Per rinoplastica “aperta” s’intende una particolare tecnica chirurgica che consente, attraverso l’incisione trasversale della columella (cioè del ponte di pelle che separa le due narici), di scoprire lo scheletro del naso e di apportarvi ogni opportuna modifica a scopo estetico e/o funzionale sotto la diretta visione.

In altri termini, la metodica “aperta” rappresenta una modalità chirurgica di accesso alle strutture interne del naso alternativa alla più tradizionale rinoplastica “chiusa”, che viene realizzata attraverso incisioni eseguite all’interno delle narici.

In modo semplice, ma comprensibile, l’approccio “aperto” alla rinoplastica è paragonabile all’opera di un meccanico che proceda alla riparazione del motore di un’automobile accedendovi dopo aver spalancato il cofano. Nell’approccio “chiuso”, invece, la riparazione avviene infilando le mani attraverso la griglia del muso dell’automobile, “alla cieca”.

E’ noto che in chirurgia ciascuna metodica atta a perseguire un determinato obiettivo possiede vantaggi e svantaggi rispetto alle altre. Se così non fosse, non esisterebbero metodi alternativi. La rinoplastica aperta, dunque, rispetto alla “chiusa” offre indubbi vantaggi ma presenta qualche svantaggio.

rinoplastica aperta 2 rinoplastica aperta

1 - le cartilagini della punta nasale come appaiono dopo la sua apertura

2 - "spreader graft" fissati a ciascun lato del dorso del setto

 

I vantaggi della rinoplastica "aperta".

- maggior precisione nell’eseguire modifiche simmetriche sui due lati del naso. Il naso è formato da una parte destra e da una sinistra, che ne formano le pareti (cartilagini alari della punta, cartilagini laterali, ossa nasali proprie) e da una parete intermedia (setto osseo e cartilagineo). Ogni modifica della struttura dello scheletro nasale (riduzione, aumento, correzione) dovrebbe lasciare elementi simmetrici sue due lati. Ciò è più facilmente perseguibile mediante l’approccio “aperto”, proprio perché consente di apportare ogni modifica sotto la diretta visione.

- possibilità di modellare la forma del naso inserendo e fissando innesti cartilaginei. L’inserimento di frammenti di cartilagine in diverse sedi dello scheletro nasale consente di modificarne sia la forma, sia la funzione. La forma della punta, ad esempio, può essere maggiormente definita mediante l’integrazione con innesti, così come un dorso nasale insellato può essere reso rettilineo mediante l’apposizione di innesti. La rinoplastica aperta rende più agevole e preciso non solo il prelievo di cartilagine dal setto, ma anche più preciso e stabile il posizionamento degli innesti nelle diverse sedi. Un esempio è rappresentato dagli “spreader graft”, ossia di piccole stecche di cartilagine inserite e fissate fra le pareti del naso ed il setto per consentire una miglior respirazione nasale.

Gli svantaggi della rinoplastica aperta

- Il gonfiore della punta nasale permane più lungo rispetto a quanto osservato dopo una rinoplastica “chiusa”.

- Si produce una cicatrice trasversale in corrispondenza della columella. Dev’essere però precisato che un intervento condotto con precisione consente generalmente di ottenere una cicatrice di buona qualità e dunque di per se difficilmente apprezzabile, specie considerando la sede, non direttamente esposta alla visione se non in particolari situazioni.

In sintesi, nel corso degli ultimi 10-15 anni molti chirurghi plastici preferiscono l’approccio “aperto” alla rinoplastica non solo nel caso di “nasi difficili” o di rinoplastiche secondarie – cioè in caso di reintervento dopo precedenti rinoplastiche – ma anche nell’esecuzione di rinoplastiche primitive. Tale preferenza è motivata dalla maggior facilità nell’eseguire modificazioni sofisticate e complesse dello scheletro nasale e dalla maggior predittibilità dei risultati.