La tecnologia ha senza dubbio migliorato la vita di tutti i giorni, pensiamo ad esempio a quante cose si possono fare stando seduti davanti a un computer, prendere un appuntamento, ricevere e inviare documenti e, non ultimo, relazionarsi con gli altri grazie soprattutto ai social network come Facebook.

Questo nuovo modo di relazionarsi ha permesso di ampliare la cerchia di rapporti umani (potenziali), tuttavia queste interazioni umane mediate, da un computer o da un telefono, hanno portato alla perdita di quella intimità necessaria a creare relazioni individuali autentiche e a stravolgere il significato della parola “amico”.

 

Questa modalità di intrecciare amicizie e coltivare rapporti che effetti ha su chi soffre di ansia sociale?

Le persone che soffrono di ansia sociale temono proprio le interazioni “di persona”: accanto al forte desiderio di instaurare amicizie, rapporti amicali ed affettivi vivono il dolore di non riuscirci per la paura di dare un'immagine negativa di sé, di apparire inadeguati, impacciati, di mostrare evidenti sintomi d'ansia e che tutto ciò porti a un rifiuto, a un'esclusione sociale. A prima vista quindi potrebbe rivelarsi utile per queste persone approcciarsi agli altri con questi nuovi mezzi di comunicazione tecnologici, la persona infatti, in un primo momento, può sperimentare un po' di benessere in quanto è in grado di relazionarsi “non direttamente”; queste occasioni di incontro e di scambio permettono infatti di sottrarsi allo sguardo altrui e dall'inviare messaggi corporei non verbali (come ad esempio non guardare negli occhi chi si ha di fronte o arrossire) che potrebbero tradire segni di ansia e imbarazzo, avendo in apparenza maggior controllo sull'immagine che si vuol dare di sé. Quando però questa modalità relazionale diventa “l'unica” può portarli ad isolarsi sempre di più dal mondo sociale reale e a protrarre la loro sofferenza.

 

L'ansia sociale viaggia anche sul web

Data la paura di relazionarsi anche e soprattutto di persona, porta gli ansiosi sociali ad instaurare il più possibile amicizie virtuali in quanto nascoste e “protette dagli sguardi altrui” e i social network consentono di fatto di evitare le interazioni faccia a faccia. Ma i sintomi dell'ansia sociale, come ad esempio l'imbarazzo o la paura di non piacere e non sentirsi mai all'altezza, traspaiono anche online secondo un recente studio pubblicato su Computers in Human Behavior. Gli autori hanno effettuato un assessment dell'ansia sociale e parallelamente un'analisi di diversi aspetti delle pagine del profilo Facebook di più di 70 studenti con un'età media di 19 anni ed è emerso che diversi indici correlano con l'ansia sociale come ad esempio un minor numero di amicizie online o il numero di foto pubblicate.

 

I social network possono facilitare o inibire le interazioni sociali?

Alcuni studiosi ritengono che i social network possano rappresentare un mezzo utile per allentare la tensione del primo incontro con una persona sconosciuta facilitando in questo modo il successivo incontro dal vivo.

Tuttavia uno studio pubblicato su Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking indica che in realtà avviene esattamente il contrario ossia di rendere ancora più stressante e difficoltosa l'interazione diretta in quanto, si suppone, fornire informazioni preliminari su di sé aumenterebbe il carico di aspettative che ci si sente di dover sostenere di fronte al nuovo interlocutore e questo è risultato essere maggiormente vero per persone che soffrono del disturbo.

Attraverso la tecnica della reazione galvanica epidermica, sono state analizzate le reazioni emotive di 26 ragazze tra i 18 e 20 anni durante un incontro con una persona precedentemente contattata su Facebook oppure mai contattata prima sul social network ed è emerso che la “sollecitazione emotiva” era maggiore nel primo caso. Questa maggiore reattività, secondo gli autori, lascia supporre che l'uso del social network più che facilitare l'interazione successiva, rappresenterebbe invece un ulteriore ostacolo, rendendo più dolorosa l'esperienza sociale.

 

 

BIBLIOGRAFIA: