Da tempo sappiamo che la tendenza al perfezionismo correla in qualche modo con un maggior rischio sucidario. Ma, in base a quanto afferma Gordon Flett della York University, probabilmente questa correlazione è molto più stretta di quanto si possa sospettare.

 

Ogni anno nel Mondo muoiono volontariamente oltre 1 milione di esseri umani. In Italia, secondo i dati ISTAT, nel 2011 sono morte per suicidio oltre 4000 persone (e altrettanti sono stati i tentativi suicidari, almeno quelli noti ai Carabinieri e alla Polizia di Stato). Di queste, 3186 sono di sesso maschile.

L'AIDS fa molta più paura, se ne parla di più ma miete molte meno vittime (795 nel 2011, di cui 615 di sesso maschile). 

Il suicidio è un evento drammatico, seppur "sotterraneo". I giornali e le tv ne parlano il meno possibile, anche se negli ultimi mesi grazie alla crisi economica mondiale filtrano più frequentemente notizie attraverso i media.

Dalla York University viene lanciato un nuovo allarme: in alcune categorie professionali vi è una maggiore probabilità di morire per causa autolesiva.

I più a rischio sarebbero i medici, gli avvocati, gli architetti e altre posizioni che prevedono ruoli di leadership (con grandi responsabilità). Tutte professioni in cui la precisione ed il perfezionismo rappresentano una parte fondamentale.

Il comportamento suicidario è un atto finale, all'interno del doloroso dramma personale di chi non riesce a trovare una soluzione alternativa alla morte. La persona che si toglie la vita ha perso qualsiasi speranza (Hopelessness), nessuna soluzione all'orizzonte. In questo quadro, appare comprensibile come la pressione esterna (ma anche interna, ndr) verso standard basati su concetti quali precisione ed eccellenza, possa ampliare il proprio senso di inadeguatezza ed aprire la strada alla soluzione estrema.

Secondo gli Autori, essere continuamente esposti alla continua richiesta sociale di perfezione (che definiscono socially prescribed perfectionism) aumenta l'intensità dei pensieri suicidari e quindi la probabilità di morire per suicidio.

Il problema è che queste persone appaiono spesso invulnerabili, forti ed equilibrate: in una parola, perfette.

Ecco perchè in questa ricerca viene continuamente sottolineata la necessità di un approccio al rischio suicidario più specifico e maggiormente tagliato sulle principali caratteristiche personologiche dell'individuo, tra le quali il perfezionismo.

Ma, in attesa di future linee guida più precise, iniziamo col chiedere il giusto a noi stessi.

 

Fonte: York University