Utente 368XXX
Salve,
sfortunatamente mi trovo qui a sottoporre alcune mie perplessità riguardo la perdita di mio padre a seguito di un ricovero ospedaliero per emorragia acuta dovuta a rottura di una varice esofagea. Sarò breve ma ho bisogno di chiarimenti, in quanto dopo la morte la decisione mia e dei miei familiari è stata quella di non sottoporre ad esame autoptico, ma approfondire in un secondo momento tramite medico legale e cartella clinica. Lungi dal voler interpellare nella vicenda voi medici di MedicItalia, mi piacerebbe tamponare questo lasso di tempo prima di ulteriori approfondimenti in altra sede, con alcune delucidazioni sulla corretta terapia che si dovrebbe attuare in questi casi. Mio padre è stato accettato in pronto soccorso dopo aver vomitato sangue e con la pressione bassa 60-90. Gli è stato eseguito prelievo arterioso, esame endoscopico dal quale sono emersi una epatopatia (non sono entrati nel dettaglio, probabilmente causa delle varici esofagee) e un sanguinamento di una varice in prossimità del cardias. Mio padre è stato ricoverato con applicazione della sonda Sengstaken-Blakemore ma senza bisogno di trasfusione poichè emocromo ancora nei limiti. Sono state somministrate flebo di NaCl e glucosio con farmaco per inibire la pressione e bloccare l'emorragia (mi sembra somatostatina, ma non ricordo esattamente se fosse quello). Dopo poche ore non usciva piu sangue dal sondino e poco a poco usciva solo succo gastrico marroncino fino al giallo. C'è stata anche evacuazione di sangue digerito che si è esaurita dopo 24 ore. Dopo 36 ore i medici hanno deciso di sgonfiare i palloncini esofageo e gastrico della sonda. Per altre 12 ore mio padre ha tenuto il sondino sgonfio ma non essendoci nessun risanguinamento hanno sfilato anche il sondino. Hanno detto che avrebbe dovuto fare una terapia farmacologica per scongiurare la rirottura delle varici. Dopo poche ore dalla rimozione del sondino mio padre è deceduto senza che fossimo ahimè presenti in quel momento (era tornato in forze e non destava nessun segno di preoccupazione, l'unica cosa è che aveva sonno perchè a causa del sondino tossiva sempre e non aveva potuto dormire per 2 notti e piu). Abbiamo ricevuto la notizia e siamo andati all'ospedale. La causa del decesso è stata comunicata via telefono come "infarto". All'ospedale è stata comunicata verbalmente come "possibile infarto o embolia polmonare" (??? è possibile che la causa della morte venga definita a posteriori?). Mio padre non è mai stato cardiopatico e aveva il cuore a posto dopo un controllo effettuato un anno prima. Nel mio piccolo mi sono informato e ho visto che il sondino Sengstaken-Blakemore è solo una terapia temporanea e può causare complicazioni. Ma la legatura elastica delle varici? La scleroterapia? Se mio padre risanguinava se ne sarebbe accorto? L'unica mia sofferenza è che possa non essere stato fatto tutto quello che si doveva fare di prassi, che mio padre non sia stato monitorato adeguatamente. Vi ringrazio anticipatame

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Dr. Felice Cosentino
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Gentile utente mi unisco, prima di ogni cosa, al suo dolore per la perdita di suo padre.

Entrando in merito a quanto chiede, posso dirle, come lei stesso ha riferito, che non ë possibile analizzare on line gli eventi che hanno portato al decesso. Mi sento però di sostenere che l'impiego della sonda di Blakemore é una delle procedure (al pari della scleroteria e della legatura) previste per il tamponamento immediato del sanguinamento delle varici esofagee. Ovviamente si tratta di un presidio "ponte" verso il successivo e più mirato trattamento che sarà deciso dai medici specialisti.

Sul resto (monitoraggio, causa del decesso, ecc.) é impossibile pronunciarsi senza visione della documentazione clinica.

Un cordiale saluto.