona serata.

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Dr.ssa Anna Potenza

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Cara utente,
ho letto molto volentieri le sue parole e le auguro soprattutto di aver conquistato, ad opera di tutti questi divieti, diktat, indebiti indirizzamenti, soprattutto una cosa: il suo buon diritto, da ora in poi, di sbagliare da sola.
In bocca al lupo per esami e laurea; ci faccia sapere.
Le raccomando quindici giorni di vacanza senza libri!
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it