L'articolo vuol essere uno spunto di riflessione su quella che ormai viene definita una vera e propria "epidemia" dei paesi industrializzati: l'obesità!

Introduzione

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’obesità è una malattia e come tale, in quanto dannosa se non pericolosa per la salute, va trattata.
Addentrarsi nell’immensa sfera dell’obesità non è lo scopo di questo articolo, ma è fondamentale chiarire la differenza tra un leggero sovrappeso, risolvibile con soluzioni semplici e pratiche e un’obesità vera e propria, che va affrontata seriamente e curata.

Alla base dell’obesità esiste sicuramente un eccesso di grasso, che si concentra nell’organismo quando si rompe l’equilibrio tra l’energia assorbita con il cibo e quella consumata per le attività vitali.
Per questo, la diffusione dell’obesità nelle razze umane non è casuale e ciò può fornire informazioni sull’impatto dell’ambiente nella sua patogenesi.

Infatti, essa è:

  • rarissima nelle popolazioni primitive, ma la sua incidenza aumenta rapidamente nelle fasi di modernizzazione;
  • la prevalenza dell’obesità è differente nelle diverse classi sociali.



Generalità

Nel tempo l’obesità è stata classificata in vari modi: armonica e disarmonica, stenica e flaccida, statica e dinamica, ginoide e androide.
Attualmente, gran parte di queste classificazioni ha perduto importanza sul piano fisiopatologico e mantiene un valore descrittivo, anche se resta clinicamente valida la distinzione di obesità ginoide e androide.

Questa distinzione dipende dalla localizzazione del grasso: se concentrato al di sotto del punto vita cingendo i fianchi, le cosce ed i glutei (obesità ginoide) o se localizzato sull’addome, il tronco, il dorso e la zona sottoscapolare (obesità androide).

L’obesità ginoide è di solito meno aggressiva, perché predomina quasi sempre il mite grasso sottocutaneo, che si limita a fare la parte di deposito energetico, un po’ troppo carico.

Nell’obesità androide, invece, il grasso viscerale può farla da padrone, perché molto attivo ed aggressivo.

Inutile dire che è proprio quest’ultimo il nemico giurato del paziente obeso, perché la sua azione può sfociare in pesanti danni per l’organismo: aumento dei trigliceridi, aumento dei livelli di colesterolo (cattivo) LDL, riduzione dei livelli di colesterolo (buono) HDL, predisposizione al diabete di tipo 2, rischi elevati per patologie cardiovascolari (ipertensioni, infarti, ictus), ecc. .

 

Cause

Per anni sono state valutate tutte le possibili cause dell’obesità, evidenziando non solo quelle genetiche, ma anche sociali, culturali e psicologiche; così per alcuni soggetti l’obesità dipenderà principalmente da fattori socio-economici ed ambientali; per altri il fattore principale sarà le caratteristiche ereditarie e genetiche; mentre in altri casi l’origine sarà da ricercare in problemi comportamentali e psicologici.

Le cause favorenti l'obesità sono determinate dai seguenti fattori:

  • fattori genetici (alterazione della termogenesi, alterazione del controllo dell’appetito, deficit dei meccanismi ossidativi dei grassi);
  • fattori congeniti (influenza di fattori nutrizionali od endocrini che agiscono durante la vita intrauterina, come la malattia diabetica o l’obesità materna);
  • fattori acquisiti o ambientali (errate abitudini alimentari, sedentarietà, malattie intercorrenti – ipotiroidismo, insulinoma, ovaio policistico, lesioni del Sistema Nervoso Centrale -, farmaci oressigeni come ansiolitici, antidepressivi ed antistaminic assunti per lunghi periodi);
  • fattori psicologici.



Terapie

Poiché l’obesità è la risultante di un rapporto positivo tra introito calorico e dispendio energetico, è scontato che l’approccio terapeutico fondamentale deve mirare alla restrizione dell’introito calorico e all’aumento del consumo di energia.

Per la riduzione dell’assorbimento di energia si adottano le seguenti terapie:

  1. dietetica (costituisce l’intervento terapeutico fondamentale con regimi alimentari ipocalorici naturali, bilanciati e strettamente personalizzati);
  2. farmacologica (sostanze che riducono l’assorbimento intestinale di nutrienti e anoressanti, utilizzate in pazienti con obesità medio-gravi refrattari al trattamento dietetico e con patologie associate);
  3. chirurgica (inducendo malassorbimento per riduzione della superficie intestinale assorbente o precoce senso di sazietà per riduzione del volume gastrico);
  4. psicologico-comportamentale (conferisce al paziente obeso la capacità di controllo del suo problema di eccessiva alimentazione intervenendo sui problemi psichici che lo determinano).

Per l’aumento della spesa energetica, l’utilità dell’attività fisica non è solo dovuta al dispendio di energie ma anche al miglioramento dell’utilizzazione muscolare dei carboidrati. Inoltre, associata ad una dieta ipocalorica permette un risparmio di massa proteica.