sintomi asma e tosse dopo esposizione a polvere di amianto?
Buongiorno gentili Dottori.
Cercherò di essere breve.
Il 10 agosto sul muro del mio bagno si è manifestata una macchia di umidità.
Così il 22 agosto è giunto l'operaio che con martello e scalpello ha aperto un saggio murario di circa 40x30 cm al fine di ispezionare le tubature.
Una volta aperto il saggio è stata esposta la colonna fecale (100 mm di diametro).
La colonna era composta per circa 25 cm da un tubo in PVC + 15 cm in cemento amianto (innestato all'interno del PVC).
L'operaio dopo aver ispezionato attentamente e aver liberato il tubo dai detriti si è accorto che la perdita non proveniva da lì.
Così ha dato una veloce spazzata nel bagno per pulire dai calcinacci, e ha deciso di aprire un ulteriore saggio, questa volta con martello elettrico, nel bagno dell'inquilino del piano superiore.
Preciso che, nella braga in PVC del mio bagno, si innesta subito il continuo della colonna fecale originale in cemento amianto, e che il cavedio dove alloggia la colonna fecale in cemento amianto è comunicante tra i piani.
La distanza tra il saggio di 40x30 nel mio bagno, e quello aperto nell'appartamento superiore, era di circa tre metri, e calcinacci sono caduti nel mio bagno attraverso il cavedio.
Qui, appena sotto la braga in cemento amianto al piano superiore, l'operaio ha trovato la perdita dovuta (immagino) a usura idrica.
Il muratore avrebbe tappato la perdita con cemento istantaneo solo il 26 agosto.
Il saggio nel mio bagno sarebbe invece rimasto aperto per i seguenti 20 giorni - con il tratto di colonna fecale in Eternit esposto - poiché sarebbe stato murato solo il giorno 10 settembre 2025.
Il giorno 21 agosto, dopo le operazioni di rottura e di apertura dei saggi murari ho avvertito forte sensazione di costrizione toracica e asma.
I sintomi sarebbero proseguiti per 5 mesi in maniera molto acuta e forte.
In particolare l'asma sarebbe proseguita intensamente fino al mese di gennaio, la tosse secca, grossomodo, fino allo stesso periodo.
Ciò su cui vorrei gentilmente un consulto è se eventuali sintomi possano essere ricondotti alla polvere di amianto?! il tubo non è stato tagliato o forato.
Tuttavia so che potrebbero essere rimaste nel vano tracce di polvere storica.
Inoltre le vibrazioni date dagli utensili e gli urti sul tubo potrebbero aver contribuito al rilascio (il tubo dovrebbe essere del 1955.
) Quindi mi chiedevo se i miei sintomi potessero essere dovuti all'amianto o se, l'amianto non causa alcuno di di questi sintomi acuti, e questi siano dovuti esclusivamente alla rottura del muro e a eventuale muffa nel cavedio causata dalla perdita.
Inoltre i 20 giorni di cavedio aperto costituiscono un esposizione?
Cercherò di essere breve.
Il 10 agosto sul muro del mio bagno si è manifestata una macchia di umidità.
Così il 22 agosto è giunto l'operaio che con martello e scalpello ha aperto un saggio murario di circa 40x30 cm al fine di ispezionare le tubature.
Una volta aperto il saggio è stata esposta la colonna fecale (100 mm di diametro).
La colonna era composta per circa 25 cm da un tubo in PVC + 15 cm in cemento amianto (innestato all'interno del PVC).
L'operaio dopo aver ispezionato attentamente e aver liberato il tubo dai detriti si è accorto che la perdita non proveniva da lì.
Così ha dato una veloce spazzata nel bagno per pulire dai calcinacci, e ha deciso di aprire un ulteriore saggio, questa volta con martello elettrico, nel bagno dell'inquilino del piano superiore.
Preciso che, nella braga in PVC del mio bagno, si innesta subito il continuo della colonna fecale originale in cemento amianto, e che il cavedio dove alloggia la colonna fecale in cemento amianto è comunicante tra i piani.
La distanza tra il saggio di 40x30 nel mio bagno, e quello aperto nell'appartamento superiore, era di circa tre metri, e calcinacci sono caduti nel mio bagno attraverso il cavedio.
Qui, appena sotto la braga in cemento amianto al piano superiore, l'operaio ha trovato la perdita dovuta (immagino) a usura idrica.
