Nel mesolitico l’uomo si alimentava essenzialmente di selvaggina, sempre disponibile, e solo nel neolitico iniziò ad allevare animali ed a coltivare la terra, ricavandone tuttavia ben poche specie di vegetali eduli.

Gli studi di paleontologia sostengono che questi nostri progenitori, alimentandosi essenzialmente di carne, avessero una migliore qualità della vita.

Nel 1862 Ludwig Feuerbach nel Mistero del sacrificio scriveva “l’uomo è ciò che mangia”, facendo leva sull’unità psicofisica dell’individuo e sul fatto che, migliorandone le condizioni materiali, se ne migliorano le condizioni spirituali, per cui gli alimenti assumono grande importanza etica e politica.

Le abitudini e i comportamenti alimentari sono condizionati da fattori climatici, psicologici, relazionali e tecnologici ed in un’epoca in cui imperversano le più disparate diete, quelle più famose sono finite sotto la lente per valutarne gli effetti positivi e negativi sulla salute.

Tammy Tong, epidemiologa nutrizionale presso l’Università di Oxford, ha di recente pubblicato sul British Medical Journal il lavoro Risks of ischaemic heart disease and stroke in meat eaters, fish eaters, and vegetarians over 18 years of follow-up: results from the prospective EPIC-Oxford study. [(2019), BMJ, 366], da cui risulta che le persone che seguono diete vegetariane o vegane hanno minori probabilità di sviluppare cardiopatie, ma presentano maggiori possibilità di avere un ictus emorragico rispetto a chi mangia carne. 

La ricercatrice ha utilizzato i dati EPIC-Oxford e quelli della UK Biobank che hanno sottoposto ad un follow-up di circa 18 anni 48.188 adulti di età media 45±6, senza precedenti anamnestici di cardiopatia ischemica o di ictus.

Durante questo periodo, 2.820 hanno sviluppato una coronaropatia, 519 hanno avuto ictus ischemici e 300 persone ictus emorragici.

La popolazione in studio, in base alle abitudini alimentari, desunte attraverso questionari somministrati all’inizio dello studio e dopo 10 anni, è stata suddivisa in:

  • Vegetariani: distinti in latto-ovo-vegetariani, latto-vegetariani e ovo-vegetariani
  • Vegani: con esclusione dalla dieta di qualsiasi alimento di origine animale
  • Carnivori: prescindendo che consumassero anche pesce, latticini o uova

I partecipanti classificati come carnivori all'inizio dello studio erano 24.428 e nel 96% hanno mantenuto questa abitudine anche nel follow-up; tra di loro, 7.506 mangiavano esclusivamente pesce ma non carne, consuetudine che nel 75% si è confermata. Tra i 16.254 vegetariani o vegani, sulla base dei questionari di follow-up, il 73% ha perseverato in questa impostazione alimentare.

Valutando i dati clinici globali della coorte investigata è emerso che sia i vegetariani che i carnivori, che basavano l'alimentazione sul consumo esclusivo del pesce, presentavano un BMI (Body Mass Index) più basso e minore incidenza di ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia e diabete rispetto ai carnivori "puri".

Ciò si è accompagnato, parallelamente, ad una probabilità del 22% in meno di coronaropatia rispetto ai carnivori (-10/1000/10 anni), ma i vegetariani ed i vegani hanno presentato il 20% in più delle probabilità di ictus emorragico (+3/1000/10 anni).

E' un dato ben noto che frutta e verdura, soprattutto fresca, costituiscano una fonte essenziale di anti-ossidanti che, contrastando i radicali liberi e l'ossidazione cellulare, prevengono diabete, cancro, coronaropatie e ipercolesterolemia.

Ciò, in definitiva, per i vegetariani e vegani risulta protettivo contro la cardiopatia ischemica (22% in meno rispetto ai carnivori) ma implica tuttavia per loro un rischio più elevato di ictus emorragico (43% in più di probabilità), mentre non si è rilevata differenza statisticamente significativa nell'incidenza di ictus ischemico fra vegetariani e carnivori.

Anche se il motivo di maggior rischio di ictus emorragico non è ancora chiaro, tuttavia la Tong ipotizza che ciò possa essere legato a livelli molto bassi di colesterolo.

Questi dati, ovviamente, aprono la strada ad ulteriori ricerche ma il monito da tenere presente è che, prima di prendere in considerazione se sia meglio essere un vegetariano oppure un onnivoro, ciascuno valuti le proprie esigenze energetiche e consideri in modo equilibrato di quali alimenti necessiti il proprio organismo.

 

 

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