Utente 241XXX
Data ormai la frequenza (bimestrale) con cui si presentano le crisi epilettiche con perdita di conoscenza (peraltro precedute da aura), purtroppo anche sul posto di lavoro, il neurologo m'ha consigliato di provare a variare la terapia farmacologica giudicando la attuale ormai inadeguata.
Anche per esperienza, ahimè, personale so che quando si comincia ciò è da mettere in conto che una crisi si ripresenti.
Con serissimi rischi, di tipo sia logistico (come minimo si urta con qualcosa) che sociale (può non esservi chi, anche volendo, può prestare adeguata assistenza) con rare, ma possibili, complicazioni.
Posto che non si può certo chiedere ad un altro di rimanere a disposizione, sono rimasto sbalordito quando lo specialista che m'ha preso in cura ha detto che tale causa non giustifica il congedo per malattia dal lavoro e che, per dirla semplice, non poteva fare un certificato medico che giustificasse la assenza dal servizio.
Con tutto il dovuto rispetto che porto al medico, può essere possibile una simile cosa oppure esiste una qualche norma che dica diversamente?
Precisando che non usufruisco di alcuna agevolazione di tipo legale, ringrazio in anticipo per la eventuale risposta.

[#1] dopo  
Dr. Nicola Mascotti

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Spett.le Utente,

secondo quanto Lei riferisce, mi sembra di capire le crisi epilettiche non vengano adeguatamente controllate con la terapia (sicuramente con la pregressa e probabilmente nemmeno con quella che dovrebbe essere instaurata, almeno nella fase iniziale).
Ciò è quanto dovrebbe certificare lo specialista.
Spetterà poi al Suo medico di medicina generale valutare, sulla base della condizione clinica, se certificare o meno lo stato di malattia che determina incapacità lavorativa ai sensi delle norme previdenziali, e rilasciarLe la relativa attestazione.

Tenga presente che un'eventuale temporanea non idoneità potrebbe esserLe riconosciuta dal medico competente aziendale (D.Lgs. 81/08, se Lei è soggetto a sorveglianza sanitaria).

Distinti Saluti.



Nicola Mascotti,M.D.

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[#2] dopo  
Utente 241XXX

Risposta celere e sopratutto esaustiva.
Ringrazio di nuovo l'Autore e porgo distinti saluti.

[#3] dopo  
Utente 241XXX

Circa un mese fa ho avuto occasione di notare la cortesia di un medico che ha risposto al mio annuncio, da ritenersi una premessa al presente, intitolato "Congedo dal lavoro per variazione terapia".
In esso dicevo della situazione di chi, dovendo cambiare terapia antiepilettica, si trova a lavorare in altra città, (mal collegata, io aggiungo) e riteneva inopportuno far ciò evitando di doversi allontanare di quasi settanta chilometri da casa.
Quel che avevo preventivato, ossia che si presentasse un episodio di crisi, eventualità da mettere in conto quando si varia la terapia, s'è purtroppo verificato.
Mi trovavo a discendere dal mezzo che quotidianamente utilizzo per ritornare dall'ufficio dove sono stato trasferito, quando c'è stata una generalizzata.
Lascio immaginare sia la scena, sia il pericolo (in quanto mi trovavo da solo per la strada!).
Quando il mattino successivo aggiorno via telefono dell'accaduto lo specialista che m'ha in cura, parte della risposta che ricevo è "Non ci deve pensare a queste cose, aumentano soltanto il suo stress" .
Immediatamente penso, con un pò di meraviglia unita ad un pò di rabbia per non aver saputo evitare una cosa immaginabile: COME SAREBBE A DIRE CHE NON CI DEVO PENSARE? MICA HO AVUTO IL MAL DI DENTI...CI DEVO PENSARE, ECCOME!.
Per chi viene trasferito di sede - peraltro diversamente da quella indicata - e da quel momento (sarà per lo stress, assolutamente aumentato) ha avuto un aggravio della malattia, con sempre più frequenti episodi sia in ufficio che fuori, al punto che ora si trova nella situazione, mi auguro momentanea, dovuta al cambio della terapia, domando cortesemente se nel lavoro, esista una forma di tutela.
Aggiungo che l'Amministrazione per cui lavoro conosceva dettagliatamente lo stato.
Distinti saluti.

[#4] dopo  
Dr. Nicola Mascotti

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Spett.le Utente,

le confermo quanto già era nella risposta al precedente quesito: il Suo problema principale è il controllo delle crisi convulsive, per il quale dovrè seguire le indicazioni dello Specialista Neurologo.
Le eventuali agevolazioni lavorative dipendono dal tipo di lavoro e dai rapporti che lo disciplinano.
Le suggerisco di rivolgersi per tale aspetto ad un Ente di Patronato, che potrà meglio seguire le Sue necessità, ivi comprese le procedure per richiedere al datore di lavoro una mansione confacente al Suo stato di salute.

Distinti Saluti.

Nicola Mascotti,M.D.

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