Utente 116XXX
Egregi dottori,

ho un dubbio relativo alla cosiddetta sindrome retrovirale acuta da contagio da hiv.

Ho avuto un rapporto a rischio e due giorni dopo mi si sono manifestati i seguenti sintomi: diarrea acuta (anche 20-30 scariche al giorno), nausea, febbre altissima con un picco di 40 gradi, candidosi intestinale. Nausa e febbre sono scomparsi dopo 4 giorni, mentre la diarrea persiste da 4 settimane. Da qualche giorno ho anche un fastidio in corrispondenza di un linfonodo del collo, a dx del pomo d'adamo, quando deglutisco e quando dormo in posizione prona.

Ho letto che i sintomi della sindrome retrovirale acuta tendono a manifestarsi più tardi e generalmente non riguardano il tratto intestinale.
La mia domanda quindi è: i sintomi che ho avuto sono ascrivibili a una possibile sindrome retrovirale acuta considerando che si sono manifestati solo 2 giorni dopo il rapporto sessuale?

Inizialmente avevo pensato a una enterocolite mal curata ma ripensando a quei giorni non mi sento di escludere questa possibilità.

Cordialmente.
[#1] dopo  
Prof. Jose Ramon Fiore
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Gentile signore, la infezione acuta da hiv non si manifesta così precocemente e non regredisce così rapidamente. Mi sento pertanto di poterla tranquillizzare senza alcun problema. Cordiali saluti
[#2] dopo  
Utente 116XXX

Iscritto dal 2009
Egregio dott. Fiore,

un piccolo aggiornamento: in seguito a prelievo di sangue presso il reparto di infettivologia di un grande ospedale di Roma, e non senza una mia enorme sorpresa, il test Elisa per l'HIV è risultato positivo con un valore di 5,9. Il successivo Western Blot ha dato esito completamente negativo. Erano passati 26 giorni da quel rapporto che, ripensandoci, non era ad altissimo rischio e circa 23 giorni dall'esordio del virus intestinale.
Ora, la mia infettivologa mi ha detto che o c'era stata un'esposizione a una minima quantità di virus non sufficiente a infettarmi o il virus intestinale che avevo avuto, così violento da indebolire il mio sistema immunitario (il che spiega l'Herpes e la candidosi), ha falsato il test e che l'unico test da considerare è comunque il Western Blot.

Non Le nascondo la mia agitazione quando ho letto, nero su bianco, "positivo" scritto sul test, lo stesso che ripeto da anni (l'ultima volta sei mesi fa) e sempre con esito negativo.

Ora sono passati circa 40 giorni da quel rapporto: è vero che con i test ELFA di 4a generazione posso avere una risposta sicura al 99 %? La dottoressa mi ha consigliato di ripetere il test tra un mese, ma vissuto così sarà un periodo lunghissimo!

E ancora, è davvero possibile che non ci sia stata alcuna esposizione al virus Hiv e che il test sia risultato positivo solo per una reazione crociata con un altro virus?

Mi scusi per la prolissità ma sono davvero teso...