Utente
Buongiorno e grazie a tutti quelli che vorranno rispondere a questo quesito.

Ho un grave deficit erettivo su base vascolare sostenuto, tra l’altro, da un risalente diabete di tipo due assai mal compensato.
Sono cardiopatico per esiti da infarto del miocardio nel 2016.

I farmaci orali - peraltro sconsigliati - nn hanno dato effetti apprezzabili.
Dosi crescenti di PGE1 provocano, per contro, una erezione efficace ma di breve durata (20-30 minuti) e gravata dall’effetto collaterale intollerabile di un intenso dolore intracavernoso che permane diverse ore.

Uno specialista mi ha sconsigliato la papaverina e trimix suggeritemi dal medico di base: la prima per il maggior rischio di fibrosi nel lungo periodo; il secondo perché, contenendo PGE1 non risolverebbe il problema del dolore.
Mi ha detto che si potrebbe risolvere ricorrendo a un vecchio farmaco disponibile solo in preparazione galenica abbandonato per il rischio di erezioni prolungate, a suo dire del tutto impossibili nella mia situazione.

Si tratta della fenossibenzamina che garantirebbe erezioni durevoli senza dolore a fronte della necessità di far allestire il preparato da un laboratorio galenico ben attrezzato.
Vorrei chiedere uno spassionato giudizio su questo farmaco, anche alla luce del fatto che la mia condizione clinica non mi rende un buon candidato per la chirurgia protesica.

Grazie molte - e in anticipo - per la disponibilità e professionalità.

[#1]  
Dr. Patrizio Vicini

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Papaverina e trimix ormai fuori mercato da anni.
Sospesi per effetti collaterali.
Se non risponde a dosaggi elevati di PGE1 prostaglandine può trovare una soluzione con impianto di protesi peniena.
Cordiali saluti.
Dott. Patrizio Vicini
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[#2]  
Dr. Edoardo Pescatori

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Gentile lettore,
non ritengo che la fenossibenzamina possa permetterle una erezione più duratura di quella indotta dalla PGE1, anzi...!
Ci dice che la sua condizione clinica non la rende un buon candidato per la chirurgia protesica; da quanto ci scrive l'aspetto che dovrebbe correggere in vista di un impianto protesico è il controllo metabolico del diabete, arrivando a dei valori non superiori a 7 dell'emoglobina glicata. In tal caso non vedrei significativi ostacoli ad un impianto protesico.
Cordialmente,
Dott. Edoardo Pescatori
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[#3] dopo  
Utente
Grazie molte per la disponibilità:

Ho visto che entrambi i medici che mi hanno risposto mi consigliano l’impianto protesico come soluzione.

Effettivamente il controllo della glicosilata è il problema maggiore attestandosi i valori attuali intorno se non leggermente superiori ad 8

Per il dott: Vicini: so di farmacie che preparano formulazioni galeniche di papaverina che - mi corregga se sbaglio - a fronte di maggiori effetti collaterali (priapismo) offre un’erezione generalmente non dolorosa.

Per il dott. Pescatori: il medico che mi aveva consigliato la fenossibenzamina mi
Aveva parlato di un’emivita di molto superiore a quella di papaverina e PGE1 ... lei di che dati dispone, invece?

Certo la protesi peniena sarebbe la soluzione migliore per quanto invasiva. Ma - anche per via del controllo glicemico - la ipotizzavo come extrema ratio dopo qualche altro tentativo non irreversibile...

Grazie ancora per la professionalità spesa

[#4]  
Dr. Edoardo Pescatori

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Rispondo con piacere per quanto di mia pertinenza.
Se è vero che l'emivita della fenossibenzamina è elevata (circa 12 ore) ciò non si traduce in una erezione più prolungata rispetto alla prostaglandina, in quanto verosimilmente la sua difficoltà risiede in un alterato meccanismo di occlusione venosa (diabete), che non può essere farmacologicamente risolto. Aggiungo che è noto che la fenossibenzamina causa dolore anch'essa al sito di iniezione, e che con iniezioni ripetute vi è il rischio di fibrosi del tessuto cavernoso. La fenossibenzamina si può inoltre associare, a differenza della prostaglandina, a calo pressorio sistemico, tachicardia e aritmie cardiache.

Cordialmente,
Dott. Edoardo Pescatori
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[#5]  
Dr. Patrizio Vicini

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Eviterei preparati con rischio di fibrosi peniena e priapismo.
Cordiali saluti.
Dott. Patrizio Vicini
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[#6] dopo  
Utente
Ringrazio molto i medici che hanno risposto esaurientemente al mio quesito.

Per mia curiosità e completezza di informazioni vorrei sapere solo un’ultima cosa: la possibile fibrosi causata dall’uso protratto dei farmaci intracavernosi, riguarda solo il sito di inoculazione (tipo placca) o può estendersi al tessuto cavernoso in generale causando un quadro di fibrosi generalizzata?

Intanto che risolvo il problema dell’emogobina glicosilata e valuto la ad possibilità di un impianto protesico, la PGE1 è, almeno sotto il profilo della fibrosi, più sicuro degli altri menzionati?

Grazie ancora per il servizio reso

[#7]  
Dr. Edoardo Pescatori

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In genere la fibrosi da iniezione di farmaci vasoattivi è localizzata.
La PGE1 è il farmaco più sicuro (o meno pericoloso) in prospettiva fibrosi.

Cordialmente,
Dott. Edoardo Pescatori
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