La struttura psicologica del complotto

Dr. Armando De VincentiisData pubblicazione: 14 aprile 2020

Cosa si nasconde davvero nella mente di un complottista?

"Ci stanno ingannando", "Svegliatevi!”, ”E’ tutta un’invenzione delle case farmaceutiche", "Stanno assumendo il controllo" e così via...

Sono queste le espressioni che abbiamo sentito e letto spesso sui social e che hanno avuto un certo incremento, soprattutto al tempo del coronavirus, il quale ha fatto emergere tutta la personalità dei più accaniti complottisti in circolazione.

Ma per comprendere meglio chi è un complottista, si dovrebbe comprendere cosa sia il "complotto" per il complottista e per tutti coloro che adoperano lo stesso tipo di ragionamento, ormai standardizzato e privo di filtri razionali.

Premettendo che alla base del complottismo vi è una totale mancanza di competenza degli argomenti che i cosiddetti complottisti affrontano e che essa è il cardine del loro apparato argomentativo, possiamo inquadrare 3 fondamentali dinamiche psicologiche che ne accompagnano la sua evoluzione.

Il complotto è innanzitutto uno status.

Chi aderisce e "denuncia" cospirazioni occulte e/o segrete non è colui che le ha scoperte causalmente dopo un’inchiesta giornalistica o dopo un’accurata ricerca, ma se le trova già pronte su qualche sito alternativo e, soprattutto, su alcuni video di youtube, preconfezionati a loro volta da fonti prive di ogni fondamento.

Chi vi aderisce non si pone la briga di verificarne l'autenticità semplicemente perché ne è, paradossalmente, soddisfatto, in quanto ciò che ha ascoltato gli darà la possibilità di avere qualcosa da dire, di "colpire" l'attenzione dei suoi conoscenti e di sentire, forse per la prima volta, di avere un ruolo all'interno del proprio gruppo di scambio.

L'eventuale emozione di sorpresa, di sgomento e di preoccupazione che susciterà con la condivisione della notizia cospirazionistica lo farà sentire il protagonista della situazione, come colui che è riuscito a catturare l'interesse di qualcuno e a colpire le sue emozioni.

Un’azione vissuta come gratificante per l'illusione del contributo che avrebbe offerto al suo gruppo! In tal caso il complotto gli fornisce lo status di “salvatore”, di colui che informa i poveri disinformati che si lascerebbero manipolare da chissà quali organi nascosti.

Il complottista sente la necessità di questa dimensione per uscire da uno status di anonimato e per ergersi a paladino della verità; davanti a inevitabili resistenze, percepirà se stesso come “superiore” perché è stato in grado di comprendere ciò che gli altri non avevano compreso.

Il complotto è quindi necessario al complottista perché gli permette di costruire l'impalcatura della sua autostima e di autoilludersi circa le proprie capacità di ragionamento, dimenticando che, in realtà, lui ha solo abbracciato la logica di chi si è divertito a caricare un video su internet.

Eliminando il complotto, egli eliminerebbe anche la condizione che lo fa sentire onnipotente. Si verrebbe a creare una vera e propria sensazione di lutto!

Il complotto è un sintomo psicologico. 

Il più delle volte è possibile osservare dietro la logica del complottista una dinamica prettamente persecutoria, basata sul sospetto, su una sfiducia verso il prossimo dai tratti prettamente paranoici.

Il complottista può essere una persona ben adattata nel contesto sociale in cui vive e avere anche buone relazioni, ma si evincono, spesso, modalità di ragionamento simil-deliranti in cui un’idea, una volta radicata, non viene mai modificata, anche dinanzi alla logica più schiacciante o ai fatti.

Ogni realtà è reinterpretata alla luce di quella convinzione, secondo una logica di pensiero che il filosofo Popper definirebbe autoimmunizzante:

“Credo in qualcosa, non trovo le prove, ecco la prova che è vera e che vogliono nasconderla".

Oppure cerca la prova nell'affermazione dello youtuber di turno, a sua volta vittima della sua stessa logica: “Lo dice anche lui e questo mi basta!"

Quindi si ha a che fare con una personalità disfunzionale e, come è possibile osservare nello studio clinico dei disturbi di personalità, non vi è alcuna consapevolezza di questa dinamica patologica. Il complottista, infatti, prende le distanze dal complottismo, considerando la sua idea/convinzione come qualcosa di diverso e che nulla ha a che fare con certe logiche.

Tutto ciò che è persecutorio, tutto ciò che cela interessi di qualche potente, tutto ciò che è misteriosamente dannoso non solo è degno di attenzione, ma diventa una verità assoluta, incontrovertibile e, ovviamente, da combattere con le armi a disposizione: la tastiera di un pc!

Il complotto è un meccanismo di difesa.

Quando abbiamo paura di qualcosa cerchiamo il modo di controllare l'oggetto della nostra paura, soprattutto se questo oggetto ci appare sconosciuto e misterioso. La prima cosa che facciamo è dargli un nome, attribuirgli un’identità: questo è necessario perché ci dà la sensazione/illusione di avere qualcosa da combattere. O, addirittura, nel migliore dei casi, ne neghiamo l'esistenza, avendo così la magica percezione che, se io nego qualcosa, essa non esisterà più.

