La persona ortoressica è ossessionata dall’idea di nutrirsi in modo “corretto”.

Si tratta di un disturbo del comportamento alimentare (che però per ora non compare nel DSM) meno conosciuto e meno studiato rispetto all’anoressia e alla bulimia, che può diventare ugualmente pericoloso, anche perchè altrettanto subdolo. Così come per gli altri DCA, anche l’Ortoressia colpisce più frequentemente il sesso femminile.

Il termine deriva dal greco: orthòs = giusto e oréxis = appetito

In effetti, la persona ortoressica è ossessionata dall’idea di nutrirsi in modo “corretto” e tende a privilegiare solo alcuni cibi, escludendo tassativamente gli altri, esponendosi così a rischi nutrizionali notevoli.

Alla base di questo disturbo c’è un meccanismo ossessivo che porta a seguire rituali dietetici particolari sempre più complicati (es. mangiare solo cibi cotti e concentrarsi su di essi in silenzio, masticando anche fino a 100 volte ogni boccone) tanto da diventare invalidanti.

Sostanzialmente, così come nell’Anoressia Nervosa e nella Bulimia Nervosa il problema è la quantità di cibo (poco o troppo), nell’Ortoressia il problema è la qualità: è incalcolabile il tempo utilizzato per analizzare le tabelle nutrizionali dei vari cibi, anche per cercare di annullare i rischi di contaminazione che spesso sono fonte di grande preoccupazione.

Una persona che soffre di ortoressia mangia principalmente perché è un dovere, oppure per rispondere a determinati bisogni (es. mantenersi in salute, prevenire la stipsi, prevenire il tumore...), non per il piacere di gustare le pietanze, per scoprire nuovi sapori o per il piacere della convivialità che caratterizza i momenti dei pasti.

Il problema tende a peggiorare col tempo, anche perché le regole diventano sempre più restrittive. Inoltre di solito si tende all’isolamento, da un lato per non mostrare agli altri i propri “strani” rituali, dall’altro perché difficilmente famigliari o amici rispettano le ferree regole di chi è ortoressico.

In caso di trasgressione alle regole autoimposte, subentra un forte senso di colpa, che porta ad un ulteriore loro inasprimento, con l’attivazione di un rischioso circolo vizioso.

Il primo a parlare di Ortoressia è stato nel 1997 Steve Bratman, che ha anche ideato un test da autosomministrarsi per valutare se si è affetti da tale problematica.

Nel nostro Paese, il test ORTO-15 è stato validato sulla popolazione italiana da Donnini et al. (2004-2005), con il supporto della Facoltà di Scienze Alimentari dell’Università la Sapienza di Roma e dell’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del CNR di Avellino.

È una problematica da non sottovalutare, per la quale è spesso opportuno intraprendere un percorso psicoterapeutico, in modo da lavorare in particolare sugli aspetti ossessivo-compulsivi di personalità ad essa collegati.