Utente 399XXX
gentili dottori sono una ragazza di 28 anni e vorrei chiedervi un parere,da un po di tempo (una ventina di giorni)soffro di stati d 'ansia e di una fastidiosa tachicardia, è vero che la causa potrebbero essere le caramelle alla liquirizia che in questo periodo mi stanno tanto piacendo e che quindi ne sto un po abbusando? (tipo 3 al giono).sono due mesi che io emio marito stiamo cercando di avere un bambino,questa situazione potrebbe interferire con la riuscita del concepimento? grazie

[#1]  
Dr. Davide Ventre

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la liquirizia in genere alza la pressione. Provi a misurarla e ci faccia sapere che valori ha.
Dott. Davide Ventre
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[#2]  
Dr. Stefano Fortinguerra

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Gentile Utente,
la liquirizia, in particolare la glicirizina, componente principale della liquirizia nera, ha diversi importanti effetti sul nostro organismo.
A causa dei suoi effetti aldosterone-simili può causare:
- ritenzione idrica,
- aumento della pressione,
- perdita di potassio.
È per questo motivo che generalmente si consiglia di non assumere liquirizia a dosi superiori a 3g/die e per più di 6 settimane.

Gli effetti sopra elencati possono essere particolarmente gravi soprattutto nelle persone che abbiano:
- una elevata pressione arteriosa,
- patologie cardiache,
- diabete,
- malattie renali
o che assumano alcuni particolari farmaci come la digitale.

La liquirizia inoltre potrebbe ridurre l’effetto di alcuni farmaci anti-ipertensivi (ACE-inibitori, tiazidici, diuretici dell’ansa e diuretici risparmiatori di potassio).

Le persone che assumono un farmaco particolare come la digossina devono fare particolare attenzione poiché la liquirizia, causando un’ipopotassiemia, può aumentare il rischio di provocare una tossicità da digitale (questa si manifesta con nausea, alterazioni visive e gravi aritmie cardiache).

La liquirizia può aumentare i livelli sierici di corticosteroidi ed aumentare la possibilità di reazioni avverse.

La liquirizia inoltre deve essere assunta con cautela nelle donne in trattamento con contraccettivi orali e non dovrebbe essere assunta durante la gravidanza e l’allattamento: è noto, infatti, come sia in grado di aumentare la produzione di prostaglandine dell'organismo e si sa che farmaci con azione prostaglandina-simile si usino in ostetricia per indurre il travaglio e per accelerarlo se serve.

Rispondo quindi ai suoi due quesiti:
1) I sintomi che lei riferisce possono riconoscere molte cause e tra queste anche l’abuso di liquirizia. Le consiglio pertanto di ridurre il consumo di liquirizia per alcuni giorni, di controllare la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca e di informare il suo medico curante dei disturbi accusati.

2) Se vuole avere un bambino o lo sta già aspettando, le consiglio di non esagerare con la liquirizia: un consumo eccessivo fa aumentare il rischio di partorire prima del tempo. È sconsigliato infatti il consumo eccessivo di liquirizia durante la gravidanza e l’allattamento!!!

Il mio consiglio quindi è di essere prudenti: un po' di liquirizia ogni tanto va bene, ma senza esagerare.

Non mi resta che rimetterla alle cure del suo medico curante che conoscendo la sua specifica situazione clinica potrà darle i consigli più appropriati.

Mi tenga aggiornato e mi saluti la splendida città di LECCE (mia città di origine) e tutto il SALENTO.

Grazie
Stefano Fortinguerra
Stefano Fortinguerra, MD Tox.PhD

[#3]  
Dr. Salvo Catania

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Grazie collega Fortinguerra
per la bellissima lezione alla quale sono anche io interessato perchè ho avuto una paziente liquirizia-dipendente affetta da tumore alla mammella che nei periodi di assunzione di grandi quantità di liquirizia registrava un preoccupante innalzamento dei markers tumorali tale da far pensare ad una ripresa evolutiva della malattia.
Hai una opinione a tal proposito ?
Salvo Catania, MD
Chirurgo oncologo-senologia chirurgica
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[#4] dopo  
Utente 399XXX

gentilissimo dott.fortinguerra la ringrazio per la sua chiara ed esauriente risposta,per un po di tempo non mangero piu liquirizia.io le salutero lecce ed il salento tutto con molto piacere.