Il muratore avrebbe tappato la perdita con cemento istantaneo solo il 26 agosto.
Il saggio nel mio bagno sarebbe invece rimasto aperto per i seguenti 20 giorni - con il tratto di colonna fecale in Eternit esposto - poiché sarebbe stato murato solo il giorno 10 settembre 2025.
Il giorno 21 agosto, dopo le operazioni di rottura e di apertura dei saggi murari ho avvertito forte sensazione di costrizione toracica e asma.
I sintomi sarebbero proseguiti per 5 mesi in maniera molto acuta e forte.
In particolare l'asma sarebbe proseguita intensamente fino al mese di gennaio, la tosse secca, grossomodo, fino allo stesso periodo.
Ciò su cui vorrei gentilmente un consulto è se eventuali sintomi possano essere ricondotti alla polvere di amianto?! il tubo non è stato tagliato o forato.
Tuttavia so che potrebbero essere rimaste nel vano tracce di polvere storica.
Inoltre le vibrazioni date dagli utensili e gli urti sul tubo potrebbero aver contribuito al rilascio (il tubo dovrebbe essere del 1955.
) Quindi mi chiedevo se i miei sintomi potessero essere dovuti all'amianto o se, l'amianto non causa alcuno di di questi sintomi acuti, e questi siano dovuti esclusivamente alla rottura del muro e a eventuale muffa nel cavedio causata dalla perdita.
Inoltre i 20 giorni di cavedio aperto costituiscono un esposizione?
Gentile utente,
Ritengo che l’amianto non abbia avuto alcun ruolo nello scatenamento dei sintomi che, eventualmente, possono esser stati scatenati sia dalla muffa che dalla polverosità generica ambientale.
Cordiali saluti
Ritengo che l’amianto non abbia avuto alcun ruolo nello scatenamento dei sintomi che, eventualmente, possono esser stati scatenati sia dalla muffa che dalla polverosità generica ambientale.
Cordiali saluti
Dr. Domenico Spinoso
Medico del Lavoro
Ex utente
La ringrazio Dottor Spinoso.
Non voglio abusare della sua professionalità e gentilezza.
Vorrei porle solo un ultimo quesito, poiché ho ricevuto pareri ambigui sulla questione. Il mio medico di base mi ha bonariamente preso in giro rispondendomi "e beh.. cosa vuoi che ti faccia!?", mentre la pneumologa mi ha detto (giustamente) che è impossibile quantificare l'esposizione. Ci terrei dunque ad avere il suo parere, in quanto mi sembra lo specialistica più qualificato in tale ambito. Al di là dei miei sintomi durati 5 mesi - che Lei ha escluso possano essere attribuiti all'amianto - in base a ciò che le ho precedentemente descritto (riparazione del tubo in cemento-amianto), e in particolare con riguardo ai 20 giorni di saggio murario rimasto aperto con tubo esposto all'aria del mio bagno...
Costituisce, la mia, un esposizione rilevante ? O questa è da ritenersi trascurabile e non modifica in maniera significativa il mio rischio rispetto alla popolazione generale?
Inoltre (questa è pura curiosità, ma magari la sua esperienza nel campo può soddisfarla), le colonne fecali civili in cemento-amianto, a differenza dei tubi in pressione (acquedotti) e quelli per uso industriale, spesso contengono solo crisotilo e NON anfiboli?
La ringrazio infinitamente per il suo prezioso consulto e il servizio offerto.
La saluto e le porgo i miei più sentiti auguri per tutto.
Non voglio abusare della sua professionalità e gentilezza.
Vorrei porle solo un ultimo quesito, poiché ho ricevuto pareri ambigui sulla questione. Il mio medico di base mi ha bonariamente preso in giro rispondendomi "e beh.. cosa vuoi che ti faccia!?", mentre la pneumologa mi ha detto (giustamente) che è impossibile quantificare l'esposizione. Ci terrei dunque ad avere il suo parere, in quanto mi sembra lo specialistica più qualificato in tale ambito. Al di là dei miei sintomi durati 5 mesi - che Lei ha escluso possano essere attribuiti all'amianto - in base a ciò che le ho precedentemente descritto (riparazione del tubo in cemento-amianto), e in particolare con riguardo ai 20 giorni di saggio murario rimasto aperto con tubo esposto all'aria del mio bagno...
