Utente
buongiorno sono una ragazza di 32 anni alta 1,68 peso 50kg e soffrendo da circa quattro mesi di dolori allo stomaco,tachicardia notturna,secchezza degli occhi e della pelle ,e un diffuso meteorismo ho effettuato vari esami(ecografia epatica e dello stomaco visita cardiologica, breath test per hb pilori ed emocromo completo )risultati tutti nella norma .premetto che bevo 3 litri di acqua al giorno come consigliatomi ,avendo ancora gli stessi disturbi ho effettuato gli esami per individuare un'eventuale celiachia vi pongo i risultati del test
anticorpi antigliadina igg immunoenzimatica 13 au/ml da 0 a 25
anticorpi antigliadina iga immunoenzimatica 10 au/ml da 0 a 20
anticorpi anti transglutaminasi iga 4 au/ml da 0 a 25
anticorpi antiendomisio immunofluorescenza indiretta NEGATIVO
Volevo sapere se il valore delle transglutaminasi iga 4 au/ml e indice di qualcosa e se in generale sono a rischio celiachia .
Certa di un vostro prezioso consulto sarei grata avendovi esposto in generale i miei disturbi di un eventuale ulteriore consiglio .
Nel ringraziarvi porgo cordiali saluti

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Dr. Arduino Baraldi

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Dai risultati che Lei riferisce sembrerebbe non sussistere un problema di celiachia,anche se sarebbe stato preferibile fare sia per gli anticorpi antiendomisio che per quelli antitransglutaminasi la ricerca oltre che per le IgA anche quella per le IgG, ed anche gli altri esami effettuati non mostrano alterazioni. Ha fatto anche una radiografia dello stomaco ? La sua situazione potrebbe essere dovuta anche a problemi di stress o comunque ad un carattere particolarmente apprensivo. Ne parli con il suo medico ed eventualmente valuti il discorso psicologico.
Un saluto

A. Baraldi

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Attivo dal 2006 al 2009
Egregia, la tachicardia, potrebbe avere origine in un disequilibrio tiroideo, che va attentamente indagato, purtroppo, la riceca dell’Helycopbacter Pilori, è sempre indiretta, quindi l’esame negativo, non esclude la presenza, come ogni esame negativo, non esclude niente.
Il solito “nella norma”, non è da me gradito, sarebbe opportuno indicare gli esami eseguiti e i valori di riferimento del laboratorio, troppo spesso, esami risultati negativi, dimostravano invece una positività da cui far partire il ragionamento.
In teoria, la persona che non presenta problemi con il glutine di grano, dovrebbe avere gli esami completamente negativi, nel caso in cui si siano sviluppati anticorpi, occorre indagare in maniera più precisa.
La negatività, solamente perché i valori rientrano nei valori “normali”, non esclude assolutamente la celiachia. Infatti occorre indagare la “predisposizione genica alla malattia”, come in tutte le patologie autoimmuni.
Infatti sussiste una predisposizione genica alla malattia, questa inizia a verificarsi nel caso in cui, oltre alla predisposizione, si verifichino fattori ambientali, di cui il principale è il glutine di grano, unito ad un innesco infettivo determinato da una infezione da Rotavirus, Parvovirus B19, Adenovirus, ed altri agenti patogeni.
Nel caso in cui si verifichino gli inneschi infettivi, ma la persona non abbia mai mangiato il glutine di grano, la malattia non si verificherà mai. Solamente dopo la ingestione del glutine, questa comincerà il suo iter di progressione patologico.
Pertanto, predisposizione genica, innesco infetivo, presenza di glutine, a questo punto, inizia la patologia autoimmune, con un periodo di latenza, che può durare da alcuni mesi a anni, in cui la persona manifesta sintomi vaghi e aspecifici, che attentamente analizzati, sicuramente condurranno a sospettare una celiachia, o una malatia autoimmune; durante questo periodo, gli esami ematochimici, possono essere negativi, successivamente, cominceranno a diventare gradatamente positivi. In base alla loro negatività, non è possibile escludere niente e affermare la non patologia della persona.
La malattia celiaca ha ben determinati sintomi, codificati, ma a questa non ci deve arrivare, occorre individuarla precocemente, analizzando bene quel periodo di latenza, in cui sospendendo l’assunzione del glutine, la malattia si ferma nella sua progressione, che in ogni caso va sempre evitata.
Dire semplicemente che gli esami sono negativi e la malattia non è presente, può essere vero, come “malattia”, ma non come predisposizione ed innesco.
Le malattie vanno sempre prevenute, soprattutto quelle autoimmuni, poiché ormai si conoscono esattamente tutti i meccanismi, si tratta sola mente di individuarli e di interevenire su questi, è sufficiente avere le armi pe poterlo eseguire.
Pertanto lei “secchezza degli occhi e della pelle, e un diffuso meteorismo” possono indirizzare verso una progressione di patologia celiaca, la malattia non si è ancora verificata, ma potrebbe in futuro presentarsi, se non si mettono in atto tutti i presidi preventivi che la medicina mi offre, occorrono chiaramente esami strumentali idonei ed un ragionamento applicativo che conduca verso la diagnosi e la terapia adeguate.
Lei è opportuno che esegua altri esami più specifici, che vadano ad indagare lo stato del sistema immunitario, personalizzati sul suo organismo nel suo organismo, così da pervenire ad una precisa prevenzione delle patologie autoimmuni possibili.

