Al Congresso mondiale della “Society for Neuroscience” che si è svolto a Washington dal 12 al 16 Novembre 2011, è stato presentato uno studio Italiano, realizzato dall'Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibfm-Cnr) di Milano-Segrate in collaborazione con l’Istituto di Psicobiologia dell'Università di Milano-Bicocca, dal quale emerge che la nicotina è in grado di espandere le capacità della cosiddetta “memoria di lavoro” (working memory), limitando però nel cervello umano alcuni processi legati alla scelta e all'avvio del movimento.

I risultati confermano le scoperte della ricerca neurobiologica sui modelli animali, che evidenziano il ruolo cruciale della nicotina nel trattamento dei principali sintomi del Parkinson, come le discinesie motorie e i disturbi della memoria.

Sono stati studiati un gruppo di giovani fumatori e non-fumatori, bilanciati dal punto di vista dello stato psicofisico e del livello culturale, e la sperimentazione si è svolta in prove atte a:

1. Testare i meccanismi cerebrali di orientamento selettivo dell'attenzione visuo-spaziale e il tempo di reazione.

2. Indagare la memoria di lavoro, cioè la capacità di trattenere temporaneamente le informazioni appena apprese al fine di riutilizzarle.

3. Verificare la pianificazione motoria in base a stimoli diversi.

Durante l'esecuzione dei compiti l'attività bioelettrica cerebrale dei volontari veniva registrata utilizzando dei sensori per consentire di monitorare il variare della funzionalità cerebrale in funzione dei compiti e della stimolazione visiva:

1. Nel compito d'attenzione visuo-spaziale non si è registrata alcuna differenza tra i due gruppi nella velocità di risposta agli stimoli.

2. Nel doppio compito attentivo-mnemonico i fumatori, in media, sono stati più veloci, mostrando anche molte meno omissioni di risposta, ma risultava più lento nel compito di programmazione e decisione motoria.

3. Con immagini di risonanza magnetica tridimensionali, inoltre, è stato possibile evidenziare il ruolo fondamentale svolto dai neuroni frontali e prefrontali dell'emisfero destro nella capacità di gestire un aumento del carico di lavoro e nell'espansione della “memoria di lavoro” indotte dai livelli plasmatici di nicotina.

In precedenza, studi di manipolazione genetica nell'animale avevano evidenziato che i topi knokout privi della sub-unità a5 dei recettori nicotinici presenti nella corteccia prefrontale, in condizioni di carico di lavoro mentale manifestavano, rispetto ai topi normali, un deficit attentivo-mnemonico nonostante il trattamento con nicotina.

Questo primo studio degli effetti sulla memoria nell'uomo da parte della nicotina apre interessanti prospettive per il suo utilizzo terapeutico per le discinesie e per i problemi di memoria del Parkinson, e nel trattamento dell'Alzheimer.