Fumare aumenta o riduce l'ansia?

Dr.ssa Flavia MassaroData pubblicazione: 20 aprile 2013

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Quanti fumatori sono convinti che accendere una sigaretta serva a ridurre ansia e stress?
E che smettendo si sentirebbero più nervosi?
Probabilmente la maggior parte, considerando la frequenza con la quale ricorrono a questo gesto se si sentono nervosi e stressati con l'idea di alleviare la tensione.
In realtà accade proprio il contrario ed è smettere di fumare a ridurre l'ansia e a proteggere dall'aumentato rischio di sviluppare attacchi di panico che copisce i fumatori: fumare e introdurre quindi nel corpo centinaia di sostanze tossiche fa aumentare i livelli di ansia nei soggetti che già ne soffrono e/o si sentono stressati, interagendo in particolare con l'aumentata sensibilità ai disturbi respiratori che connota l'ansioso, mentre smettere di fumare apporta grossi benefici nella sua riduzione.

Questo è quanto emerge da diverse ricerche e in particolare da uno studio recentemente pubblicato sul British Journal of Psychiatry che ha analizzato lo stato psicologico di quasi 500 fumatori che stavano iniziando un programma di disassuefazione dal fumo e intendevano quindi curare il proprio tabagismo, scoprendo che quelli che 6 mesi dopo ci erano riusciti presentavano una significativa riduzione dei livelli di ansia.
Dal momento che non tutti i fumatori sono uguali il campione è stato suddiviso in due gruppi: tabagisti per piacere e tabagisti per ridurre lo stress.
Il dato più interessante è che la riduzione dell'ansia era maggiore nei soggetti che fumavano per gestire lo stress rispetto a quelli che fumavano essenzialmente per piacere.
Al contrario, esaminando i fumatori che avevano abbandonato il programma e che non erano quindi riusciti a smettere, i ricercatori hanno evidenziato un aumento dell'ansia fra quelli che fumavano per gestire lo stress, mentre il livello di ansia di chi fumava per puro piacere era rimasto stabile.
La diminuzione dell'ansia in chi fumava per gestire lo stress era dovuta all'eliminazione dei sintomi d'astinenza, fra i quali l'ansia, che li portava ad accendersi la prima sigaretta già al risveglio.
La disintossicazione ha eliminato il problema dell'astinenza e ha quindi prodotto la diminuzione dei livelli di ansia.

Non è da trascurare inoltre il fatto che studi condotti negli ultimi 20 anni hanno evidenziato un maggiore rischio per i soggetti già ansiosi di diventare tabagisti e che i fumatori corrono maggiore rischio di sviluppare attacchi di panico: la sostituzione dell'ossigeno trasportato dall'emoglobina nel sangue con il monossido di carbonio interferisce con la funzione respiratoria e peggiora lo stato di salute complessivo dell'organismo, diminuendo l'ossigenazione dei tessuti, e generando nel soggetto uno stato di malessere che incide molto negativamente sullo stato psicologico degli ansiosi.
Il tabagismo comporta infatti un rischio significativo di sviluppare disturbi e patologie respiratorie che peggiorano l'ansia e nei soggetti ansiosi, che sono particolarmente sensibili ai fastidi che riguardano la respirazione ("fame d'aria", paura di soffocare, sensazione di respirare poco e/o male), tutto questo comporta un aumentato rischio di sviluppare attacchi di panico o il peggioramento degli stessi, se già presenti.
Ricordo che negli studi sugli attacchi di panico condotti in laboratorio il panico è indotto agendo proprio sulla respirazione, aumentando il tasso di anidride carbonica nell'aria respirata dai soggetti dell'esperimento.

Smettere di fumare può quindi proteggere dall'ansia e dal panico: non solo fumare non ha alcuna utilità nell'alleviare ansia e stress, ma porta solo al loro peggioramento.

 

Fonti e approfondimenti:

Autore

fmassaro
Dr.ssa Flavia Massaro Psicologo

Laureata in Psicologia nel 2003 presso Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Lombardia tesserino n° 8637.

1 commenti

#1
Psicologo
Psicologo

La news per me è molto "ghiotta": in un colpo solo parla di alcuni meccanismi psicopatologici del panico e del sistema ansia-rinforzo negativo che mantiene spesso il comportamento del fumare.

Riguardo il primo punto, se consideriamo il panico "puro" e non come sintomo di altri quadri di sofferenza psicologica, uno dei modelli più robusti in terapia cognitivo-comportamentale è quello secondo cui gli attacchi di panico potrebbero essere secondari ad una interpretazione "catastrofica" di alcune variazioni psicofisiologiche (ad es., sento una difficoltà respiratoria e la interpreto come segnale di imminente infarto). Qui la news spiega perchè chi fuma per "calmarsi" spesso immette nel corpo proprio quelle sostanze che "remano contro" a lungo termine.

E, a proposito di lungo termine, una considerazione sui due campioni, che sembrano dimostrare l'uno l'opposto dell'altro: potrebbe non essere così.

Infatti, la valutazione è stata effettuata A SEI MESI nei soggetti che erano riusciti a smettere, rilevando livelli di ansia meno elevati. Se la stessa misurazione fosse stata fatta a due-tre settimane, probabilmente sarebbe stata molto maggiore.

Questo per il meccanismo "a rinforzo negativo": se fumo, abbasso la mia ansia SUL MOMENTO (come in tutte le dipendenze), ma A LUNGO TERMINE la mantengo. Se smetto, innalzo la mia ansia A BREVE TERMINE, ma probabilmente la abbasso A LUNGO TERMINE.

Forse, la contraddizione tra i due fenomeni è solo apparente: come in tutti i meccanismi a rinforzo negativo, per modificare un comportamento che ci rassicura dobbiamo accettare di peggiorare un pò, per poter migliorare molto in seguito...

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