[#5]  
Dr. Stefano Fortinguerra

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Gentilissimo collega Catania,
la ringrazio per i suoi complimenti.

Nel corso della mia attività di tossicologo non ho mai rilevato una relazione diretta tra il consumo/abuso di liquirizia e l’innalzamento di marker tumorali.
In seguito al suo quesito ho dato anche un rapido sguardo in letteratura senza però trovare nulla su questo specifico argomento, sebbene sia noto come alcune abitudini voluttuarie possano dare false positività ai test.

La sua osservazione tuttavia tocca, credo volutamente, un aspetto molto intrigante da un punto di vista tossicologico: è possibile una relazione tra l’uso e abuso di sostanze naturali appartenenti alla categoria dei fitoestrogeni e il rischio di cancro della mammella o di una sua recidiva?

Con il termine fitoestrogeno si intende classicamente una qualsiasi molecola non steroidea prodotta dal mondo vegetale che si lega ai recettori degli estrogeni. Questi composti sono caratterizzati solitamente dalla presenza di due gruppi fenolici e presentano numerose analogie strutturali con gli estrogeni naturali o con quelli sintetici o con gli antiestrogeni (tamoxifene). Molti fitoestrogeni sono presenti in alcune piante edibili tra cui anche la comune liquirizia (il glabridin, l’estriolo e il b-sitosterolo sono soltanto alcuni dei fitoestrogeni contenuti nella liquirizia). Nel nostro caso specifico va precisato che il contenuto di fitoestrogeni presenti nella liquirizia è inferiore a quello presente in altre piante comunemente utilizzate per attenuare i sintomi climaterici (cimicifuga, soia, etc…).

Le azioni biologiche di questi composti sono molto complesse sia per i loro molteplici siti d’azione sia perché l’attività estrogenica è funzione di molti fattori che comprendono il numero relativo dei vari sottotipi di recettori, la diversa presenza di co-attivatori e co-epressori nella singola cellula e dalla natura dell’elemento responsivo agli estrogeni con il quale il recettore interagisce. Per i vari sottotipi recettoriali, infatti, sono state identificate numerose varianti e tutte le forme possono dimerizzare fra di loro con conseguente formazione di una moltitudine di fattori di trascrizione e probabilmente ciò è alla base dei diversi effetti degli estrogeni nei vari tessuti. Non meraviglia, quindi, che gli eventi cellulari determinati dal legame estrogeno-recettore siano estremamente complessi in funzione del tessuto/della cellula/del microambiente.

La complessità della risposta è aumentata anche dalle azioni non genomiche degli estrogeni presenti anche in cellule prive di recettori. I fitoestrogeni si legano, prevalentemente, al recettore beta e ciò potrebbe essere alla base di una possibile specificità tessutale essendo 100-1000 volte meno affini rispetto al 17ß-estradiolo.

Dall’altra parte, la precedente considerazione pone il problema se i fitoestrogeni debbano essere considerati “endogenous disruptors” nei tessuti che esprimono il recettore beta in maniera prevalente.
Al momento attuale, al riguardo, non è possibile raggiungere nessuna conclusione per le poche conoscenze sull’azione del recettore estrogenico beta. La risposta ai fitoestrogeni è specie specifica e questo complica ulteriormente la situazione ponendo il problema della trasferibilità dei dati animali.

In vivo, i fitoestrogeni possono avere anche azioni antiestrogeniche perché stimolano a livello epatico la sintesi e la liberazione della globulina legante gli ormoni sessuali, e quindi riducono la quota libera di estrogeni nel sangue.
Infine dobbiamo ricordare che le azioni ormonali di queste molecole non si limitano agli estrogeni ma riguardano anche gli androgeni, avendo una azione antiandrogenica, e gli ormoni tiroidei.

