Molti ragazzi interpellano lo psicologo o l'andrologo lamentando un deficit dell'erezione e/o desiderio sessuale ipoattivo. Indagando sui comportamenti, si scopre che in molti casi è presente un uso o un vero e proprio abuso della pratica masturbatoria con l'aiuto di video porno di fronte al monitor.

Una volta problemi sessuali come questi non erano così frequenti nei ventenni, ma oggi si assiste a un aumento esponenziale di queste patologie. Sarà solo perché oggi se ne parla di più, che sembrano aumentate, oppure la torrenziale abbondanza di videopornografia a disposizione dei ragazzi (e delle ragazze) può realmente avere un ruolo nella genesi di tali disturbi?

Alcuni autori, ad esempio il Dr. Gary Wilson, dal cui articolo è stato tratto il presente, sostengono che se il cosiddetto effetto Coolidge non esistesse, non esisterebbe nemmeno la pornografia.

L'effetto Coolidge è un programma cerebrale molto antico, che può far scomparire l'esaurimento post-orgasmico in un batter d'occhio, se vi sono nei paraggi nuovi partner disponibili a essere fertilizzati. Senza di esso non esisterebbe pornografia. Tale automatismo biologico interpreta ogni nuova possibilità erotica - comprese quelle sullo schermo - come un'opportunità riproduttiva preziosa, attivando i comportamenti per mezzo di potenti agenti neurochimici.

Il fenomeno prende il nome da un aneddoto. Si narra che il presidente degli Stati Uniti Calvin Coolidge fosse stato condotto un giorno in uno stabilimento agricolo insieme alla moglie, e che i due avessero fatto tour separati. Quando la moglie del presidente giunse di fronte al recinto delle galline, chiese al suo ospite: “Ma il gallo monta le galline una sola volta al giorno?” Il proprietario rispose sorridendo: “Oh, no, Mrs. Coolidge, anche una dozzina di volte al giorno!” - “Eh, ditelo a mio marito!” esclamò la signora. Quando venne il turno del presidente di visitare il recinto, rivolse al proprietario la stessa domanda e poi un’altra: “Ma ogni volta con la stessa gallina?” - “No, ogni volta con una gallina diversa!” - “Eh, ditelo a mia moglie!” rispose il presidente.

Cosa succede se lasciamo cadere un topolino maschio in una gabbia in cui c'è una femmina ricettiva? All'inizio si ha un turbine sessuale inconsulto, poi gradualmente il maschio si stanca e smette. Anche se la femmina fosse ancora disponibile, lui è ormai esausto. Tuttavia, lasciando cadere nella gabbietta una nuova femmina ricettiva: Voilà! Il topolino resuscita e con galanteria si mette a fertilizzare anche lei. È possibile ripetere più volte questo processo, finché il povero topolino quasi muore per la stanchezza. Gli scienziati chiamano questo fenomeno effetto Coolidge, ed è stato osservato anche nelle femmine (Lester, Gorzalka, 1988).

Il topo corre dietro a ogni femmina che riesce a trovare per via dell'aumento di dopamina nel cervello. Nessun'altra cosa in natura riesce a far rilasciare tanta dopamina come il sesso, perché la prima cosa che i nostri geni vogliono, sopra ogni altra, è farsi strada nelle generazioni future. La dopamina impone al topo di non lasciare nessuna femmina senza essere fertilizzata.

La dopamina è il neurotrasmettitore che sta dietro alla risposta: "Lo voglio!", dietro qualunque motivazione. Senza di essa non c'importa di corteggiare, raggiungere il piacere, neanche di mangiare. Quando il livello di dopamina cade, altrettanto fa la motivazione. La dopamina è responsabile anche dei comportamenti di dipendenza e, quindi, del fatto paradossale che in questi casi il cervello diventa meno sensibile e più disperato perché ne vuole di più.

