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Protesizzazione dell'anca

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  1. #1
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2008

    Protesizzazione dell'anca

    Egregi dottori,
    in seguito a persistenti dolori vaganti dal bacino al piede della gamba destra mi sono rivolto allo specialista ortopedico che mi ha prescritto esame radiologico con il seguente referto:

    “RXBACINO ortostasi e ANCHE:
    Creste illiache quasi allo stesso livello. Artrosi delle sacroilliache, spazi ridotti. Discreta coxartrosi destra. Addensamento delle superfici affrontate, alcuni geodi, spazio ridotto. Iniziali modificazione degenerative a sinistra.
    RX GINOCCHIO DX in ortostasi:
    Lieve varismo tibiale. Appuntimento degli spigoli articolari. Verosimile sclerosi metafisi aria del condilo femoro laterale. Spazi nei limiti”.

    Dopo la visita supportata dall’esame radiografico mi ha rilasciato il seguente certificato:
    “lombo sciatalgia dx in assenza di sintomatologia neurologica, gonalgia dx in artrosi femoro rotulea ed artrosi coxofemorale. Obiettivamente intrarotazione dell’anca dx dolorosa e ridotta come da sindrome da impingment”. Da rx anca e ginocchio dx notevola coxartrosi dx con deformazione della testa del femore e sdr impingment tipo cam. Prevedibile protesizzazione. Nel frattempo si alleviano i dolori con infiltrazioni di acido ialuronico (hyalgan) anca dx”.

    Oggi, al termine della terza infiltrazione, l’ortopedico mi ha consigliato di attendere gli esiti della cura per due mesi, al termine dei quali si deciderà per la protesizzazione oppure (nuova ipotesi di cura di cui non si era mai parlato) intervenire in artroscopia per ridurre il danno all’anca (non so esattamente con quali madalità).

    Dopo questa lunga elencazione, Vi chiedo un parere se è proprio necessaria la protesizzazione immediata oppure se mi conviene ripiegare sul trattamento in artoscopia ed attendere gli esiti.
    Preciso che sono un paziente di sesso maschile, pensionato di 69 anni che conduco una vita che ritengo sufficentemente attiva con frequenti lunghe passeggiate in montagna anche superando discreti dislivelli.

    Grazie per l’attenzione.




  2. #2
    Indice di partecipazione al sito: 448 Medico specialista in: Ortopedia

    Risponde dal
    2009
    Caro utente,

    è molto difficile rispondere alla Sua lecita domanda: "infiltrazioni, protesi o artroscopia?"

    Io mi occupo specificamente di chirurgia dell'anca, e l'artroscopia e la protesi non sono interventi "intercambiabili". Cioè non funziona che "se è poco grave artroscopia, se molto grave protesi".

    Le cose sono un pochino più complesse.
    Una artroscopia ha precise indicazioni e limiti, e io non mi azzardo mai ad eseguirla senza aver indagato opportunamente l'anca del paziente con una Artro-risonaza RADIALE dell'anca (o, se non disponibile, almeno con una normale risonanza con mezzo di contrasto), in maniera da capire esattamente se l'artroscopia è indicata e cosa ci si possa aspettare da essa.
    Inoltre ammetto di essere un po' sconcertato di fronte alle infiltrazioni....
    Le spiego il mio modo di vedere. Non esiste nessuna "scala di gravità" di un'unica malattia, in cui per la malattia lieve si comincia con le infiltrazioni e si arriva via via all'artroscopia e poi alla protesi.

    Per le infiltrazioni vale lo stesso discorso che Le ho fatto per l'artroscopia: le infiltrazioni funzionano BENISSIMO in ALCUNI particolari casi. In altri, invece, NON POSSONO funzionare.
    E dall'analisi della patologia e dalla corretta diagnosi, si può sapere in anticipio se le infiltrazioni saranno indicate o meno.

    Io prescrivo le infiltrazioni nelle forme infiammatorie, nelle artrosi consentriche o reumatiche. A patto, naturalemente, che siano eseguite a livello endoarticolare con l'ausilio di una guida ecografica (basta pungere un paio di millimetri più in là, e l'infiltrazione diventa inutile...)

    E' invece inutile prescrivere le infiltrazioni in tutti quei casi di artrosi polare con osteofiti, nei casi di displasia, nei casi di conflitto femoroacetabolare, nelle artrosi post-traumatiche, etc.... cioè in tutti i casi in cui il problema è di natura MECCANICA.

    Proprio per questo mi "stona" un pochino il discorso "se le infiltrazioni non vanno, facciamo l'artroscopia", dato che queste due procedure (molto diverse tra loro) hanno indicazioni altrettanto diverse tra loro, e molto raramente si sovrappongono.

    Detto questo, devo comunque ammettere di avere un netto svantaggio nei confronti del collega che L'ha visitata: non potendoLa visitare sto solo ragionando in linea teorica....


    Disitnti saluti


    Dr. Emanuele Caldarella
    Chirurgia dell'anca e del ginocchio
    emanuele.caldarella@medicitalia.it

  3. #3
    Utente uomo
    Iscritto dal
    2008
    Egregio dottore,
    vorrei chiarirLe una sola cosa:
    non è che l'ortopedico nel propormi le infiltrazioni ha inteso fare un primo tentativo per poi passare eventualmente all'artroscopia oppure alla protesizzazione, ma ha cercato solo di alleviarmi il dolore in attesa di prendere, o meglio che io prenda, la decisione di intervenire. (probabilmente perchè mi ha visto poco entusiasta ad accettare di farmi segare le ossa).
    Comunque La ringrazio molto della Sua risposta che ha contribuito a confermarmi che
    prima o poi dovrò decidermi.
    Grazie nuovamente




  4. #4
    Indice di partecipazione al sito: 448 Medico specialista in: Ortopedia

    Risponde dal
    2009
    Ok,

    infiltrazioni come "palliativo" nell'attesa dell'artroscopia. Ma il mio discorso non cambia:
    l'artroscopia corregge un problema meccanico (conflitto femoro-acetabolare). Le infiltrazioni non possono alleviare i sintomi di natura meccanica, ma solo i sintomi da iniziale assotigliamento cartilagineo. Tutto qui.

    Distinti saluti


    Dr. Emanuele Caldarella
    Chirurgia dell'anca e del ginocchio
    emanuele.caldarella@medicitalia.it

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