Utente 230XXX
Salve,

mia mamma (73 anni compiuti) soffre di polimialgia reumatica.

Tale malattia è stata diagnosticata circa 3 anni fa in presenza di dolori e rigidità al collo, alle spalle, alle anche, particolarmente intensi di notte e nelle prime ore del mattino, associati a febbre e debolezza muscolare diffusa. Gli esami del sangue effettuati a quella data evidenziarono una PCR superiore a 20 ed una VES di circa 70.

La cura prescritta può essere così riassunta: “deltacortene” per 15 mg (due capsule al mattino + una capsula alla sera) con copertura gastrica + 30 gocce di “dibase” una volta alla settimana + 1 capsula di “bonviva” al mese.

La dose di cortisone è stata successivamente ridotta in modo molto graduale fino ad un punto di minimo nella primavera del 2011 consistente in 6,25 mg (1 capsula al mattino + ¼ di capsula alla sera) un giorno e 3,75 mg (1/2 di capsula al mattino e ¼ di capsula alla sera) il giorno successivo. Gli esami del sangue evidenziavano una PCR a 0,9 ed una VES intorno a 10.

Nell’autunno di quest’anno la malattia ha ripreso vigore, dolore e rigidità si sono accentuati, PCR maggiore di 12 e VES maggiore di 20.

Il nostro reumatologo, nel tentativo di non aumentare la dose di cortisone, ha integrato la cura con i seguenti farmaci: “arcoxia” 90 mg per i primi 15 gg e 60 mg per i giorni successivi + “plaquenil” 1 capsula per il primo mese e 2 capsule per i gg successivi. Purtroppo dopo circa 2 mesi, a seguito di eruzione cutanea diffusa su tutto il corpo, la cura è stata sospesa. Si è, quindi, agito sulla dose di cortisone che è oggi pari a 7,5 mg al giorno (1 capsula al mattino + ½ di capsula alla sera). A giudizio di mia mamma con tale dose dolori e rigidità articolare sono su livelli sostenibili.

Vorrei una vostra opinione su quanto esposto (la cura è stata efficace nella gestione della malattia ma non risolutiva) con particolare riguardo alla possibilità di nuove tecniche di cura.

Ringrazio anticipatamente per l’attenzione che mi sarà dedicata.

[#1] dopo  
Dr. Mauro Granata

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Quello che lei riporta è il decorso naturale della maggior parte dei pazienti affetti dalla malattia. Decorso che alterna fasi di remissione con fasi di riacutizzazione, in genere durante i tentativi di ridurre il dosaggio degli steroidi. La gestione della mamma mi sembra ottimale. La malattia può durare anni ma in genere la prognosi è benigna con una completa "restituzio ad integrum". Buone Feste.
Mauro Granata

[#2] dopo  
Utente 230XXX

Grazie per avermi risposto.

Una risposta che ci tranquillizza molto sia per quanto fin qui fatto sia per le prospettive future.

Ricambio con piacere gli auguri di buone feste.