In alternativa propone un ciclo di due mesi di radioterapia, sottolineando però come poi non si

Ho 68 anni e mi sento in perfetta salute. Alcuni mesi fa in seguito ad esami di routine, il mio PSA è risultato 7,8, dopo una cura trimestrale di antiinfiammatori e un ciclo di antibiotici il PSA risultava assestato a 8,3 con ratio 17%(per due volte a distanza di due mesi). Mi sono sottoposto a biopsia. Ecco l'esito: su 8 frustoli prelevati è risultato sul frustolo B (medio destra) un adenocarcinoma G 2+3 sec. Gleason comb. Non rilevata invasione perineurale intraprostatica. Tessuto adiposo periprostatico: presente minuto lembo di tessuto fibromuscolare e di mucosa rettale indenne.
Il mio urologo mi consiglia l'asportazione totale della prostata in considerazione dell'età e del mio buon stato di salute, sottolineando però che si tratta di un'operazione importante e dalle conseguenze rilevanti sulla qualità della vita; in alternativa propone un ciclo di due mesi di radioterapia, sottolineando però come poi non si potrebbe più operare se fosse ancora necessario. Si potrebbe anche aspettare e non fare nulla, ma deve essere una scelta del paziente ed il medico sembra non essere molto d'accordo su questa possilibilità. Io e i miei famigliari siamo molto dubbiosi: cosa è meglio fare?
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Dr. Roberto Mallus Urologo 5.5k 109 4
Aspettare e non fare nulla con un Gleason 2+2 è l'unica soluzione terapeutica che non condivido.
Comunque il mio consiglio, assolutamente personale, è per la prostatectomia radicale conservando così la eventuale arma radioterapeutica.Purtroppo fare il contrario non è proprio la stessa per le ben note alterazioni dei tessuti dopo radioterapia.
Con il suo Gleason si guarisce!
Cordiali saluti e un bocca al lupo....

Dott.Roberto Mallus

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Utente
Utente
Mi sono dimenticato di precisare che la neoplasia occupa il 10% del frustolo in questione. Ancora una domanda: se opto per la radioterapia, quante probabilità di successo ci sono?
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Dr. Giuseppe Quarto Urologo, Andrologo 7k 172 12
caro signore,
sicuramnete l'intervento chirurgico nel suo caso, e se le condizioni di salute lo permettono sarebbe il gold standard , la radioterpia anche è una scelta terapeutica che specie nei casi di un tumore come il suo i suoi risultati da quanto detto dalla letteratura internazionale sono sovrapponibili all'intervento , però tale metodica non è esente da effetti collaterali e ha lo svantaggio di non avere il pezzo operatorio per poter eseguire un esame istologico definitivo.
Cordiali saluti
Dott. Giuseppe Quarto

Dott. Giuseppe Quarto. Urologo andrologo
rep urologia Ist. tumori Napoli fond Pascale
www.andrologo-urologo.com

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Dr. Giuseppe Benedetto Urologo, Andrologo 2.7k 15
io le consiglierei la prostatectomia radicale come suggerito dal collega di Torino alla luce dei dati descritti ha buone probabilità di guarire completamente

dr Giuseppe Benedetto
www.giuseppebenedetto.netfirms.com

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Utente
Utente
Vi ringrazio per le risposte; tra qualche giorno ne parlerò con il mio urologo e dovrò prendere una decisione, le vostre opinioni sono state per me molto importanti.
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Prof. Filippo Alongi Radioterapista 2.1k 120 17
Sono convinto della equivalenza in termini di controllo biochimico di malattia tra prostatectomia radicale e radioterapia esterna conformazionale per stadi di rischio basso o ultrabasso di extracapsularità, come il suo. Non posso che concordare con il collega Quarto sull'importanza dell'istologico definitivo fornito dall'intervento chirurgico. Sono invece meno in accordo sugli effetti collaterali da radioterapia, che non sono da comparare, per il loro carattere preponderante di transitorietà(proctite acuta, vescico-uretrite, diarrea), agli effetti talora irreversibili e permanenti dell'intervento chirurgico(impotenza, incontinenza). Tra l'altro gli effetti acuti da raggi possono essere oggi minimizzati da tecniche avvenieristiche come la Tomoterapia o la RT ad intensità modulata, che sicuramente contribuiscono a ridurre il coninvolgimento degli organi a rischio(retto e vescica)durante l'rradiazione prostatica, impattando sulla qualità della vita durante e dopo il trattamento radiante.
A lei la scelta. Comunque entrambe le opzioni(intervento o RT), con le caratteristiche di malattia che ci scrive(basso rischio),consentono di affrontare il quadro clinico con un cauto ottimismo.
Cordialità
Dr.Filippo Alongi

