L'ipocondria è una preoccupazione intensa e persistente delle malattie: come gestirla? Quali i trattamenti indicati?

Che cos’è l’ipocondria?

Secondo il Dizionario della Lingua Italiana Devoto Oli (2003) il termine ipocondria, che deriva dal greco hypokhòndrios (hypo = sotto e khòndrion = cartilagine; l’ipocondrio è la parte superiore e laterale della cavità addominale, regione nella quale si presumeva avesse sede la malinconia) viene utilizzato per definire “l’atteggiamento psichico caratterizzato da una costante apprensione per la propria salute e dall’ansiosa o addirittura ossessiva tendenza a sopravvalutare i minimi disturbi” (pag. 1093).

Un’ulteriore definizione viene proposta dal Dizionario di Psicologia (a cura di Arnold, Eysenck e Meili) secondo il quale “il malato accusa dolori o disturbi non solo allo stomaco, come farebbe pensare la derivazione etimologica della parola, ma in tutto il corpo. Propriamente la “corporalità”, il corpo in quanto “animato”, è malata nel suo complesso”.

L’ipocondria è un disturbo d’ansia, la quale, come abbiamo visto nel Minforma dedicato all’ansia (per un approfondimento vedi l’articolo sull'ansia) è un’emozione ed è una parente stretta della paura.

L’ansia e la paura sono due emozioni simili nella loro manifestazione fisiologica (attraverso sintomi fisici quali tachicardia, respirazione affannosa, sudorazione, senso di nodo alla gola, ecc.), entrambe sono la reazione ad una “minaccia” ma differiscono sostanzialmente perché:

  • la paura è una reazione emotiva ad un pericolo reale
  • l’ansia è una reazione emotiva ad un pericolo percepito, non così ovvio agli occhi degli altri

In effetti a tutti è capitato di sentirsi preoccupati per la propria salute almeno una volta nella vita. Durante gli studi universitari spesso mi è capitato di pensare di avere questa o quella malattia: io ho studiato Psicologia, pensate ad uno studente di Medicina!

Ogni segno fisico viene riconosciuto come sintomo di una malattia. Ma nella maggior parte dei casi queste sensazioni passano senza lasciare traccia. Alcune persone invece sono molto più sensibili ai temi della salute e delle malattie, e quindi passano intere giornate a valutare costantemente i segni del proprio corpo, a chiedere continue rassicurazioni al proprio medico, a “sentirsi addosso” tutte le malattie degli altri (“Sicuramente quella malattia verrà anche a me!”) oppure a preoccuparsi che questo possa accadere ad una persona cara.

In poche parole, l’ipocondria ci rende ossessionati dalle malattie.

Qual è il meccanismo che mantiene l’ipocondria?

Durante il corso della vita in ognuno di noi si formano particolari schemi mentali (detti anche schemi cognitivi) legati a temi quali:

  • salute
  • benessere
  • malattia
  • sofferenza
  • morte

Tali schemi possono rimanere silenti per molti anni. Ad un certo punto, però, un evento critico come la malattia o la morte di una persona cara può riattivare improvvisamente questi schemi.
Ciò determina nella persona un improvviso aumento dell’attenzione rivolta al proprio corpo, al punto che sintomi fisici fino a poco prima ignorati divengono presenti e disturbanti.
La presenza di tali sintomi viene ovviamente interpretata in modo catastrofico.

Questa interpretazione aumenta l’ansia: se penso che il mio mal di gola sia segno della presenza di un tumore maligno non posso che provare ansia ed agitazione.
Tali reazioni emotive (ansia, paura, agitazione, preoccupazione) determinano a loro volta un aumento dei comportamenti di:

  • auto-controllo corporeo (ricerca continua di sintomi)
  • rassicurazione (visite mediche, ricerche su internet, ecc.)
  • evitamento (cercare di non parlare di malattie, evitare gli ospedali ed i medici, ecc.)

Più esercito l’auto-controllo corporeo più sarà probabile che io trovi dei sintomi corporei, che mi spaventeranno, ecc., dando luogo ad un circolo vizioso di questo tipo:

Esperienze precedenti

Schemi mentali

Morte o malattia di qualcuno

Riattivazione degli schemi mentali

Ricerca di sintomi fisici

Interpretazione catastrofica dei normali sintomi fisici

Ansia

Aumento dei comportamenti di auto controllo, rassicurazione ed evitamento

 

E’ frequente tra chi soffre di ipocondria la formazione di vere e proprie fantasie relative al proprio corpo difettoso e mal funzionante: queste persone riescono a visualizzare l’immagine del proprio cervello infestato dalle cellule tumorali, oppure del proprio cuore che batte all’impazzata, piuttosto che di un’arteria ostruita che si gonfia in modo pericoloso.
Questo tipo di fantasie ovviamente sono molto disturbanti, e la persona cerca in ogni modo di scacciarle.