Tornando al topolino, dopo ogni copula con la stessa femmina il cervello secerne sempre meno dopamina. Dopo 5 volte gli ci vogliono 17 minuti per terminare. Il tempo necessario per arrivare all'eiaculazione aumenta, la quantità di dopamina rilasciata diminuisce. Ma se a ogni rapporto sostituiamo la femmina con un'altra nuova, riesce a compiere il suo dovere in 2 minuti o anche meno. La sua virilità viene rinnovata dal cervello come per magia, emettendo forti impulsi di dopamina in risposta a ogni nuovo partner.

Diversamente dai topi di laboratorio, negli esseri umani esiste il legame di coppia. Siamo programmati, in media, per crescere insieme i figli e trarre una buona quota di soddisfazione dall’unione di coppia. Ma l'effetto Coolidge è sempre in agguato anche dentro di noi e ci risveglia, quando il dovere chiama. Wilson cita il caso di un suo conoscente: "Ho smesso di contare le mie amanti arrivato a quota 350", confessa, "e credo ci debba essere qualcosa di profondamente sbagliato in me, perché perdo subito interesse sessuale verso le donne. Eppure alcune di loro erano davvero belle". In quel momento l'uomo era appena stato lasciato dalla terza moglie, ed era scoraggiato.

 

Pornografia su internet: effetto Coolidge con turbo

La videopornografia riesce a pungolare l’utente senza tregua, sbattendogli davanti “partner” sempre nuovi che lo forzano a rilasciare dopamina. Il resoconto di un utente fa capire il meccanismo: “Mi misi a collezionare un sacco di materiale porno, pensavo che avrei ammassato un enorme database di piacere. Ma non riesco a ricordare di essere mai andato indietro per riguardare materiale vecchio. La parte avvincente era sempre costituita dalla nuova pornostar, dal nuovo video, dalla nuova scena”.

Prevedibilmente, numerosi studi sulla pornografia hanno rilevato che topi ed esseri umani non sono così differenti in materia di stimolazione sessuale. Ad esempio, quando Koukounas e Over (2000) hanno mostrato lo stesso video porno ripetutamente, il pene dei soggetti maschi e i loro resoconti sono andati incontro a diminuzione progressiva dell’eccitazione. Il video alla fine diventava noioso, ovvero si aveva abituazione, che faceva rilasciare sempre meno dopamina al cervello dei soggetti.

Ma dopo 18 proiezioni, quando i partecipanti stavano quasi per addormentarsi, i ricercatori hanno aggiunto delle scene nuove alla 19a e 20a proiezione. Di colpo, i soggetti e i loro peni si risvegliarono (e le donne mostrano una risposta del tutto simile, vedi Meuwissen e Over, 1990).

La dopamina schizza in alto a ogni novità, specialmente di tipo sessuale. Alla parte più primitiva del nostro cervello non interessa se ne abbiamo già avuto a sufficienza: pretende risultati.

È ovvio che il maschio ha bisogno di tempo per riprendere potenza e vigore. Ma cosa accade agli utenti dell’internet porno? Quanti di loro indulgono in questo meccanismo perverso (è proprio il caso di dirlo) senza darsi delle pause di alcune settimane per recuperare? Dopotutto sul video c’è sempre qualche nuovo “partner” che desidera essere fertilizzato.

La risposta è che quando gli uomini con deficit erettile indotto dalla pornografia smettono di farne uso, sperimentano uno snervante periodo piatto, senza eccitazione o erezione (“Help!”, 2011). Appena tolto il piede dall’acceleratore, la libido si addormenta per un periodo che può durare settimane o addirittura mesi.

 

La novità può far sembrare il partner meno attraente

La dopamina non è rilasciata solo in risposta alla novità. Quando una cosa è più eccitante del previsto, il circuito cerebrale della ricompensa emette dopamina e funziona a pieno regime. E il porno online è sempre in grado di dare qualcosa d’inaspettato e più trasgressivo.

