Utente 497XXX
Buongiorno,
ho bisogno di un parere per dissipare i miei dubbi. Operata nel 2004 al seno sx in quanto erano presenti microcalcificazioni che, dopo biopsia in stereotassi si sono rivelate k in situ. Diagnosi confermata anche sul pezzo operatorio. Fatta radioterapia e poi controlli in follow up per anni 10, sempre negativi. Ho comunque continuato a controllarmi annualmente presso altra struttura ma con la stessa dottoressa che a volte ha seguito il mio follow up. L'anno scorso (2017) appaiono altre microcalcificazioni al seno operato e, scrupolosa come è, la mia dottoressa mi fa fare RM (negativa) e prelievo in stereotassi ("Frustoli agobioptici di tessuto mammario con aree di ialinosi ad atteggiamento nodulare"). Radiologo e chirurgo mi consigliano il controllo annuale.
A maggio us ripeto mammografia e visita e, anche se il quadro è immutato confronto l'anno precedente, mi è stata consigliata Cesm, eseguita in data odierna ("L'esame mammografico con mdc non evidenzia alcuna anomala concentrazione dello stesso nell'ambito del tessuto mammario....
l'area di microcalcificazioni a sx in esito a pregressa QU.A.RT. che dovranno essere meglio valutate con esame mammografico a raffronto in relazione alla loro morfologia, numero e densità e perchè non sempre supportate, soprattutto in fase iniziale, da vascolarizzazione patologica evidenziabile con la metodica". In parole povere, pur avendo dato esito negativo il prelievo in stereotassi, posso tenerle sotto controllo nel tempo o conviene toglierle per precauzione? Spero di aver espresso il mio dubbio e attendo un parere in proposito. Cordialmente

[#1] dopo  
Dr. Salvo Catania

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Se vengono caratterizzate come benigne si puo' senz'altro rimandare ad un monitoraggione nel tempo.
E questo glielo deve dire chi la segue nel follow-up

In una mammografia "trasparente" le calcificazioni essendo sostenute da deposito di sali di calcio (fosfati, carbonati, ossalati ecc) sono di facile rilievo soprattutto con la strumentazione moderna.

Esse tuttavia sono talvolta difficili da interpretare (il cosiddetto valore predittivo positivo in alcune casistiche è di appena il 10 %)
e la difficoltà di interpretazione aumenta in rapporto alla evoluzione tecnologica che permette di vederne sempre di più e sempre più piccole.

Sembra quindi più opportuno parlare di calcificazioni, definendole di volta in volta "benigne", "dubbie", “sospette” e di "tipo maligno" .

Le calcificazioni benigne non richiedono neanche controlli e quelle maligne devono essere sottoposte a intervento chirurgico.

Quelle dubbio-sospette vanno meglio definite tramite un approfondimento diagnostico cioè con un esame istologico, che può essere ottenuto con un intervento bioptico a cielo aperto o con uno strumento chiamato Mammotome, che si basa sull'aspirazione meccanica eseguita da un apposito strumento connesso con una agocannula.
http://www.senosalvo.com/approfondimenti/agobiopsia_della_mammella.htm
Salvo Catania, MD
Chirurgo oncologo-senologia chirurgica
www.senosalvo.com

[#2] dopo  
Utente 497XXX

La ringrazio per la risposta chiara. Le formulo una ulteriore domanda: il prelievo in stereotassi ha rilevato che nei frustoli di tessuto prelevati "appaiono aree di ialinosi ad atteggiamento nodulare"...certo sono stati fatti tre prelievi e le altre micro sono rimaste al loro posto. Posso stare tranquilla? E inoltre: le microcalciicazioni benigne possono mutare la loro natura? Un'ultima domanda: ho fatto le analisi del sangue nel mese di maggio e il ca15-3 è leggermente sopra la norma (30,20). Nei controlli nel corso del tempo il valore è sempre stato intorno ai 15...C'e' da preoccuparsi? Da considerare che al momento del prelievo avevo dolori reumatici.
Ringrazio fin d'ora e saluto cordialmente.