Un esempio eclatante che ha fatto emergere questo meccanismo di difesa è, oggi, la questione “coronavirus” che ha visto schierati i complottisti più accaniti impegnati nella ricerca dell’origine e della natura di questo virus.

"Non esiste" dice qualcuno, "Lo hanno costruito" dice qualche altro, ecc.

Affermazioni anche contraddittorie tra loro, ma che hanno in comune il fatto di aver identificato la cosa contro la quale dover combattere. "Se posso prendermela con qualcuno, ho l'illusione di poter fare qualcosa!"

E questo vale per altre questioni come, ad esempio, la falsa relazione tra vaccini e autismo, che fornisce il capro espiatorio illusorio di avere sotto controllo la paura della sindrome autistica.

Se è colpa di qualcuno, combattendo questo qualcuno, posso avere il controllo della situazione.

Il complottista cerca sempre il capro espiatorio di ogni male.

Si difende dagli effetti del caso, dagli eventi naturali e dalle malattie nel continuo tentativo di tenere a bada, magicamente, gli eventi perché, fondamentalmente, ne ha paura.

Tutto questo ci fa comprendere che il complottismo è un modo di essere disfunzionale, uno stile distorto di vita e, nello stesso tempo, un sentimento di onnipotenza orientato verso l'inganno di se stessi. Ed è proprio questo che lo rende particolarmente pericoloso per la comunità, perché può assumere connotazioni così suggestive da spingere a scelte pericolose chi ha lo stesso modo di approcciarsi alla vita.

Esempi di queste scelte sono:

  • il non rispetto delle norme di contenimento delle epidemie,
  • la scelte di non proteggere i piccoli con il vaccino,
  • il fatto di commettere atti vandalici verso oggetti (es. antenne ecc.) ritenuti magicamente responsabili della diffusione dei virus.

Non condividere le affermazioni cospirazionistiche è quindi un dovere verso la nostra società.

 

Per approfondire:

Vaccini complotti e pseudoscienza https://www.c1vedizioni.com/vaccini-complotti-e-pseudoscienza

Autore

a.devincentiis
Dr. Armando De Vincentiis Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 1996 presso Università La sapienza di Roma .
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Puglia tesserino n° 1371.

30 commenti

#2
Utente 593XXX
Utente 593XXX

Come si fa a riconoscere se si è complottisti? C'è un test? Perché queste caratteristiche mi sembrano comuni purtroppo a chiunque faccia divulgazione.
Persino lo stesso Kahneman nel suo libro dice di essere caduto negli inganni logici che descrive.

#3
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

Quanto su descritto non ha nulla di diverso da una valutazione diagnostica.
Chiederebbe ad un clinico dopo aver fatto una diagnosi come abbia fatto a capirlo? Le direbbe che è il suo lavoro basato sui suoi studi e sulla sua esperienza clinica.

#4
Utente 408XXX
Utente 408XXX

Buonasera,
Noto che la parola complottismo viene spesso usata a sproposito anche in casi nei quali venga evidenziato, a buona ragione, un problema che ha un livello di incidenza sociale ma non gradito all'/agli interlocutore/i. Comunque effettivamente, come lei dice,c'è anche molta gente che difronte a qualcosa di ignoto o poco chiaro o addirittura artefatto ha quel modo di approcciarsi.
D'altronde tutti noi ci basiamo su delle convinzioni preacquisite, talvolta da fonti discutibili o per lo meno discusse e comunque più o meno autorevoli. Un esempio: so di suoi colleghi che dibattono sull' utilizzo del Dsm5. So anche che si è creata una letteratura contraria a certe pratiche mediche. Ma come è giusto, per entrare in merito alla questione bisognerebbe avere quella profondità conoscitiva adatta a dare un'opinione accettabile e sensata che solo chi ha studiato bene l'argomento può avere. Ciò non toglie che a chi non abbia conoscenze specifiche possano venire gli stessi dubbi di chi della materia trattata è più pratico.

#16
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

uno studio come interessante integrazione al mio articolo

(...)uno studio in questo campo è stato pubblicato recentemente da due psichiatri britannici, Daniel Freeman dell’università di Oxford e Richard P. Bentall dell’università di Liverpool: intitolato The concomitants of conspiracy concerns e apparso sulla rivista scientifica Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology, la ricerca esamina i tratti comuni tra le persone complottiste ed eventuali comorbidità con altre patologie.....
https://www.rivistastudio.com/cosa-spinge-le-porta-le-persone-a-diventare-complottiste/?fbclid=IwAR0DtFD6MjL_rl6qddFH4QaYfjeuwhdaWZSdtZ33zZXL5O7VwuL6_efH4OU