Saluti Alberto Moschini

moschinialberto@medicitalia.it

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[#3]  
Dr. Arduino Baraldi

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Signora,

in aggiunta alla mia precedente risposta valuti anche con il suo medico se fare delle indagini genetiche di ricerca dei marcatori HLA DQ 2 e DQ 8; questo per sua totale tranquillita'. Se tutto sara' , come credo, negativo, le ribadisco quanto da me detto nella precedente risposta e mi creda gli esami di laboratorio non sono qualcosa di soggettivo da interpretarsi come meglio si crede a seconda delle situazioni e senza tenere conto dei valori di normalita' poiche' se cosi fosse sarebbero guai seri. Le dico questo in base ai criteri ed ai protocolli universalmente riconosciuti dalla MEDICINA CONVENZIONALE.

Un caro saluto
Un saluto

A. Baraldi

[#4]  
Dr. Ferdinando Di Giacomo

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non credo che lei sia celiaca. inoltre anche se fosse DQ2 o DQ8 non significa che per forza debba diventare celiaca.

[#5]  
Dr. Giovanni Ragozzino

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Gentile Utente,

il quadro sindromico riferito pone l'indicazione alla esecuzione sia delle IgA totali sieriche (per la esclusione di un deficit selettivo di detta classe di Ig) sia degli ormoni tiroidei (fT3, fT4, TSH) e degli autoanticorpi (abTPO, abHTG). L'utilità del dosaggio dellle IgA è necessario per la validazione del dato relativo agli anticorpi antitransglutaminasi: in presenza di deficit di IgA, valori "normali" degli anticorpi non avrebbero significato diagnostico "di esclusione".
La secchezza del mantello cutaneo e degli occhi spesso si osserva, ma non obbligatoriamente, con l'ipotiroidismo e l'autoimmunità tiroidea così come l'alterata dinamica digestiva.

Saluti

[#6]  
Attivo dal 2006 al 2009




Presunta celiachia 28062

Gli esami di laboratorio sono susseguenti ai dati clinici riscontrati, quindi vanno attentamente interpretati, altrimenti si esclude quella diagnosi che invece corrisponde alla realtà, così la persona comincia a girare come una trottola non sapendo più quale patologia presenta, avendo escluso a priori la diagnosi reale.
Esiste anche una prevenzione come dicevo, molto importante, quindi una intercettazione delle patologie autoimmuni, addirittura prima che si verifichino o comunque quando ancora sono nella fase di “latenza”, in cui si verificano i sintomi vaghi e aspecifici, su cui esiste una notevole letteratura, ma anche esami strumentali semplici, di medicina convenzionale, specifici per evidenziarli precocemente.
La domanda che mi sono posto molti anni fa, è stata perché, sapendo che quella persona, che presenta sintomi di probabile celiachia, o di altre patologie autoimmuni, devo aspettare che successivamente, presenti questa patologia, senza fare nessuna azione terapeutica, perché non potevo attuare nessuna terapia preventiva. La risposta è giunta dallo studio della immunologia e di tutti i meccanismi coinvolti in questa materia, con le proteine prodotte, che intervengono nei varii processi. La medicina biologica mi offre grandi possibilità, non solo di intercettare le cause che hanno determinato la patologia, ma anche gli agenti responsabili, le proteine implicate, calcolarle, quindi eseguire la terapia mirata, sulla patologia diagnostica, sulla sua prevenzione.
Le persone che presentano DQ2—DQ8, sicuramente manifesteranno la celiachia, altri alleli sono implicati, nella predisposizione alla malattia, come descritto in letteratura internazionale, quindi la persona ha due opzioni, prevenire o attendere, continuando nella sua alimentazione, che la patologia si verifichi; questa è una scelta personale, ma il medico ha l’obbligo di avvertire di questa evenienza, sulle possibilità preventive/terapeutiche, sui meccanismi fisiopatologici implicati, soprattutto quando si verificano quei sintomi che indirizzano verso una diagnosi di celiachia.
Molte volte ho constato nella anamnesi che quell’intestino “irritabile” diagnosi che ritengo oscena, si è trasformato successivamente in celiachia, la persona aveva proprio quelli alleli predisponenti. La risposta alla mia domanda è evidente, ho la possibilità di prevenire, quindi attuo tutti i sistemi per intervenire su questa importante terapia, che ormai forse è molto sconosciuta.
Considerando che associato alla celiachia, sono presenti molte altre patologie associate, prevenendo una, impedisco l’insorgenza della altre.
Ma questa alla fine, non è medicina biologica, ma MEDICINA.

Saluti Alberto Moschini

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[#7]  
Dr. Arduino Baraldi

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La presenza degli alleli DQ2 e/o DQ8 che si riscontrano nella quasi totalita' dei pazienti celiaci, quindi con malattia conclamata, non significa che tutte le persone che esprimono questi alleli vadano incontro sicuramente a morbo celiaco poiche' circa il 30% della popolazione generale presenta il marcatore DQ2( da studi internazionali ). La presenza di DQ2 e DQ8 e' una condizione necessaria ma non sufficiente per lo sviluppo della malattia poiche' lo sviluppo di questa e' di tipo multigenico. I test DQ2 e DQ8 possiedono un'alta sensibilita' ma una bassa specificita'. Il riscontro di questi in laboratorio e' utile nelle popolazioni a rischio ( parenti di primo grado, pazienti con patologie genetiche che si associano maggiormente alla celiachia ).
Un saluto

A. Baraldi