Costituisce, la mia, un esposizione rilevante ? O questa è da ritenersi trascurabile e non modifica in maniera significativa il mio rischio rispetto alla popolazione generale?
Inoltre (questa è pura curiosità, ma magari la sua esperienza nel campo può soddisfarla), le colonne fecali civili in cemento-amianto, a differenza dei tubi in pressione (acquedotti) e quelli per uso industriale, spesso contengono solo crisotilo e NON anfiboli?
La ringrazio infinitamente per il suo prezioso consulto e il servizio offerto.
La saluto e le porgo i miei più sentiti auguri per tutto.
Gentile utente,
certamente, come afferma il collega pneumologo, quantificare con precisione l'ipotetica esposizione a fibre di amianto, è impossibile. Io ritengo che, non essendo stato manomesso il tubo, se non per la riparazione per apposizione di cemento, non vi dovrebbe esser stata dispersione significativa di fibre. Anche il mantenimento dell'apertura del saggio nel suo bagno non credo sia stata fonte di passaggio nel suo appartamento di fibre. Perché questo avvenisse, si sarebbe dovuta creare una corrente d'aria che contrastasse la gravità. In normali condizioni, la temperatura interna dell'appartamento è certamente più alta rispetto a quella all'interno del cavedio e quindi l'aria tenderebbe a spostarsi verso il cavedio e verso l'alto.
Sulla base di quanto sopra ritengo di poterla tranquillizzare: la sua esposizione, se c'è stata, è stata tale da non aumentare il rischio di contrarre patologie asbesto-correlate rispetto alla popolazione generale.
Relativamente alla sua curiosità purtroppo non sò darle una risposta. Certamente le fibre anfiboli sono molto più pericolose per la loro rigidità e conseguente fragilità.
Cordiali saluti
certamente, come afferma il collega pneumologo, quantificare con precisione l'ipotetica esposizione a fibre di amianto, è impossibile. Io ritengo che, non essendo stato manomesso il tubo, se non per la riparazione per apposizione di cemento, non vi dovrebbe esser stata dispersione significativa di fibre. Anche il mantenimento dell'apertura del saggio nel suo bagno non credo sia stata fonte di passaggio nel suo appartamento di fibre. Perché questo avvenisse, si sarebbe dovuta creare una corrente d'aria che contrastasse la gravità. In normali condizioni, la temperatura interna dell'appartamento è certamente più alta rispetto a quella all'interno del cavedio e quindi l'aria tenderebbe a spostarsi verso il cavedio e verso l'alto.
Sulla base di quanto sopra ritengo di poterla tranquillizzare: la sua esposizione, se c'è stata, è stata tale da non aumentare il rischio di contrarre patologie asbesto-correlate rispetto alla popolazione generale.
Relativamente alla sua curiosità purtroppo non sò darle una risposta. Certamente le fibre anfiboli sono molto più pericolose per la loro rigidità e conseguente fragilità.
Cordiali saluti
Dr. Domenico Spinoso
Medico del Lavoro
Ex utente
La ringrazio per la Sua gentile risposta Dottore.
Mi è molto utile.
Ho un nonno, ex idraulico, di 94 anni che per lavoro ha rotto e sostituito tubi in cemento-amianto quando ancora aimé, non si sapeva dei rischi. Io sono quindi cresciuto con la massima che ad essere dannosa è "l'esposizione cronica, che dura anni" e che "se non lo tagli e non lo rompi non ti fa niente!". Tuttavia leggendo in qua e in là, mi sembra che le opinioni a riguardo siano estremamente contrastanti. Su questo stesso Blog leggo suoi colleghi Dottori sostenere che abitare accanto a un tetto in cemento-amianto costituisca un esposizione a forte rischio. Altri affermare che ammalarsi vivendo accanto a manufatti in cemento-amianto sia praticamente impossibile. E che tagliare o rompere una tantum un manufatto non costituisce un aumento del rischio quantificabile.
Inoltre, mi rimane poco chiaro se l'amianto possa causare sintomi acuti dopo un esposizione. Oppure la sua azioni sia, nel breve e medio termine completamente silente e asintomatica, e la sua azioni si sviluppi esclusivamente a livello citotossico e genitossico, bypassando le terminazione nervose dell'albero bronchiale e quindi non causando alcuna broncostrizione o rilflesso tussigeno, date le sui dimensioni infinitesimali.
Mi è molto utile.