#21
Utente 604XXX
Utente 604XXX

Buonasera. Molto interessante l'articolo.
Vorrei, in merito fare dei riferimenti: mi è capitato di recarmi per curiosità in alcuni forum dal sapore dietrologico. Essendo un archeologo, ho avuta la curiosità di notare cosa veniva detto nella sezione di interesse storico.
Praticamente venivano messi in dubbio gli studi ufficiali scientifici dell'Archeologia. Ogni cosa. Per questi complottisti tutto è stato inventato: l'Antichità, il Medioevo, tutto inventato da eruditi rinascimentali; quindi per loro mai esistiti Greci, Romani ecc. Monumenti tutti fatti ex novo per prendere per i fondelli la gente e "governarci". Ora: ho cercato di spiegare loro cosa fa l'archeologo; la ricerca scientifica in seno all'archeologia, gli studi complessi della stessa e soprattutto che per giudicare (come fanno loro) bisogna avere un titolo invece essi non posseggono nemmeno la Triennale, ergo non possono permettersi di giudicare nessuno poiché non ne hanno le basi culturali scientifiche.
Vi erano frasi come: "la fantasia è sempre stata al potere", o "i falsificatori" , o "i millantatori" ed anche "i dominatori". Frasi dette da una persona che deduco abbia superato la cinquantina, ma pronunziate con un non so che "del fanciullo". Io non sono uno psicologo ma ho colto un non so che di paranoia, di insicurezza anche colma di sicumera (difensiva?).
Incuriosito, sono andato a leggere su siti di psicologia di tali persone ed ho notato che esiste l'Effetto Dunning-Kruger inerente il complottista medio.
Il giudicare, in archeologia (nel mio caso) come in medicina ma in generale in qualsivoglia scibile della sapienza umana, senza avere specializzazioni nelle stesse, ma solo una "cultura" marginale e quindi non addentrata in quella che realmente è la ricerca scientifica, può rientrare in una sorta di paranoia, di ansia ed insicurezza?
Interessanti sono anche le ricerche di M. Moyer (giugno 2019).
Lei può confermare queste mie riflessioni in merito?
Ho cercato di essere più preciso possibile anche se l'argomento penso sia ostico.
Grazie mille, attendo con curiosità una risposta.
Nel mentre buon proseguimento di serata e buon lavoro
Buona serata e complimenti per lo studio di cui sopra.

#23
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

gentile utente le sue osservazioni sono assolutamente corrette.................

#24
Utente 604XXX
Utente 604XXX

grazie per la Sua risposta Dr. De Vincentiis. Di queste mie osservazioni quale "situazione" mentale risulterebbe essere la più corretta psicologicamente parlando?

#25
Utente 604XXX
Utente 604XXX

ovviamente in riferimento alla mia "esperienza" di cui sopra

#26
Utente 607XXX
Utente 607XXX

Nella manifestazione di sabato 4 settembre a Roma dei negazionista vi erano anche sedicenti scienziati. Tra questi uno psicoterapeuta che afferma che l'uso della mascherina ai bambini è criminoso perché inibisce il loro sviluppo.
Ci sono evidenze in tal senso?
Grazie

#27
Dr. Armando De Vincentiis
Dr. Armando De Vincentiis

(...)afferma che l'uso della mascherina ai bambini è criminoso perché inibisce il loro sviluppo.(..)
totalmente infondato oltre che privo di senso!

#28
Utente 604XXX
Utente 604XXX

Dr. De Vincentiis, la forma mentis complottista è la medesima in ogni scienza e disciplina che i complottisti attaccano? Le feci l'esempio dell'archeologia tempo fa, dove diversi complottisti dicono che noi inventiamo tutto per nascondere "il vero passato", e chiamano gli artefici di ciò "falsificatori" ecc. La forma mentis di chi non crede nell'Allunaggio, nel giorno 11 settembre come al Covid ed ai vaccini, è la medesima di quelli che non credono alla storia antica deridendo gli accademici di ogni disciplina e scienza che attaccano? Ovvero insicurezza, effetto Dunning-Kruger ? Nonché mancanza di studi ad alti livelli.
Grazie ancora e buona giornata

#29
Utente 607XXX
Utente 607XXX

Articolo interessante dal punto di vista clinico, nel senso che l'autore tratteggia ottimamente il profilo patologico del fautore sistematico del complotto. Peccato che, come spesso accade, il tutto si riassuma sul finale in una banalizzazione tipicamente duale, nella quale la semantica del termine 'complottista' viene opportunamente allargata per includere qualsiasi espressione di allontanamento dall'ordine del discorso. Ma la devo ringraziare, dott. Armando De Vincentiis, perché tramite questa riflessione mi ha dato lo spunto per raccogliere il guanto e tratteggiare psicologicamente e concettualmente in un mio articolo il profilo opposto, ovvero quello dell'ingenuista. Soggetto placido e amorevole. Pertanto, davvero, grazie.

#30
Utente 604XXX
Utente 604XXX

Come detto nel precedenti messaggi, io sono un archeologo. Quando arriva una persona con un diploma di scuola superiore e mi dice che l'Impero Romano non è mai esistito e questa persona presenta le caratteristiche tipiche dell'Effetto Dunning-Kruger, come ci è spiegato in psicologia, secondo Lei, Utente 607652, sbaglia l'archeologia che si avvale di scienze come fisica e chimica, o questa persona che ci chiama "falsificatori" ed ha un diploma di scuola superiore, ergo scevro di ogni base scientifica?

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