Utente 213XXX
Egregio dottore,
prima di partire per un viaggio all'estero (durato quasi due anni) avevo fatto scorta di passata di pomodoro e scatole di pelati, polpa etc. Tutta questa roba ha scadenza 12/2012, ciò significa che è scaduta da ormai quasi due mesi. Visto che ho una bella quantità di questa roba, mi domandavo se nei prossimi mesi(diciamo fino a giugno) potrei consumarli oppure non è il caso di mangiare cibo scaduto? Nella passata, l'odore sembra buono solo che in quella a grana grossa ho intravisto dei sedimenti neri, ma non ho idea se siano semi o sedimenti non so di cosa. Quella con la grana fine é perfetta al l'odore e alla vista. Io temo il botulismo o stafilococchi o virus termoresistenti, lei crede che hanno ragione di esistere queste mie preoccupazioni? Meglio che butto tutto? Magari butterei quella a grana grossa, che ha un odore perfetto, ma ho visto questi sedimenti. Dimenticavo: il vuoto è perfetto, forse si fa fatica ad aprirle e i tappi solo esternamente sembra abbiano fatto qualche puntino di ruggine. Spero lei mi possa aiutare. Grazie mille.

[#1] dopo  
Dr. Giovanni Beretta

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Gentile lettrice,

non faccia l'imprudente!

Si ricordi il detto toscano: "meglio aver paura che buscarle!".

Se la passata, la scatola di pelati o quant'altro sono scaduti non può pensare di consumarli ed utilizzarli, purtroppo bisogna buttarli!

Stia attenta la prossima volta a non farli scadere e, se lei non li consuma a tempo, prima della scadenza, è bene donarli eventualmente a qualche associazione assistenziale ma prima che questi prodotti scadano!

Cordiali saluti.
Giovanni Beretta M.D.
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[#2] dopo  
Dr. Sergio Formentelli

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Deve agire con buon senso.

Se il prodotto ha una scadenza lunga, diciamo 3 anni dalla produzione, 3 mesi sono poco rilevanti.
Se il prodotto ha una scadenza medio-breve, diciamo 6 mesi, 3 mesi ulteriori sono tanti.

La "data di scadenza", a differenza dei farmaci, non è "scadenza organolettica", ma "scadenza di commercializzazione", ovvero il prodotto non può essere commercializzato oltre tale data, ma non dice nulla sulle effettive caratteristiche organolettiche.
Viceversa, viene garantito dalla ditta che, in condizioni ottimali di conservazione, (NOTI BENE: lei non essere certo che sono stati conservati in condizioni ottimali a meno che non siano stati conservati a casa sua), il prodotto ha sicuramente caratteristiche tali da poter essere consumato.

Ma a volte si raggiungono dei risultati ridicoli.
Facciamo un esempio.
Io sono un estimatore dei formaggi invecchiati.
Quelli "che puzzano", in pratica.
Ebbene, sono TUTTI formaggi che consumo molto ma molto oltre la "data di scadenza".
In pratica, compro il taleggio, apro la confezione sigillata, lo avvolgo in un contenitore giusto, lo metto in luogo fresco, e lo riprendo in considerazione NON PRIMA di due mesi dalla data di scadenza.
Minimo.
Hanno un sapore che i veri estimatori apprezzano, mentre altri (mia moglie, ad esempio) cambiano stanza appena vi entra il formaggio.

Altro argomento in discussione fra me e mia moglie è il salame.
A mia moglie piace quando è tenero, io lo apprezzo quando ha la durezza di un'arma impropria, quindi alcuni mesi dopo la "data di scadenza".
Riesco a mangiare il salame come piace a me sono quando ne nascondo uno da qualche parte dopo l'acquisto.

Le ho fatto questi esempi un pò estremi per farle capire il concetto.
Il cibo non è un farmaco, e la data di scadenza è una indicazione.

Ribadendo che mangiare cibo fresco è meglio, dal punto di vista organolettico, di cibo trattato a lunga conservazione, io dei pelati che hanno superato di 5-6 mesi la data di fine commercializzazione, se idonei al gusto e all'olfatto, li mangerei senza problemi.

La prova di idoneità al gusto e all'olfatto (l'assaggio, in altre parole) la farei anche sempre per i prodotti "NON scaduti".
Non si sa mai.
www.studioformentelli.it
Attività prevalente: Gnatologia e
Implantologia (scuola italiana)