L’ottimismo è un attributo psicologico caratterizzato dalla costante aspettativa che le cose vadano per il meglio o dal convincimento che il futuro sarà di certo favorevole perché si è in grado di controllare efficacemente l’esito di quanto si stia facendo.

Sono stati già condotti numerosi studi che hanno evidenziato come gli individui dotati di maggior ottimismo siano meno soggetti a malattie croniche o ad una morte prematura.

Nella ricerca “Dispositional optimism protects older adults from stroke” (Stroke 42, 2855–2859, 2011 ), condotta da E. S. Kim, si è rilevata una minore incidenza di ictus nei soggetti abituati a vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto.

Analogo risultato per quanto concerne la cardiopatia ischemica è stato evidenziato da L. D. Kubzansky nello studio “A prospective study of optimism and coronary heart disease” (Psychosom. Med. 63, 910–916, 2001) e da K. A. Matthews nella aterosclerosi vascolare “Optimistic attitudes protect against progression of carotid atherosclerosis in healthy middle-aged women” ( Psychosom. Med. 66, 640–644, 2004).

Il lavoro di M. Revelas Review and meta-analysis of genetic polymorphisms associated with exceptional human longevity” (Mech. Ageing Dev. 175, 24–34, 2018), mette a fuoco i fattori biomedici associati ad una eccezionale longevità ma, parallelamente, assume un significato considerevole il recente studio prospettico sull’importanza dei fattori non-biologici di Lewina O. Lee e Laura D. Kubzansky  “Optimism is associated with exceptional longevity in 2 epidemiologic cohorts of men and women” pubblicato il 26. Agosto. 2019 su Proceedings of the National Academy of Sciences (https://doi.org/10.1073/pnas.1900712116).

Per esaminare se a livelli più elevati di ottimismo corrispondesse una eccezionale sopravvivenza, fino all’età di 85 anni o oltre, i ricercatori di Boston hanno esaminato i dati di due studi di coorte pre-esistenti: il Nurses' Health Study (NHS), consistente in un follow-up di 10 anni (2004-2014) su 70.000 donne, ed il Veterans Affairs Normative Aging Study (NAS), costituito da un follow-up di circa 30 anni (1986-2016) su 1.400 uomini.

Lo score di ottimismo è stato stabilito usando per la popolazione NHS il Life Orientation Test–Revised e per gli uomini del NAS il Revised Optimism–Pessimism Scale estrapolato dal MMPI-2 (Inventario Multifasico di Personalità Minnesota).

Per definire le differenze della lunghezza di vita associata all’ottimismo, i modelli dell’analisi primaria sono stati aggiustati secondo i confondenti demografici (i fattori di rischio distribuiti in modo eterogeneo), ed usando la regressione logistica in considerazione del ruolo dei comportamenti relativi allo stato di salute. In entrambi i sessi, è stata trovata una associazione dose-dipendente di livelli più elevati di ottimismo al baseline con aumentata longevità (P trend < 0.01).

Per esempio, in dipendenza delle condizioni demografiche e dello stato di salute, il quartile (ripartendo cioè la popolazione NHS in quattro parti numericamente uguali) delle donne con più alto ottimismo, in paragone a quelle con livello più basso, avevano un periodo di vita più lungo del 14,9% (95%, intervallo di confidenza da 11.9 a 18.0). Reperti sovrapponibili sono stati riscontrati nella popolazione maschile NAS.

Questi risultati suggeriscono che i partecipanti con ottimismo più elevato rispetto a quelli con livello minore avevano 1,5 nelle donne e 1,7 negli uomini maggiori probabilità di sopravvivere fino all’età di 85 anni; queste relazioni venivano mantenute, seppur modificate, aggiustando per i confondenti dei comportamenti salutari (fumo, qualità dell’alimentazione, esercizio fisico, depressione).

L’aumento nell’aspettativa di vita è all’incirca equivalente alla diminuzione associata alla presenza di diabete o malattia cardiaca.

Pertanto, le donne nel top del 25% dello score di ottimismo vivevano un 15% più a lungo di quelle nel punto più basso.

Gli uomini nel top del 20% vivevano un 11% di più di quelli nel più basso 20%.

E’ stato dimostrato che circa il 25% dell’ottimismo è ereditabile e che il livello innato di ottimismo può essere cambiato attraverso la meditazione e la terapia cognitivo-comportamentale.

Alla luce dei risultati di questo studio, noi medici dovremmo incoraggiare i nostri pazienti a guardare sempre al lato luminoso della vita, che dopo tutto può allungare la vita.

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