In generale, l’assunzione di fitoestrogeni attraverso la dieta non sembrerebbe provocare effetti biologici significativi.
Diversa e più complessa però è la situazione quando i fitoestrogeni vengono assunti, come sempre più spesso accade, come supplementi e/o integratori alimentari e/o come farmaci.
In tossicologia la dose è fondamentale!
Bene, a quelle dosi e con quei valori di biodisponibilità, che come è noto differiscono a seconda che i fitoestrogeni vengano assunti attraverso la sola dieta o meno, sono stati descritti alcuni importanti effetti collaterali.

Senza entrare nello specifico, altrimenti la questione si dilungherebbe troppo e diventerebbe troppo specialistica, in anni molto recenti la comunità scientifica si è posta il quesito della reale sicurezza dei fitoestrogeni, senza ancora giungere a conclusioni definitive.

Poiché non voglio diventare prolisso né tanto meno noioso concludo dicendo che:

a) la sicurezza dei fitoestrogeni non è ancora stata dimostrata; in particolare i dati che dimostrano la sicurezza dei fitoestrogeni ottenuti da studi epidemiologici riguardanti per lo più una loro assunzione con gli alimenti devono essere valutati criticamente poiché la loro assunzione è molto più bassa rispetto a quella che si ottiene con l’uso di supplementi od integratori alimentari.

b) Essendo considerati “integratori alimentari” la loro immissione in commercio non è soggetta a quei controlli sulla qualità, efficacia e tollerabilità che regolano invece le specialità medicinali. Quindi si pongono problemi accessori, ma non per questo meno significativi, quali quelli che derivano dal fatto che molti prodotti non sono standardizzati e ciò può portare a significative differenze tra prodotto e prodotto e tra i singoli lotti dello stesso prodotto. Inoltre, non sempre la coltivazione delle piante da cui derivano le miscele di fitoestrogeni seguono le norme delle “good agricultural practices”. Infine anche la produzione dei preparati commerciali non sempre avviene secondo le “good manufacturing practices”.

c) Un’area indagata parzialmente ma che merita una maggiore attenzione riguarda le interazioni con alcuni farmaci come il tamoxifene.

d) Infine va ricordato che un prodotto naturale non è necessariamente sicuro !!!

Concludo dicendo che, sebbene dai dati presenti in letteratura si ritenga che per medi periodi i rischi da fitoestrogeni siano trascurabili, a mio modesto parere sarebbe corretto evitare qualsiasi uso di fitoestrogeni in donne con pregresso cancro della mammella soprattutto se positivo per recettori estrogenici, sia per una possibile azione diretta di stimolazione delle cellule mammarie cancerose, che per un’interferenza con l’attività farmacologica del tamoxifene.

Grazie e a presto
Stefano Fortinguerra
Stefano Fortinguerra, MD Tox.PhD

[#6]  
Dr. Salvo Catania

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Grazie ancora collega Fortinguerra,
vai nello SPAZIO MEDICI dove ho aperto una discussione e riportato la Tua replica.
Salvo Catania, MD
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Dr. Salvo Catania

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Caro Fortinguerra,
poichè non ho trovato l'indirizzo mail sulla Tua scheda personale
volevo informarTi che sullo spazio medici è aperta una nuova discussione sugli effetti indesiderati della FINASTERIDE.
Gradita una Tua eventuale replica.
Grazie mille per la Tua disponibilità.
Salvo Catania, MD
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Dr. Salvo Catania

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Caro Fortinguerra
Spero che Tu sia in grado di leggere questa replica perchè, ripeto,
è gradito un Tuo intervento sullo Spazio Medici nella discussione :

FINASTERIDE effetti indesiderati e interazioni.

Grazie mille con tanti Auguri
Salvo Catania, MD
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