Di contro, il sesso con la persona amata non sempre è migliore né più variato di quanto ci si possa aspettare, anche se fornisce altri e più morbidi tipi di ricompensa. Purtroppo la parte primitiva del nostro cervello dà per scontato che la quantità di dopamina sia uguale al valore di uno stimolo, anche quando ciò non è vero.

Riassumendo: troppa stimolazione artificiale può far sembrare il proprio partner come fosse un piatto freddo.

Secondo uno studio del 2007 (Mishra) la semplice esposizione a foto di donne sexy è in grado di far sì che un uomo svaluti la propria partner reale, attribuendole punteggi inferiori non solo riguardo all’attrattività fisica, ma anche per calore e intelligenza. Inoltre, uno studio del 2006 (Zillmann, Bryant) ha riportato meno soddisfazione dal rapporto con il partner in termini di minor affezione, apparenza, curiosità sessuale e performance dopo l’uso di pornografia.

Fino a qualche decennio fa l’attività sessuale con un essere umano in carne e ossa forniva più gratificazione del masturbarsi di fronte al paginone centrale di Playboy. Dopo che Miss Luglio era stata “fertilizzata” a dovere, veniva a noia e le sue curve non facevano più produrre tanta dopamina. Bisognava aspettare fino a Miss Agosto. Dopo sono arrivati i videonoleggi. Ma quante volte poteva essere interessante lo stesso video?

Ma ora la videopornografia su internet regala sfracelli a un semplice click del mouse. È possibile mettersi a caccia (un’altra attività che produce dopamina) per ore, sperimentando più nuovi “partner” in 10 minuti di quanti i nostri antenati cacciatori-raccoglitori potevano trovarne in una vita intera. Un colpo di dopamina dopo l’altro, è possibile raggiungere uno stato mentale alterato simile a quello dei drogati.

Un utente: “Mi sono masturbato davanti alle immagini fotografiche (non video) da quando ero adolescente, ma non ho mai avuto problemi d’erezione fino a 6 anni fa. Il problema è cominciato con l’accesso ai video gratis in internet. Via via che la velocità di connessione andava aumentando, anche la disponibilità di materiale cresceva, fino a superare la mia capacità di starci dietro. Il mio cervello è finito per ricollegarsi in modo da eccitarsi solo di fronte al porno. Sto con una donna meravigliosa e attraente da 4 anni, eppure mi rendo conto di andare incontro a un declino progressivo della libido e a un aumento del deficit erettile.”

Lo sentiamo spesso: “La pornografia c’è sempre stata e non ha mai fatto male a nessuno”. Ma l’affermazione perde del tutto significato una volta che si comprenda come funziona il sistema di ricompensa dopaminergico del cervello. Oggi le connessioni internet 24 ore su 24, 7 giorni su 7 non solo permettono di soddisfare qualunque appetito, ma di andare oltre tale appetito, con conseguenza anche molto spiacevoli.

Per alcuni la masturbazione su internet finisce per diventare più eccitante del sesso reale: “Noi masturbatori cronici indulgiamo nella pratica di arrivare ripetutamente al limite dell’orgasmo senza raggiungerlo (edging). Sosteniamo livelli altissimi d’eccitazione per ore. Io ad esempio partecipo in diversi gruppi di discussione sulla masturbazione e sono moderatore di uno di essi. Molti di noi arrivano a smettere di fare sesso con il partner, anche quando questi rimane disponibile e desideroso. Abbiamo anche coniato un termine, impotenza copulatoria, per il fenomeno di riuscire ad avere un’erezione su internet, ma non con il partner”.

 

C’è l’effetto Coolidge alla base del declino del maschio moderno?

Se non si capisce il funzionamento dell’effetto Coolidge, questo meccanismo nascosto che impone di schiacciare sull’acceleratore anche quando se n’è avuto più che abbastanza, è difficile fare il collegamento fra una libido insaziabile e il fatto che il cervello risponde di meno a causa del sovraccarico di dopamina. Può sembrare come se la nostra libido fosse insaziabile, ma la situazione è paradossale perché il potente afrodisiaco porno sulle prime può sembrare la risposta a ogni problema di sesso.