La medicina è infallibile oppure no?

Il meccanismo appena descritto si sedimenta profondamente in chi soffre di ipocondria, ma da dove deriva?
Questo tipo di automatismo viene rinforzato dall’idea che la medicina è fallibile: tutto quello che vediamo in TV, che leggiamo sui giornali o che ci viene raccontato dagli amici colpisce la nostra immaginazione, e più volte nel corso della nostra vita siamo arrivati a pensare al medico come ad una figura incompetente, che non sa fare il proprio lavoro e che sadicamente gioca con la vita degli esseri umani.

L’ipocondriaco è profondamente convinto che tutti i medici che incontrerà nella propria vita saranno degli incompetenti, non saranno perfetti, e sicuramente non capiranno davvero l’origine del suo “male”: egli sente che le procedure diagnostiche con lui non funzioneranno, e se esiste un margine d’errore sicuramente toccherà a lui. E’ chiaro che, a questo punto, chi soffre di ipocondria è terrorizzato dalle malattie, poiché si sente totalmente indifeso.

Se siete ipocondriaci probabilmente passate intere ore pensando che, prima o poi, entrerete nella classifica degli sfortunati: la diagnosi medica funziona quasi sempre, e voi sicuramente fate parte del quasi! Nel vostro caso sentite che la diagnosi non funzionerà, i medici (numerosi) che avete incontrato sicuramente si sono sbagliati, e non hanno capito completamente l’origine dei vostri sintomi, anzi, senza dubbio vi stanno sottovalutando.

Per questo motivo vi sentite spinti a chiedere pareri a medici diversi, oppure passate molto tempo davanti al vostro computer alla ricerca del sintomo che di certo confermerà i vostri dubbi.
Probabilmente vi siete già prefigurati il futuro nefasto che vi attende, e siete già in grado di immaginarvi le parole che i vostri parenti ed amici spenderanno per voi:
“Poverino, era così giovane…”
“Poverino, fino a qualche giorno prima non aveva nulla, e poi improvvisamente…”
“Poverino, c’era una probabilità su 100 che quel sintomo fosse legato ad una brutta malattia ed è toccata proprio a lui…”

Il turismo medico

In questo caso avere paura è il minimo che vi possa capitare, ed è per questo che le persone ricercano conferme e rassicurazioni in continuazione, andando a fare numerose visite specialistiche. Questa forma di turismo medico vi porterà a vagabondare tra decine di studi medici sparsi attorno al vostro territorio: alcuni di voi hanno anche fatto il salto di qualità, andando a far visita al Super Professore che riceve a 500 km di distanza (e che di solito costa un occhio della testa…).

Probabilmente avete già cambiato il vostro medico di famiglia, oppure ci state pensando già da tempo perché sotto sotto non vi convince del tutto. Ogni volta che andate da lui sentite di non venire presi sul serio, e pensate che non sta prendendo in adeguata considerazione i vostri sintomi.

La possibilità di accedere con facilità ad informazioni di tipo medico, ad esempio facendo delle ricerche in rete, negli ultimi anni ha di certo peggiorato le cose: chi ha paura delle malattie, e magari non si fida completamente del proprio medico, non resiste alla tentazione di verificare in internet se il tal sintomo significa solo quello che ha detto il medico, oppure se in realtà quel sintomo nasconde qualcosa di brutto, che il medico stesso ha sottovalutato.

Ovviamente in internet chi cerca trova, e quindi la mezza frase ambigua, quella che farà aumentare i vostri dubbi e le vostre incertezze, alla fine la trovate. A questo punto la ricerca riparte, le ore davanti al PC si accumulano, le pagine visitate non si contano più: siete diventati dei veri e propri turisti medico-virtuali.

Anche le rassicurazioni del vostro compagno/a o del vostro parente non bastano più. Dentro sapete che state esagerando, ma le paure sono più forti di questa consapevolezza, sono più forti di voi. Sapete che i vostri parenti e amici sono esasperati, non ce la fanno più, e per questo vi sentite in colpa: siete come sospesi tra la paura incontrollabile di poter avere una malattia e gli sforzi per non pesare con le vostre “paranoie” sugli altri, e questo vi rende ancor più depressi.

