Nella mitologia greca la memoria e l’oblio erano personificate nelle due gemelle Mnemosine, la madre delle Muse, e Lete che, in quanto complementari, erano una inscindibile coppia di opposti.

valutazione qualitativa delle funzioni cognitive

Nell’antichità si faceva di tutto per mantenere viva ed efficiente la memoria in tempi in cui le tracce scritte erano poche e facilmente deperibili. Per questo si coltivava la mnemotecnica, l’arte di preservare la memoria, di cui Cicerone era un indiscusso maestro.

Oggi, nella civiltà dei computer, pretendiamo che la mente gestisca analogamente immense masse di dati per cui si resta sgomenti nel constatare di aver dimenticato, ossia perso dalla mente, un nome o una nozione. E quando comincia ad insorgere una lieve dimenticanza un soggetto non più giovane si pone immediatamente l’angosciante domanda: avrò mica l’Alzheimer?

Attività sinaptica memoria a breve termine

P. Devanand, professore di Psichiatria e Neurologia e Direttore della Psichiatria geriatrica alla Columbia University Medical Center a New York (USA) ha pubblicato il 29 ottobre 2019 su Alzheimer's and Dementia uno studio che illustra un approccio nuovo, mediante due rapidi test, per escludere una demenza incipiente in soggetti con lieve deficit della memoria. Il Brief Smell Identification Test (B-SIT) è un test olfattorio, che consiste nel somministrare i 12 componenti dell’UPSIT (University of Pennsylvania Smell Identification Test) identificando uno score da 0 a 12, dove a 0 corrisponde la mancata identificazione corretta dell’odore mentre a 12 il perfetto riconoscimento. Il Blessed Orientation Memory Concentration Test (BOMC) è un test cognitivo di screening che esplora orientamento temporo-spaziale, memoria e capacità di concentrazione. Sia il B-SIT che il BOMC richiedono ciascuno cinque minuti per la loro esecuzione.

I ricercatori hanno rilevato che il 96,5% dei soggetti che lamentavano lieve deficit di memoria ma con score normali al test olfattorio e cognitivo non hanno sviluppato demenza nel corso del follow-up durato mediamente 4 anni e che non hanno avuto necessità di ulteriori indagini, quali la PET (Positron-Emission Tomography) o l’identificazione dei biomarkers della malattia di Alzheimer (AD) a seguito di puntura lombare.

La ricerca di Devanand ha preso le mosse da due precedenti studi, basati ambedue su un campionamento trasversale: il primo aveva dimostrato in soggetti con declino cognitivo lieve (MCI) una difficoltà ad identificare gli odori, ed il secondo che combinando test olfattorio e cognitivo si riusciva a distinguere soggetti con MCI o AD rispetto a quelli cognitivamente indenni. Una coorte di 749 partecipanti, senza demenza, arruolati dal Washington Heights/Inwood Columbia Aging Project, sono stati sottoposti ai test B-SIT e COMB; quando sono stati rivalutati nel follow-up, nel 15% è stata diagnosticata demenza.

In termini predittivi, la stima del rapporto tra il tasso di rischio nel gruppo in studio confrontato con quello del gruppo di controllo ha evidenziato per un basso score di B-SIT un [HR], 2.25; 95% confidence interval [CI], 1.12 – 4.49; =. 02) e per il BOMC un valore ancora più significativo (HR, 5.64; 95% CI, 3.49 – 9.12; <. 0001). Agli score più bassi di ambedue i test la possibilità di transitare alla demenza era molto alta (<. 0001 and =. 03).

I soggetti con score normali ad ambedue i test sono stati informati di avere probabilità molto bassa di sviluppare demenza e sono stati invitati a ripetere i test dopo un anno, solamente in caso di riscontro di un ulteriore declino cognitivo.

I risultati della ricerca indicano, secondo Devanand, che un basso score al test olfattorio si verifica nei primi stadi della demenza e che come tale può essere assunto come marker di declino cognitivo e di futura demenza, seppure siano necessarie ulteriori conferme su altre coorti in più vasti scenari clinici, particolarmente di cura primaria.

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