Il superlavoro è correlato al rischio di infarto cardiaco: chi lavora 3-4 ore al giorno in più rispetto alle 8 ore “canoniche” è maggiormente a rischio di essere colpito da patologie coronariche indipendentemente dagli altri fattori di rischio abitualmente considerati (come i valori bassi di colesterolo HDL e alti di pressione sanguigna).

Uno studio longitudinale ha esaminato le abitudini lavorative e la salute di 7095 impiegati inglesi fra i 39 e i 62 anni a basso rischio cardiaco e ha scoperto che a distanza di alcuni anni dalla prima rilevazione il verificarsi di eventi cardiaci è risultato significativamente più frequente fra i soggetti che lavoravano quotidianamente più ore degli altri.

Secondo i risultati dello studio, se lavorare 9 ore al giorno non comporta rischi, lavorarne 10 fa aumentare del 45% il rischio di essere colpiti da infarto e lavorarne 11 fa aumentare questo rischio del 67% rispetto a chi lavora 7-9 ore al giorno.

La correlazione fra ore lavorate ed eventi cardiaci è risultata statisticamente significativa indipendentemente da altre variabili, ma gli autori affermano che chi trascorre molte ore al lavoro presenta con maggiore probabilità le caratteristiche della personalità di “Tipo A” (irritabilità, impulsività, comportamenti aggressivi e spericolati ad es. alla guida) e ha quindi uno stile di risposta allo stress ambientale decisamente disfunzionale e potenzialmente rischioso per la salute in particolare perché, secondo gli autori, “Type A behaviour is also characterized by a chronic, incessant struggle to achieve more and more in less and less time”.

Questa continua ricerca affannosa è sicuramente stressante e porta ad un grosso dispendio di energie fisiche e mentali non consentendo mai di sentirsi soddisfatti di quanto realizzato o del lavoro svolto.

Si può pensare che chi trascorre 10-11 ore al lavoro conduca una vita sregolata, procurandosi da solo una situazione composta da diversi fattori che affaticano il corpo e mettono a rischio la salute del cuore.

Le ore di sonno saranno infatti presumibilmente inferiori rispetto al necessario, l’alimentazione sregolata (pranzo veloce o assente, cena a tarda ora e ipercalorica, con conseguente assimilazione notturna di grassi e zuccheri e aumento del peso), i rapporti familiari scarsi e tesi o inesistenti, il tempo necessario per rilassarsi e svagarsi del tutto assente.

Questa ricerca evidenzia quindi che una vita sbilanciata ed eccessivamente incentrata sull’attività lavorativa, con il conseguente sacrificio di tutte le altre attività, non permette di salvaguardare la salute del cuore: lo stress e le abitudini disfunzionali correlati al superlavoro infatti possono danneggiare il cuore, oltre alla serenità e alle relazioni familiari.

Rinunciare a qualche ora di superlavoro potrebbe essere una buona idea per vivere meglio e più a lungo.

Chi non ci riesce dovrebbe iniziare ad ammettere di avere un problema (o di utilizzare il lavoro come strumento per dimenticare/allontanarsi da altri problemi, come quelli familiari) e occuparsi seriamente della questione con l'aiuto di uno psicologo.

 

Fonti:

Immagini relative ad eventi coronarici (“Heart Disease Pictures Slideshow: A Visual Guide to Heart Disease”) www.medicinenet.com/heart_disease_pictures_slideshow_visual_guide/article.htm

1° pubblicazione (full text) ww.oxfordjournals.org/our_journals/eurheartj/press_releases/freepdf/ehq124.pdf

2° pubblicazione (abstract) www.bloomberg.com/news/2011-04-04/work-days-of-11-hours-boost-risk-for-heart-disease-study-says.html