Quando preoccuparsi dell’ipocondria?

Se leggendo questo articolo avete “sentito” di ritrovare in parte voi stessi probabilmente siete ipocondriaci. Anche se tutti più o meno siamo preoccupati per la nostra salute (perché fondamentalmente teniamo alla nostra vita) alcuni tendono a perdere il controllo, e questo determina un decisivo aumento dell’ansia.

In generale dovreste preoccuparvi di curare la vostra ansia e la vostra ipocondria se ogni giorno (o comunque la maggior parte dei giorni di una settimana):

  • controllate il vostro polso
  • vi toccate le carotidi
  • state attenti a quando il cuore accelera il battito (tachicardia)
  • controllate la deglutizione
  • toccate continuamente parti del vostro corpo alla ricerca di qualcosa di anomalo
  • verificate se nelle feci o nelle urine vi è presenza di sangue
  • valutate il vostro livello di stanchezza muscolare
  • evitate il più possibile i discorsi relativi a morte per malattia
  • navigate in internet per ore alla ricerca di informazioni mediche, ecc.

 

Cosa fare? Trattare l’ipocondria con la Terapia Cognitivo-Comportamentale

Nell’articolo http://www.medicitalia.it/02it/notizia.asp?idpost=42293 abbiamo visto che, secondo le linee guida pubblicate nell’aprile 2007 dal National Institute for Health and Clinical Excellence :

“The interventions that have evidence for the longest duration of effect, in descending order, are:
1) psychological therapy (CBT)
2) pharmacological therapy (an SSRI)
3) self-help (bibliotherapy based on CBT principles)”

Ovvero che gli interventi terapeutici che permettono di ottenere maggiori risultati (in termini di migliori effetti a lungo termine) sono in ordine di importanza:

  • La psicoterapia (Terapia Cognitivo Comportamentale)
  • La terapia farmacologica
  • L’auto-aiuto (biblioterapia basata sui principi della TCC)

Lo scopo della psicoterapia cognitivo-comportamentale è quello di insegnarvi a gestire l’ansia, e questo avviene attraverso due fasi, chiamate “comprensione” ed “esposizione”.

Le due fasi, come si può notare, rispecchiano la radice del nome di questa psicoterapia: cognitivo, ovvero relativo al pensiero, e comportamentale, ovvero relativo all’atto. Secondo questa prospettiva esiste una correlazione tra il pensiero ed il comportamento: modificando il primo andrò a sostituire anche il secondo, e viceversa.

Nelle prime fasi della TCC (Terapia Cognitivo-Comportamentale) viene aiutato il paziente a comprendere questo particolare legame. Uno dei primi obiettivi nella TCC dell’ansia è sostenere il paziente nella comprensione della propria ansia, quali sono i propri meccanismi di attivazione dell’ansia stessa. Nelle sedute il terapeuta sostiene il paziente in questa fase di apprendimento attraverso l’ausilio di spiegazioni, schemi, grafici, schede di registrazione.

ondimeno, altro aspetto fondamentale che fa della TCC un potente strumento terapeutico nella gestione dei disturbi d’ansia è l’esposizione: con questo termine si intende quell’insieme di strategie comportamentali che aiutano il paziente ad avvicinarsi gradualmente alla situazione temuta, sino a che questa perda quella connotazione angosciante che spinge l’ansioso all’evitamento.

Se imparate a confrontarvi con la vostra ansia in modo graduale, determinato e per un periodo abbastanza lungo essa tenderà ad attenuarsi. Attraverso l’esposizione si induce il paziente a fare il contrario di ciò che egli normalmente farebbe, ovvero evitare ciò che più teme.

Se la prima volta fuggiamo dalla situazione temuta molto probabilmente faremo lo stesso anche le volte successive, e questo non farà altro che aumentare la nostra ansia. Questo non significa che basta incoraggiarvi ad affrontare la cosa che più temete: familiari e amici sicuramente l’hanno già fatto, ma in voi è scaturito l’effetto opposto.

Quasi tutte le persone che sanno dei vostri problemi continuano a dirvi di non preoccuparvi delle malattie. Se queste rassicurazioni funzionano, non avete bisogno di una psicoterapia.