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Insonnia anziani

Nell’anziano insonnia e depressione vanno a braccetto

Dr. Mauro Colangelo Data pubblicazione: 18 settembre 2022

Con l’avanzare dell’età di pari passo, in modo strisciante, avanza l’insonnia per cui il soggetto anziano presenta frequenti risvegli nel cuore della notte o alle prime ore del mattino ed ingaggia una lotta estenuante anche per ore per cercare di riaddormentarsi. Ciò contribuisce spesso a creare depressione che, in combinazione con l’insonnia, assume un ruolo deleterio della qualità della vita nell’anziano.

Quando influisce il sonno sull'attività cognitiva?

Al riguardo, Douglas Kirsch, direttore del Centro di medicina del sonno all’Atrium Health in Charlotte, North Carolina, sostiene che una scadente qualità di sonno se è episodica disturba temporaneamente il funzionamento diurno, ma che una protratta deficienza di sonno è legata non solo all’insorgenza di depressione ed ansia, ma anche di ipertensione, diabete, cardiopatia ed un aumentato rischio di malattia di Alzheimer. In altri termini, l’intera salute paga un pesante pedaggio all’insonnia cronica.

In un mio precedente articolo dal titolo Il sonno mette il cervello in lavatrice, ho riferito come sia stato dimostrato che il sonno è essenziale sia per un corretto funzionamento dell’attività cognitiva che per la salute del cervello. Infatti, utilizzando la Risonanza Magnetica ad alta velocità, è stato evidenziato che allorquando il cervello entra in fase di sonno profondo il flusso di sangue diminuisce e ciò consente un parallelo aumento del liquor cerebro-spinale, che “lava via” i detriti metabolici ed altre sostanze di rifiuto nocivi per il cervello.

Secondo Josepha A. Cheong, Psichiatra alla University of Florida, la perdita di sonno riduce la capacità di concentrare l’attenzione sui dettagli per il problem-solving dell’attività routinaria, assolvendo il sonno un ruolo cruciale nel meccanismo dell’immagazzinamento mnemonico.

Ed è su queste premesse che Natalia S. David, della American Academy of Sleep Medicine (AASM), sostiene che nei soggetti anziani il focus dell’attenzione clinica debba consistere nel trattare l’insonnia per migliorare la depressione ed i problemi ad essa connessi.

Come curare l'insonnia?

Tuttavia, trattare l’insonnia con farmaci è davvero arduo. Infatti, gli ipnoinducenti possono essere usati solo per l’insonnia acuta e per non più di 3 mesi, sia per evitarne la dipendenza che un potenziale effetto di declino cognitivo, avendo la ricerca indicato nei soggetti con assunzione cronica un rischio doppio di sviluppare demenza. L’AASM individua il trattamento di prima linea ed il gold-standard nella terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia (CBT-I).

Al corso di CBT-I i pazienti vengono istruiti su determinati comportamenti, come ad esempio di non restare ulteriormente a letto se dopo 20 minuti non riescono ad addormentarsi, ma di alzarsi e fare esercizi di rilassamento e di respiro controllato, coadiuvati dall’ascolto da una app del cellulare di un suono rilassante, come quello di una pioggia leggera. Una tecnica comunemente utilizzata da Kirsch è quella definita sleep compression, consistente nel selezionare una finestra temporale di sonno personalizzata e, rendendo il sonno sempre più efficiente, di estenderla gradualmente fino al target prefissato. La durata della CBT-I è generalmente di 6-8 settimane e talora possono essere utilizzati anche farmaci, ottenendosi un miglioramento nell’induzione e nel mantenimento del sonno nel 70%-80% dei pazienti.

Un recente trial randomizzato, eseguito presso la David Geffen School of Medicine della University of California, Los Angeles, ha trovato che la CBT-I somministrata per due mesi ad una comunità residenziale di 291 adulti di ≥60 anni, affetti da insonnia ma non da depressione, nel follow-up di 36 mesi è stata registrata ridotta probabilità di incidenza di depressione, in comparazione con i soggetti di controllo.

Malgrado vi sia un’incidenza in almeno la metà della popolazione anziana, maggiormente di sesso femminile, di disturbi del sonno e di depressione essi spesso non sono diagnosticati per il fatto che queste condizioni non sono molto evidenti. Nell’anziano, diversamente dal soggetto giovane, la depressione non si presenta come umore depresso ma spesso come una perdita di motivazione e di interesse nelle attività sociali, dolori diffusi, perdita dell’appetito, trascuratezza nella cura della persona.

Concludendo, è di importanza critica nei casi di declino cognitivo di un anziano focalizzare sulle caratteristiche del sonno e dell’umore per adottare adeguati provvedimenti preventivi.

Fonte:

  • Prevention of Incident and Recurrent Major Depression in Older Adults With Insomnia - A Randomized Clinical Trial - JAMA Psychiatry. 2022;79(1):33-41. doi:10.1001/jamapsychiatry.2021.3422

Autore

maurocolangelo
Dr. Mauro Colangelo Neurologo, Neurochirurgo

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1972 presso Università Napoli.
Iscritto all'Ordine dei Medici di Napoli tesserino n° 11151.

4 commenti

#1
Utente 510XXX
Utente 510XXX

Dott. Colangelo buongiorno e grazie per questo nuovo,ed interessante, articolo. Ho riscontrato su mia madre quanto da Lei descritto, soprattutto gli effetti negativi sulla qualità della vita. Resta da sperare che, quanto consigliato da fare in caso di risveglio, possa migliorare lo stato di chi soffre d'insonnia e di chi gli è accanto.

#3
Utente 670XXX
Utente 670XXX

Utilissimo e chiaro intervento anche corredato di riferimenti preziosi per approfondimenti. Grazie.

#4
Dr. Mauro Colangelo
Dr. Mauro Colangelo

La ringrazio gentile Anna22 per il Suo cortese apprezzamento

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