Prof. Filippo Alongi
Professore ordinario di Radioterapia
Direttore Dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata, IRCCS Negrar(Verona)

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Utente
Utente
Grazie ancora per le risposte. Per il momento sono tiepidamente orientato per l'intervento, ma i dubbi, come detto, sono molti. Una domanda: ho letto che, oltre alle complicanze durante l'intervento, esistono complicanze post-operatorie nei 30 giorni successivi (trombi, emboli, problemi cardiovascolari): tutto ciò mi spaventa molto. Mi sembra di capire che anche optando per la radioterapia avrei lo stesso tipo di rischi di complicanze. Cosa mi dite a proposito?
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Prof. Filippo Alongi Radioterapista 2.1k 120 17
La radioterapia è una terapia locale. Pertanto gli effetti infiammatori(che non è detto che si verifichino e che variano di intensità da soggetto a soggetto) sono solo a livello della sede irradiata(zona degli organi pelvici). Non sussistono rischi di trombo-embolie o disturbi cardiovascolari con la sola RT esterna. Non voglio ripetermi, ma i rischi di complicanze NON sono assolutamente paragonabili ai rischi operatori-anestesiologici di qualsiasi intervento chirurgico a cielo aperto. Per la Radioterapia a fasci esterni infatti NON c'è nessun rischio operatorio. Diverso è invece il discorso per la BRACHITERAPIA interstiziale, radioterapia più invasiva e fortemente dipendente dalla manualità dell'operatore. Ma mi sembra che nel suo caso non si parli di quest'ultima quando le hanno parlato di possibile radioterapia.
Molto cordialmente
Filippo Alongi
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Dr. Tommaso Corvasce Urologo 99 2
Credo che tutti conosciamo le indicazioni alla Brachiterapia (che non possiamo escludere fino a quando, tuttavia non si conosca per bene il volume della sua prostata ed una flussometria con residuo urinario). se fossimo in presenza di parametri di ottimalita' anche la brachi (oltre che certamente la radiotx) potrebbero garantire un risultato terapeutico buono (oltre,certamente a quello chirurgico). tuttavia, mi pare importante precisare che l'indicazione chirurgica in questo caso e' proprio tra quelle ideali (buon performance status e aspettativa di vita > 10 anni, malattia clinicamente localizzata, possibilita' di eseguire nerve-sparing anche bilateralmente). Insomma, l'indicazione principe sarebbe per me quella chirurgica. la saluto cordialmente uroandros@hotmail.com

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Utente
Utente
Ho di nuovo sentito il mio urologo, sto valutando. Negli ultimi giorni mi sento più incline alla radioterapia; nonostante le spiegazioni dell'urologo mi è sorto un dubbio: se intervento e rx sono alla pari perché si propone al di sotto dei 70 l'intervento? Se sono possibili recidive con la rx, dopo quanto di solito? se si mentiene la rx come arma dopo la prostatectomia significa che anche con la prostatectomia sono possibili recidive; perché ? Non si toglie tutto? Sono commosso per il vostro interessamento e vi ringrazio per le risposte che finora mi avete dato.
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Prof. Filippo Alongi Radioterapista 2.1k 120 17
Si propone al 70% l'intervento per diversi motivi:
1)per la presenza di pochissimi centri di radioterapia oncologica nel nostro paese e conseguentemente delle lunghe liste di attesa per i pazienti in alcuni centri.
2)per la poca conoscenza o aggiornamento sulla moderna radioterapia da parte di "alcuni urologi", che spesso quando parlano di radioterapia si riferiscono a metodiche convenzionali ormai superate nei centri di eccellenza.
3)per il diverso sviluppo delle metodiche ed esperienze chirurgiche in campo urologico che in alcuni centri in Italia sono tra le migliori di Europa, e quindi tali da preferire l'intervento.
Le recidive dopo RT sono alquanto variabili nel tempo come quelle chirugiche, e' pricpalmente il PSA a darci, con il suo andamento, un risultato graduale della risposta.
Le recidive delle prostatectomia possono essere legate al fatto che:
1)la resezione non è stata radicale a livello microscopico, cioè residuano aree di tessuto prostatico con cloni cellulari neoplastici (ai margini di resezione per esempio o in corrispondenza delle anastomosi vescico-ureterali).
2)la malattia era già extracapsulare prima della asportazione chirurgica e pertanto la malattia risulta localmente avanzata o già sistemica.
Comunque si rassereni e faccia la scelta che ritiene più consona alle sue esigenze e conoscenze.

Dr. Filippo Alongi

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