Ho un nonno, ex idraulico, di 94 anni che per lavoro ha rotto e sostituito tubi in cemento-amianto quando ancora aimé, non si sapeva dei rischi. Io sono quindi cresciuto con la massima che ad essere dannosa è "l'esposizione cronica, che dura anni" e che "se non lo tagli e non lo rompi non ti fa niente!". Tuttavia leggendo in qua e in là, mi sembra che le opinioni a riguardo siano estremamente contrastanti. Su questo stesso Blog leggo suoi colleghi Dottori sostenere che abitare accanto a un tetto in cemento-amianto costituisca un esposizione a forte rischio. Altri affermare che ammalarsi vivendo accanto a manufatti in cemento-amianto sia praticamente impossibile. E che tagliare o rompere una tantum un manufatto non costituisce un aumento del rischio quantificabile.
Inoltre, mi rimane poco chiaro se l'amianto possa causare sintomi acuti dopo un esposizione. Oppure la sua azioni sia, nel breve e medio termine completamente silente e asintomatica, e la sua azioni si sviluppi esclusivamente a livello citotossico e genitossico, bypassando le terminazione nervose dell'albero bronchiale e quindi non causando alcuna broncostrizione o rilflesso tussigeno, date le sui dimensioni infinitesimali.
Gentile utente,
In senso le fibre di amianto, essendo cancerogene, hanno un effetto stocastico, cioè probabilistico, casuale e non legato ad una soglia di esposizione.
Detto questo però è da tener sempre conto di quello che è una esposizione potenziale o reale.
La permanenza prolungata vicino ad esempio ad un tetto in eternit, in astratto può aumentare il rischio ma i fattori in gioco sono molteplici (stato di ammaloramento, integrità, ventilazione, ecc). Non ultimo la predisposizione individuale.
Relativamente agli effetti acuti respiratori, le fibre di amianto possono sì determinare sintomi in acuto ma non in quanto fibre di amianto ma in quanto polveri che se inalate in quantità hanno un effetto irritativo (come tante altre tipologie di polvere).
Cordiali saluti
In senso le fibre di amianto, essendo cancerogene, hanno un effetto stocastico, cioè probabilistico, casuale e non legato ad una soglia di esposizione.
Detto questo però è da tener sempre conto di quello che è una esposizione potenziale o reale.
La permanenza prolungata vicino ad esempio ad un tetto in eternit, in astratto può aumentare il rischio ma i fattori in gioco sono molteplici (stato di ammaloramento, integrità, ventilazione, ecc). Non ultimo la predisposizione individuale.
Relativamente agli effetti acuti respiratori, le fibre di amianto possono sì determinare sintomi in acuto ma non in quanto fibre di amianto ma in quanto polveri che se inalate in quantità hanno un effetto irritativo (come tante altre tipologie di polvere).
Cordiali saluti
Dr. Domenico Spinoso
Medico del Lavoro
Questo consulto ha ricevuto 5 risposte e 447 visite dal 13/03/2026.
Se sei uno specialista e vuoi rispondere ai consulti esegui il login oppure registrati al sito.
Se sei uno specialista e vuoi rispondere ai consulti esegui il login oppure registrati al sito.
Approfondimento su Asma
Cos'è l'asma? Quali esami fare per riconoscerla? Diffusione tra adulti e bambini, cause e correlazione con allergia e rinite, possibili cure e prevenzione.
Consulti simili su asma
Consulti su Rischi lavorativi
- Esposizione ad inquinanti all'interno di un porto
- Esami urine nuova assunzione , impiegato tecnico con nessuna mansione definita per rischio a terzi
- Validità idoneità alla mansione (carrellista) con test tossicologici oltre i 12 mesi
- Farmaco brintellix ai test salivari ed urine medicina del lavoro
- Olio di copaiba: rischio positività ai test antidroga?
- Odore varichina in bagno: rischi per la salute?
Altri consulti in medicina del lavoro
- Posso avere idoneità piena con artrite reumatoide per fare l’oss nel pubblico?
- Rimozione lastre di eternit, rischi
- Drug test per lavoro, se negativo test cannabis comprato in farmacia posso stare tranquillo?
- Lavoro pt 30 ore/settim VDT: sorveglianza sanitaria?
- Può un medico del lavoro dare il nulla osta per una persona con invalidità?
- Esami tossicologici pre assunzione autista patente c