Forse si tratta di una svolta epocale nell’evento altrettanto epocale del 21° secolo. Già da una decina di giorni circolavano voci, tramite le famigerate e notoriamente poco attendibili catene di “S. Antonio”, su un possibile quanto miracoloso aiuto dell’Eparina nell’infezione da Covid-19.

I non addetti ai lavori avranno sicuramente colto e diffuso con entusiasmo la notizia. Ai più attenti, ai divoratori di informazioni scientifiche, non sarà però sfuggito un aspetto importante.

Che tipo di relazione ci può essere tra un farmaco con proprietà prettamente anti-coagulanti e un’infezione virale?

Gli studi sulla possibilità di questo connubio erano partiti alcune settimane fa proprio in Cina. Ora, dopo l’approvazione dell’A.I.F.A. (Agenzia Italiana del Farmaco), essi approdano anche in Italia: lo Studio prende il nome di “INHIXACOVID19” e prevede la partecipazione di 300 pazienti affetti da Covid-19 che verranno suddivisi in 2 gruppi.

Al primo verrà somministrata Enoxaparina ad un dosaggio profilattico di 4.000 unità/die; al secondo, il principio attivo verrà somministrato in relazione al peso corporeo. Il ramo italiano dello studio sarà coordinato dal Prof. Viale, direttore della U.O. di Malattie Infettive di Bologna.

Torniamo però alla domanda posta in precedenza: “Che tipo di relazione ci può essere tra un farmaco con proprietà prettamente anti-coagulanti e un’infezione virale?”.

La risposta passa da tutte le evidenze che sin qui hanno segnato questi 2 mesi intensi. Le ultime acquisizioni, su dati autoptici ma, per fortuna, non solo, mostrano come molti casi presentino caratteristiche proprie dell’Embolia Polmonare: dai dati di laboratorio comparabili, ai segni clinico/obiettivi per finire ai sintomi.

All’inizio, i primi casi, sembravano casuali. Poi, proseguendo, era troppo evidente il nesso.

Come è noto, il Covid viene diagnosticato, dal punto di vista strumentale, dalla TAC del torace senza mezzo di contrasto. L’ormai tristemente famoso aspetto “a vetro smerigliato” o “Ground-Glass” rappresenta il quadro tipico di questa sindrome respiratoria virale.

In assenza del mezzo di contrasto, però, non è possibile apprezzare fenomeni trombotici a carico dei rami polmonari, a meno che non si tratti di reperti così grossolani che nemmeno sarebbero compatibili con la vita. Così, si è passati ad indagare la circolazione arteriosa polmonare col mezzo di contrasto, ed abbiamo assistito alla svolta.

valutazione otorinolaringoiatrica

La morte non avverrebbe “solo” a causa della compromissione del parenchima polmonare da parte del virus ma la causa terminale sarebbe (è) l’Embolia Polmonare che si cura con l’Eparina e che già in tutti gli ospedali viene somministrata “off-label” (ovvero senza una precisa autorizzazione dell’A.I.F.A.) e che ha già dato, ufficiosamente, i risultati sperati: riduzione del tasso di mortalità e accelerazione del processo di guarigione con conseguente minore ospedalizzazione.

Naturalmente, come tutte le terapie di qualsiasi protocollo, nulla è per sempre e nessun farmaco può definirsi risolutivo nella totalità dei casi.

Invito pertanto i lettori a non pretendere dai propri medici prescrizioni improprie di questo farmaco, tanto più se non sono certi di aver contratto il Coronavirus, ma di seguire scrupolosamente le indicazioni fornite dai Colleghi, centri ospedalieri ed istituzioni preposte.