La realtà, tuttavia, è che l’insoddisfazione indotta dall’uso del porno spinge a cercare sempre nuove stimolazioni. Un’indicazione che il termostato è andato fuori fase è quando non si può fare a meno del porno per avere un’erezione o raggiungere il piacere. Eppure è la pura verità: una volta gli uomini si masturbavano e raggiungevano all’orgasmo anche senza porno.

Altri segni sono: irrequietezza, irritabilità, insoddisfazione, bisogno di sesso più piccante, trovare il partner reale meno attraente di internet, bisogno di materiale più estremo. Il termine tecnico è tolleranza, ovvero l’instaurarsi di un processo di vera e propria dipendenza, che richiede dosi di stimolazione sempre maggiori.

 

Quindi cosa si deve fare nell’immediato?

È necessario smettere del tutto di fare uso di pornografia e di masturbarsi, evitando di mettersi alla prova, di fare confronti con gli altri. Accettare totalmente e con pazienza che per qualche tempo la libido sarà come morta, confidando che, se non sono in corso patologie di altra natura, essa ritornerà.

 

Può essere necessario l’aiuto specialistico?

Sì, per vari motivi.

Specie se l’abitudine di masturbarsi con l’aiuto di videopornografia è radicata fino al punto da costituire una vera e propria dipendenza, può essere difficile all’inizio rinunciarvi completamente. Ricordiamo che il meccanismo cerebrale implicato è lo stesso delle dipendenze da sostanze e, come tutti i comportamenti compulsivi basati sul piacere, può resistere energicamente prima di essere spezzato. Lo psicologo psicoterapeuta può quindi insegnare delle strategie per superare l’ostacolo con più facilità.

Inoltre, quando la persona che ha sviluppato una dipendenza da porno online smette, inizia a sperimentare dopo circa una settimana un periodo dove il desiderio sessuale sembra scomparso del tutto. È facile comprendere il disappunto che può sorgere quando la mente vuole, ma il corpo non reagisce. Il periodo può durare settimane o mesi e può essere difficile, senza un supporto specialistico, mantenere il coraggio e la motivazione per perseverare senza ricadute.

Durante il periodo di “disintossicazione” e recupero della normale funzionalità dell'erezione e del desiderio, vi sono numerosi fattori che possono contribuire al successo o al fallimento: il numero di orgasmi, la masturbazione (senza video porno), la qualità delle fantasie sessuali che si hanno, il tipo di relazione che si mantiene con il partner, il metterlo o meno al corrente del processo che si sta attraversando, le ricadute e così via. Per tutti questi motivi - e altri ancora - l’ausilio psicologico/psicoterapeutico può rivelarsi decisivo per il recupero di una sessualità piena, soddisfacente e normale.



Fonte: Porn, Novelty and the Coolidge Effect. 2011. Psychology Today, online.

 

Bibliografia:

  • (“Help!”) "HELP! I quit porn, but my potency, genital size, and libido are decreasing". 2011. Your Brain On Porn, online.
  • E. Koukounas, R. Over. 2000. Changes in the magnitude of the eyeblink startle response during habituation of sexual arousal. Behavioral Neural Biology.
  • G. L. Lester, B. B. Gorzalka. 1988. Effect of novel and familiar mating partners on the duration of sexual receptivity in the female hamster. Behav Neural Biol. Behavioral Neural Biology.
  • I. Meuwissen, R. Over. 1990. Habituation and dishabituation of female sexual arousal. Behaviour Research and Therapy.
  • S. Mishra. 2007. Sexy Strangers Sway How Men See Mates. Evolution and Human Behavior.
  • D. Zillmann, J. Bryant. 2006. Pornography's Impact on Sexual Satisfaction. Journal of Applied Social Psychology.