Anaffettiva e evitante

Buongiorno, una relazione con una donna separata >40 anni, un bambino.
E' durata tre anni, con fasi di sua fuga.

In principio, la reciproca conoscenza, di ricerca di fiducia, essendo lei di carattere gentile, gioviale in apparenza, ma molto introversa, chiusa nelle relazioni interpersonali.

Il vissuto di lei: padre assente in infanzia, che richiede però il suo sostegno; da una situazione parallela di tossdpndza che porta a richieste di soldi e di attenzione, disagi enormi, crisi di lei.
Abituata a fare da sola, non chiede aiuto, le sue relazioni precedenti caratterizzate da la precarietà della relazione (relazioni a distanza, con soggetti che non potevano portare a relazioni stabili o vita in comune, sua fuga finale).

è iniziata la fase di frequentazione in cui c'è stato innamoramento reciproco, notevole sintonia sessuale, ricerca dell'altro.

Al ritorno di brevi vacanze, lei incomincia ad allontanarsi.
La motivazione era la sua confusione, perenne, avere poco tempo per la relazione.
I problemi che erano per lei bloccanti al proseguimento della relazione: il mio tempo che era vincolato, il giudizio ipotetico e l'opinione degli altri, poi l'accettazione della mia figura da parte del figlio, i suoi problemi, poi un senso di inferiorità nei miei confronti.
Superati tutti in gran parte.

Gli allontanamenti periodici non erano mai motivati prima.
Si allontanava.

La frequentazione nella sua famiglia di origine ha portato a rapido disagio da parte di lei, nervosismo, rabbia.

I motivi ultimi delle sue fughe, sono stati il suo senso di costrizione nella relazione, non volere vincoli di alcun genere, frasi fatte tipo non avere bisogno di nessuno, mi manca il fiato, di essere autonoma, di vedersi in futuro da sola col figlio, il mio carattere difficile.

Mai una carezza, rari sorrisi, nessun progetto per il futuro da parte sua.
Così.

Però, diceva di tenere comunque a me, molto.

Ne sono convinto.
Poi ci si ricercava.

Dopo un breve periodo di convivenza in tre, richiesto da lei per i suoi problemi, particolarmente tranquillo, detto da lei, fatto di condivisione familiare, non appena il suo bisogno è terminato, tornata a casa sua si è di nuovo allontanata, dicendo che non aveva funzionato, che quindi non avrebbe funzionato per il futuro, il suo carattere difficile.
Fine dei giochi.

Trascorre le giornate in funzione del lavoro, del figlio partime, di bisogni di altri familiari.
La sera, stordita davanti alla tv, se sola.
Un'amicizia, rara frequentazione, direi tollerata, rara vita sociale scolastica.

Io sono un dipendente affettivo, consapevole, oppure semplicemente una persona innamorata.
Sempre disponibile, ho accettato qualsiasi condizione mi è stata posta, tempi, modi.
Mai giudicante o aggressivo con lei, al contrario di lei.

L'ultimo periodo è stato sottolineato anche da mancanza di sessualità: lei non voleva averne, perché diceva che ne sentiva l'attrazione ed evitava, per poi dire che alla sua età scemava il bisogno, non serviva.

Non vuole fare terapia.
[#1]
Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 2k 115
Gentile utente,
tanta proiezione verso l'esterno, il lungo racconto del vissuto e del sentito (!) della ex, rimandano inequivocabilmente alla domanda: ma l'altro -lei, utente- chi era? Che aveva fatto nella vita, cosa metteva nella storia, da parte sua? Esiste, e ha troppa paura di manifestarsi, oppure ha solo paura dell'introspezione?
E per concludere, capovolgendo il suo finale: lei stesso vuol fare terapia? E' capace di chiedere aiuto?
Ha mai pensato che la sua assenza qui, nella sua email, può essere stata un'assenza anche con la donna che ha tentato di descriverci?
In ogni caso, se qualcosa di lei stesso ha compromesso questa relazione, e forse anche altre, è il momento di saperlo, perché solo su sé stessi si può agire.
Se vorrà intraprendere questo modo alternativo di raccontare la vicenda, siamo qui.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#2]
dopo
Utente
Utente
gentile, mi sono descritto alla fine. 3000 caratteri sono pochi...
gli amici mi dicono che sbaglio nell'essere troppo disponibile nelle relazioni, accomodante. Così come mi ritengono troppo "buono", benché non stupido. Il mio limite è stato innamorarmi, ma sono stato contraccambiato, credo fosse un buon motivo per continuare. Io non scappo, non ho paura delle responsabilità, ci sono stato sempre, in passato ed ora. Disponibile a terapia. La mia presenza dava periodicamente "mancanza di respiro": una presenza discreta e collaborativa, non creda, con figlio e parenti, né asfissiante. Su richiesta è non impositiva. Chiedo aiuto, se serve, soprattutto in coppia. Questa volta ho visto un comportamento di serenità, poi fuga, ritorni e di nuovo fuga. Io non ho paura di impegnarmi, se ne vale la pena, penso, come tutti.
Non c'è relazione senza impegno, compromesso, progettualità.

Quali argomenti vorresti approfondire su Medicitalia? Partecipa al sondaggio