Utente 536XXX
Gentili Signori,
a mio papa' (61 anni) e' stato diagnosticato nel settembre 2007 un Carcinoma spinocellulare del lobo polmonare superiore destro T2N2 riserva M1: dimensione di circa 5 cm con plurime e grossolane linfoadenopatie in corrispondenza delle stazioni mediastiniche. Valutata impossibilita' di intervanto chirurgico, viene sottoposto a 3 cicli di chemioterapia neoadiuvante con CisPlatino e Gemcitabina che pero' non portano a miglioramenti della situazione tali da consentire un'operazione (la dimensione dei linfonodi e della massa sono rimaste invariate). Rivalutata la situazione post-chemioterapica, si decide di procedere con radioterapia che pero' non puo avere inizio in quanto mio papa' viene colpito da grave insufficienza respiratoria in seguito a embolia polmonare acuta (ossigenazione a oggi, dopo 2 settimane dall'evento: 54). Nello specifico, l’angioTc riporta: Difetto di riempimento parziale di sifnificato tromboembolico a carico del ramo lobare inferiore dell’arteria polmonare sin e delle principali diramazioni segmentarie. Oggi e' curato con terapia anticoagulante, ma la radioterapia ci e' stato detto non possa essere per il momento presa in considerazione viste le circostanze. Angio-Tc ha rivelato l'incremento volumetrico della massa tumorale localizzata al segmento apicale del lobo superiore dx. In ambito mediastinico risultano incrementate le linfoadenopatie confluenti in tutte le stazioni (in particolare mediastino anteriore, loggia Barety, regione sottocarenale e perinale dx). Altri linfonodi con dimensioni di circa 1,5 cm in finestra aorto-polmonare. In sostanza, il tumore e' in veloce sviluppo. Secondo la vostra esperienza, e' corretto sottoporlo unicamente a terapia anticoagulante (cortisone e clexane) e lasciare il tumore alla sua corsa? Lui, normalmente fiducioso e di fibra molto forte, in questo momento dimagrisce a vista d'occhio, non riesce ad alzarsi dal letto per la debolezza, usa ossigeno per la grande parte della giornata e si sta lasciando andare verso la disperazione di non affrontare il tumore ma solo la situazione embolica.
Secondo voi, come e' meglio comportarsi in questa situazione? E' possibile rivolgersi verso terapie, magari sperimentali, che possano rallentare il tumore?
I nostri medici consigliano di rivalutare ossigenazione fra 4 settimane e poi valutare una chemio di seconda linea o una radio allo scopo di alleviare un po' i sintomi. Non esiste nulla di piu' "ambizioso” da fare che non questi approcci che ci suonano del tutto palliativi?

Grazie infinite se troverete tempo per le mie disperate domande.
[#1] dopo  
Dr. Alessandro D'Angelo
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Gentile Utente,
potrei esserLe d'aiuto se capissi meglio cosa significa "Carcinoma spinocellulare del lobo polmonare superiore destro T2N2 riserva M1:"; la riserva M1 nasce da...???
Ciò è molto importante poichè un paziente metastatico è per definizione un paziente non sottoponibile a solo trattamento locoregionale, motivo per tranquillizzarla (se così si può dire) sull'inutilità di un trattamento chirurgico o radioterapico sul polmone. Di contro se fosse solo una situazione localmente avanzata, in atto bisogna dare la precedenza al fatto acuto che aumenta il rischio di morte in maniera considerevole.
Tenga presente che spesso le terapie palliative solo l'unica terapia fattibile nei soggetti oncologici; lo scopo di una cura deve essere di migliorare e non peggiorare lo stato di salute di un pazinte.
Nella mia esperienza purtroppo, non sono pochi i casi di trattamenti con EBPM (clexane e similari), per embolie polmonari tumore-indotte. In alcuni casi dopo un certo periodo la situazione rientra tanto da permettere una seconda linea (taxani, tarceva...), ma ho avuto altri casi in cui è rimasta l'unica terapia fattibile.
Bisogna non perdere mai la speranza.
Rimanendo a disposizione per ulteriori chiarimenti, porgo Cordiali Saluti.
Dr Alessandro D'Angelo
[#2] dopo  
Utente 536XXX

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Gentile Dottore,
la ringrazio per la sua risposta. Nel frattempo (e questa la ragione del mio ritardo nel risponderle) abbiamo consultato altri 2 ospedali e oggi mio papa' ha iniziato radioterapia (ipotizzano almeno 6 settimane di sedute giornaliere, supposto che resista alla terapia)che verra' accoppiata a una seduta settimanale di chemioterapia (Gentile Dottore,
la ringrazio per la sua risposta. Nel frattempo (e questa la ragione del mio ritardo nel risponderle) abbiamo consultato altri 2 ospedali e oggi mio papa' ha iniziato radioterapia (ipotizzano almeno 6 settimane di sedute giornaliere, supposto che resista alla terapia)che verra' accoppiata a una seduta settimanale di chemioterapia (texotere, se non sbaglio). Nel frattempo lui e' scoagulato (Clexane, 2 x 8.000 al giorno), saturazione 97 e, seppur molto debole e con ossigeno per gran parte della giornata, resiste e si prepara per affrontare i possibili rischi e controindicazioni delle terapie. A questo proposito, cosa dobbiamo aspettarci? Ci hanno anticipato che avra' un incremento della tosse e della spossatezza, ma sono rimasti un po' sul vago, come per paura di spaventarlo. Lei mi puo' dare delucidazioni?
E ora una domanda alla quale temo di sentire la sua risposta: che risultato possiamo aspettarci da queste terapie? Cosa ci riservano i prossimi mesi?
Scusi la lunga lista di domande ma siamo molto spaventati e cerchiamo di trovare un lume di ottimismo in ogni parola pronunciata da una persona competente. La ringrazio ancora.
Cordialmente,
[#3] dopo  
Prof. Filippo Alongi
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Date le 6 settimane previste, suppongo che il trattamento abbia velleità radicali, insolita scelta, considerando questo stadio M1 riferito. Le dosi infatti radicali sono superiori ai 60 Gy e bisogna valutare il rapporto costo/beneficio rispetto ad un trattamento a dosi minori ma con finalità solo di debulking ossia di riduzione/decompressione locale (30-50 Gy)
Comunque ci faccia avere ulteriori dati su questo trattamento intrapreso per capire qualcosa di più.

Dr.Filippo Alongi