Secondo un rapporto pubblicato da Coldiretti nel giorno di San Faustino, emerge un dato molto particolare che riguarda lo stato delle relazioni sentimentali nel nostro paese.
In Italia sono ben 7,7 milioni le persone single, quasi una persona su tre costituisce quindi una famiglia "unipersonale", con un aumento del 41% di "singletudine" negli ultimi dieci anni.

Secondo il rapporto in questione, una persona single spende in media ben il 66% in più rispetto ai componenti di una famiglia "tipo", il cui numero medio di componenti è sceso dal 3,4 del 1971 al 2,3 odierno. Le spese che gravano maggiormente sul bilancio sono legate perlopiù a cibo, affitto, combustibili e trasporti. 

Se stare da soli "costa" di più a livello sia economico che emotivo, come mai questo fenomeno è in costante aumento? Proviamo a suggerire alcune ipotesi.

Il primo spunto di riflessione ci giunge dal sociologo Zygmunt Baumann, il quale sottolinea come oggigiorno ci troviamo a tutti gli effetti immersi in una "società liquida", fatta di relazioni vacillanti, incerte, fluide come l'acqua appunto.
Una società dove si parla e si investe sempre meno nelle relazioni e nei legami, e sempre più nelle reti e nelle connessioni, che ci consentono di collegarci (ed anche di staccarci) con la medesima facilità e rapidità.

Un altro input ci arriva dalla riflessione riguardo all'immagine sociale del single. Se negli passati infatti questa visione della persona "singola" veniva associato ad una visione di solitudine, pesantezza, di persona "che ha qualcosa che non va", oggi assistiamo quasi ad una rivalutazione e rivendicazione della "singletudine" come ideale di libertà, leggerezza, autonomia, indipendenza, possibilità di essere sempre aperti a nuove connessioni appunto.

In tal senso i social network favoriscono e consentono la percezione di sentirsi continuamente in contatto ma mai realmente legati.