COVID-19 nel liquido seminale: dato non ancora sicuro.

A questa conclusione è giunto un gruppo di studio istituito dalla Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità e queste considerazioni finali, da ritenersi come la posizione ufficiale della Società, sono state sviluppate in un articolo ora pubblicato sul “Journal of Endocrinological Investigation".

 

La pandemia, dai numerosi dati epidemiologici oggi a disposizione, sembra avere colpito più uomini che donne e questo fatto potrebbe essere legato alla presenza nel vie uro-genitali maschili, in particolare nelle cellule di Leydig, del Sertoli e in generale nei tubuli seminiferi di recettori per l' Angiotensin-converting enzyme 2 (ACE2) e forse anche della proteina Transmembrane protease serine 2 (TMPRSS2) che vengono normalmente utilizzati dal COVID-19 per entrare nelle cellule ed infettarle.

 

Queste premesse hanno portato alcuni ricercatori a pensare un possibile coinvolgimento dei testicoli nella infezione virale da SARS-CoV-2.

Problemi infiammatori a livello testicolare sono stati infatti segnalati anche in altre infezioni, legate alla presenza di ceppi di Coronavirus, e alcuni dati preliminari confermerebbero possibili danni testicolari dovuti ad una infezione da COVID-19.

 

Tutte queste segnalazioni hanno scatenato un vivace dibattito tra diverse scuole andrologiche sulla questione se fosse possibile o meno il passaggio di questo nuovo Coronavirus nello sperma.

Questa evenienza ha determinato preoccupazioni anche sulla possibilità che il virus si trasmetta tramite rapporti sessuali non protetti o possa sopravvivere quando il liquido seminale venga, per varie ragioni cliniche, crioconservato.

Quest’ultima procedura è una garanzia per tutti quei pazienti, soprattutto con problematiche oncologiche, che devono subire una terapia con agenti citotossici o una radioterapia che coinvolga i testicoli.

 

La crioconservazione del liquido seminale permette, in queste situazioni cliniche, di avere una prospettiva, utilizzando le varie tecniche di riproduzione assistita, di una fertilità futura.

Un articolo, pubblicato su “JAMA Network Open, di cui già avevo dato notizia in altra mia news: https://www.medicitalia.it/news/andrologia/8559-covid-19-si-trasmette-tramite-rapporti-sessuali.html, riportava la presenza del virus nello sperma in un gruppo di soggetti ricoverati in un Centro COVID in Cina; questa notizia aveva sottolineato la possibilità di una trasmissione per via sessuale di questo microrganismo.

 

La ricerca cinese secondo il lavoro italiano avrebbe però alcuni punti critici da chiarire, come la gravità della situazione clinica dei soggetti esaminati, eventuali e possibili inquinamenti ambientali, legati alla procedura di raccolta del campione, con un esame fatto in un Centro di pazienti COVID-19 gravi e quindi una più alta possibilità di falsi positivi; ancora la metodologia impiegata per l’identificazione del virus nello sperma non viene specificata ne dettagliata; gli autori dichiarano solo che hanno impiegato la RT-PCR per identificare l’RNA virale nei tamponi nasali e faringei, ma non dicono nulla su come hanno proceduto a livello del liquido seminale; questa è invece una informazione importante da conoscere, visto che è la sola ricerca clinica ad avere segnalato la presenza in questa sede del virus.

Senza una dettagliata risposta a queste questioni, al momento, il gruppo di ricercatori italiano giunge alla conclusione che attualmente, in accordo con i dati ad oggi forniti dalla letteratura scientifica, si deve escludere la concreta possibilità della presenza del virus nel liquido seminale e quindi escludere pure tutti i problemi eventualmente legati alla trasmissione della patologia e di una eventuale contaminazione durante i processi di crioconservazione e le tecniche di fecondazione assistita.

 

In conclusione è necessaria la conferma di tali problematiche cliniche su un numero maggiore di soggetti ma, detto questo, la sospettata localizzazione a livello dei testicoli del COVID-19 ci consiglia di monitorare, attraverso una attenta valutazione clinica andrologica nel tempo, tutti i soggetti che hanno superato e sono guariti dopo una infezione da Coronavirus.

 

Fonte:

https://link.springer.com/article/10.1007/s40618-020-01290-w

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