Utente 173XXX
Buongiorno, sono una donna di 44 anni, in buone condizioni di salute. Il mese scorso a seguito di una donazione di sangue ho ricevuto dall'AVIS la seguente segnalazione: "Si registra la presenza di anticorpi irregolari antieritrocitari antiE che devono essere tenuti in considerazione in caso di trasfusione con globuli rossi o in caso di gravidanza". Alla mia richiesta di chiarimenti,il mio medico di base mi ha molto francamente risposto di non aver mai sentito nulla del genere, che non si tratta comunque di una malattia e che avrebbe fatto approfondimenti. Da una sommaria indagine fatta da me attraverso internet credo di aver capito che si tratti di un problema determinato dalle gravidanze, a causa della presenza nel sangue dei miei figli di anticorpi antiE di cui io sarei invece sprovvista (e a cui mi sarei quindi sensibilizzata). Premesso che alla nascita del mio primo figlio, 19 anni fa, non mi è stato segnalato nulla, mentre per la seconda, 18 anni fa, era stata effettivamente rilevata un'incompatibilità sanguigna (senza conseguenze, secondo quanto mi era stato allora riferito), vorrei dunque capire:
1. quali sono i rischi che correrei in caso di trasfusione, e se ci sono precauzioni specifiche che io debba adottare (una medaglietta che indichi la presenza degli anticorpi?) ;
2. in che termini la presenza degli anticorpi potrebbe interferire con una nuova gravidanza. Non ho in programma di avere ora altri figli, ma se invece ne volessi? Sento la necessità di capire per lo meno di quali rischi si sta parlando;
3. se i miei due primi figli sono esposti ora o per il futuro a qualche conseguenza. Il primo è donatore di sangue e non gli sono state riscontrate anomalie; la seconda invece non ha mai fatto esami specifici, e essendo stata per lei segnalata alla nascita l'incompatibilità sanguigna vorrei capire se le anomalie possono essere state trasferite dal mio al suo sangue;
4. l'anomalia del mio sangue, che se capisco bene sarebbe privo di anticorpi E, potrebbe essere genetica e quindi condivisa dalla mia famiglia d'origine? è opportuno che io informi quindi le mie sorelle perché verifichino l'eventuale susssistenza del problema e - in caso di gravidanza - si sottopongno a esami specifici?
5. c'è qualche possibilità che la macrocitosi che da anni viene riscontrata nel mio sangue (MCV: sempre intorno a 102,20; MCH: intorno a 35) sia in relazione con questi anticorpi eritrocitari? Al di là dei rischi da trasfusione, insomma, possono esserci conseguenze sulla mia salute?
Scusandomi per le molte domande, ringrazio anticipatamente.

[#1] dopo  
Dr. Arduino Baraldi

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Io credo si tratti di anticorpi anti eritrociti che si presentano quando una donna Rh negativa sposata con un soggetto Rh positivo forma questi anticorpi che potrebbere dare problemi dalla seconda gravidanza, problemi di incompatibilità a cui si può tranquillammente ovviare con sieri specifici anti D. Tutto qua, non vedo problemi per i suoi figli nè ci sono correlazioni con il volume globulare ( MCV )
Un saluto

A. Baraldi

[#2] dopo  
Utente 173XXX

Gentile Dottore, la ringrazio molto per il rapido riscontro e le rassicurazioni. Segnalo tuttavia che il mio RH è positivo (B positivo) come quello di mio marito (0 positivo). A proposito dei rischi che potrebbero insorgere in caso di trasfusione, posto che non ho capito di che tipo e di quale gravità potrebbero essere, può essere opportuno che io prenda provvedimenti (una medaglietta, un tatuaggio) che consentano di individuare il problema in tempi rapidi in caso di urgenze e di mia incoscienza?
Grazie ancora e saluti cordiali