Utente
Gentili dottori,
Vi scrivo perché ormai in maniera cronica soffro il riacutizzarsi di un disturbo che non mi fa vivere bene.
Sono un giovane neolaureato, in apparenza brillante è pienamente soddisfatto.
Nei fatti mi trovo a vivere a causa anche di alcune mie scelte in grande difficoltà. Da
Un qualcosa che mi porto avanti sin da bambino e la mia difficolta a socializzare, che mi porta da quando avevo 18 anni e ho scelto di impegnarmi a colmare un gap tremendo con i miei coetanei a cimentarmi in mille attività anche di carattere pubblico ma che di fatto non hanno mai condotto all instaurazione di veri rapporti di amicizia.
O meglio, le mie amicizie non sono quelle che vorrei.
Soffro di una sorta di disturbo ossessivo compulsivo per il quale voglio a tutti costi entrare in nuove comitive anche in luoghi diversi rispetto a quelli in cui vivo, sfruttando magari L’ aggancio di poter far parte di una determinata realtà associativa o amicizie in comune.
Provo a tutti i costi ad adeguarmi al contesto ma senza successo: il problema è che essendo me stesso come in genere mi si consiglia le probabilità di successo di un inserimento sociale inevitabilmente si abbassano ancor più.
Il mio fare estremamente accomodante e rispettoso viene scambiato per un modo ipocrita di approcciarmi agli altri se non addirittura altro - visto il fatto che non sono pubblicamente fidanzato, con la conseguenza che vengo sempre escluso da ogni tipo di attività sociale.
Uscire il sabato sera per me è stato da sempre quasi come superare un esame all’università.
Uno aforzo immane legato al mio non essere come gli altri, alle mie ansie e alle mie paure che mi opprimono nonostante in modo formale appaia una persona socievole ed alla mano, tutto si limita ad una conoscenza ed una stima superficiale.
Questo mi fa stare molto male.
Sono costretto infatti da sempre a modulare la mia vita in base alle esigenze degli altri, ad inseguirli per ottenere qualcosa, oppure ad essere ricercato solo per mera opportunità, oppure ad accontentarmi di amicizie che non voglio perché reputo diverse da quello che è il mio modello di comitiva.
Anche sentimentalmente non mi sento appagato, sono passato dal non avere relazioni per tre anni ad essere fidanzato con una donna che cerca a tutti i costi il matrimonio senza che ci fossimo prima conosciuti per bene.
Mi sento profondamente inadeguato, inascoltato dagli altri che spesso vanno avanti nel mio contesto a suon di preferenze e raccomandazioni mentre io mi sono dovuto costruire una vita molto precaria economicamente ma esclusivamente a mie spese.
Per non parlare poi dei miei infiniti problemi a livello sessuale... Tutto ciò mi fa stare molto male: non è così che si dovrebbe vivere la giovinezza.
Come posso fare per uscire da questo loop che mi fa stare male?

[#1]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
lei segnala il suo disagio globale, ma pur usando molte parole, non centra alcun problema in maniera specifica.
Ne manifesta di genericamente relazionali, e oscilla tra il lamento pessimistico che "essendo me stesso come in genere mi si consiglia le probabilità di successo di un inserimento sociale inevitabilmente si abbassano" e il suo contrario, per cui si sente "costretto [...] da sempre a modulare la mia vita in base alle esigenze degli altri, ad inseguirli per ottenere qualcosa".
Cerca ossessivamente nuovi inserimenti in gruppi, ma ripete sempre gli stessi errori: non si sente riconosciuto come persona e non sembra provare, lei per primo, solidarietà ed empatia.
Conclude con non definiti disagi in un ambito non certo secondario: "Per non parlare poi dei miei infiniti problemi a livello sessuale..."
Il suo principale problema, a quel che pare, consiste nel suo non parlare in maniera diretta, temo nemmeno a sé stesso. Dovrebbe cominciare a descrivere i fatti che la colpiscono, che la feriscono.
Non ci dice se ha mai iniziato un percorso di psicoterapia, che le consiglierei vivamente, perché sarebbe quella la sede in cui cominciare a dipanare la difficoltosa matassa.
Ci rifletta. Le faccio molti auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#2] dopo  
Utente
Dottoressa, grazie della risposta tempestiva.
Quanto a solidarietà ed empatia sono doti che mi vengono universalmente riconosciute: non sono mai stato criticato dagli altri per un mio egoismo, anzi. Il mio dubbio è dato proprio dal fatto che, nonostante ciò, non riesca a stringere delle amicizie durature: sarà il fatto di essere molto impegnato nel pubblico e di variare, chissà. Non so davvero cosa possa spingere la gente ad evitarmi o, meglio, ad utilizzarmi esclusivamente per propri scopi, ad instaurare rapporti di pura convenienza. Comunque questa è solo la punta dell’iceberg come lei sostiene di una matassa ben più aggrovigliata di quello che apparentemente possa sembrare.. Eppure a volte il non riuscire a legare in determinati contesti che mi prefisso mi fa stare davvero male, eccessivamente per parlare di ambito fisiologico.

[#3]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
a me sembra che il bandolo della matassa che entrambi citiamo vada trovato, per dipanare il filo e sciogliere i vari nodi, e questo lo possono fare lo psicologo o la psicologa che lei vorrà scegliere per un colloquio diretto.
Il suo discorso, da qui, risulta oscuro, troppo enigmatico per poterle dare un parere.
Solo in un colloquio diretto potrà trovare l'aiuto per chiarire la sua paura di uscire il sabato, o il significato della frase sul suo "essere molto impegnato nel pubblico", per citare solo due delle sue affermazioni poco comprensibili.
Si faccia prescrivere dal medico di famiglia una serie di colloqui con lo psicologo della ASL e cominci ad affrontare il problema.
Auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it