Ernia discale e compressione sul sacco durale

Da circa un anno mi è stata diagnostica attraverso una Risonanza magnetica "una protusione discale mediana e paramediana bilaterale L5 S1 con compressione sul sacco durale e segni di conflitto con le emrgenze radicolari S1" All'inizio avvertivo solo un dolore sordo all'altezza del gluteo dx.Successivamente il dolore ha iniziato ad irradiarsi lungo la gamba destra all'altezza del polpaccio.Ho fatto varie terapie,forse confusamente e contemporaneamente.
Ho fatto,infatti,un ciclo di agopuntura.Un ciclo di sedute chiripratiche.Varie sedute da osteopati.Un ciclo di cortisone di quindici giorni con sei giorni con due iniezioni da 4 mg (8 - 15) poi cinque giorni solo una al mattino e poi a scalare a giorni alterni. C'è da dire però che durante la terapia non mi sono per nulla riposato Anzi.All'inzio sembrava avere avuto effetto ,poi la sintomatologia è peggiorata di molto.
Ho fatto dopo il cortisone un ciclo di ozonoterapia intramuscolo (12 punture) ma dopo un inizio positivo, nulla è cambiato.
Dal punto di vista clinico posso dire che se mi sdraio e faccio esercizi di respirazione il dolore si calma , appena però ritorno in posizione verticale poco alla volta ritorna al punto che devo sdraiarmi.
Ho consultato tre neurochirurghi (due dei quali mi hanno consigliato l'intervento di microrchirurgia ) l'altro di aspettare ancora e di tentare nel frattempo l'ozono terapia intradiscale o di trovare un buon manipolatore, visto che allo stato al di là delle forti limitazioni alla vita di tutti i giorni non ho gravi ripercussioni neurologiche e quindi potrei ancora aspettare.
In effetti una elettromiografia ha confermato la sofferenza sulla radice S1 :" Rari potenziali di fibrillazione, a riposo, sul gastrocnemio e sull'adduttore dell'alluce.Assenza di attività spontanea sul quadricipite,tibiale anteriore, e pedidio.Attività lievamente ridotta nell'abduttore dell'alluce.Quadro di interferenza sugli altri muscoli esaminati durante lo sforzo massimo.la velocità di conduzione motoria del peroniero e del tibiale posteriore è normale."
Alcuni fisiatri mi hanno consigliato di continuare negli esercizi fisici (respirazione addominale,allungamento muscolare,addominali e lombari e dorsali) in quanto il fatto che il dolore si calma sdraiato può significare che la compressione sulla radice non è importante e quindi irrobustendo i lombari, dorsali e addominali la situazione potrebbe cambiare.
Dell'intervento in effetti ho paura per le conseguenze che ne potrebbero derivare.
Non so più cosa fare.
Vorrei un consiglio sulle cose da fare in un ordine di gradualità.
Può essere che le terapie fatte siano state da me fatte senza gli opportuni accorgimenti e per questo non abbiano funzionato? Non ho mai preso antidolorifici ne antiinfiammatori.
Sarebbe il caso di ricominciare con terapie di tipo conservativo o manuale.O affrontare serenamente l'intervento? Il neurochirurgo che mi dovrebbe operare mi ha prospettato l'ipotesi , essendo il disco apparentemente integro( l'ernia sarebbe da schiacciamento per una caduta di circa due anni fà ), che in sede di intervento se la radice S1 è in buone condizioni e abbastanza libera di non procedere alla rimozione del disco ma di applicare delle "protesti" alle vertebre per ampliare lo spazio e permettere al disco un pò di rientrare.Che ne pensate?
Vi ringrazio in anticipo della risposta.
Dimenticavo ho rifatto recentemente la risonananza che ha confermato :" la nota protusione discale L5 S1 segnalata nell'esame R.M. del 13/12/2004, non presenta significative variazioni rispetto al precedente controllo e determina ancora compressione sia sul sacco durale che sulle emergenze radicolari S1."
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Attivo dal 2003 al 2020
Neurochirurgo
La sua storia appare molto simile a quella di molti altri pazienti nei quali è presente un possibile (bisognerebbe vedere le lastre per esserne sicuri) "bulging" del disco intervertebrale o protrusione discale circonferenziale (anche se stranamente la sintomatologia è solo a destra: sarebbe utile guardare attentamente le lastre!). Quando tale condizione è sintomatica andrebbero sempre evitati precauzionalmente trattamenti manipolatori o anche tendenzialmente "infiammanti" come l'ozonoterapia, la quale nel tempo porta alla degenerazione del disco stesso, ma va intrapreso inizialmente un approccio conservativo con terapia antiinfiammatoria (consigliabili altri farmaci prima di arrivare al cortisone). In caso di persistente inefficacia o recrudescenza della sintomatologia dolorosa, si prende in considerazione l'intervento chirurgico. Per confermare l'ipotesi del Collega che le ha consigliato l'intervento con applicazione, suppongo, di una protesi DIAM, sarebbe indispensabile vedere le lastre e giudicare l'entità del restringimento dei fori delle vertebre dai quali escono le radici nervose che vanno alle gambe. Qualora ciò venga confermato e non vi siano segni radiologici di degenerazione discale, può essere appropriato tale intervento chirurgico.
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Attivo dal 2001 al 2014
Neurochirurgo, Chirurgo maxillo facciale
Nulla da eccepire ad Dr. Barone.
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dopo
Utente
Utente
Egregi dottori,
innanzitutto Vi ringrazio della Vs risposta. Allo stato,escluso l'intervento di microchirurgia che vorrei riservare da ultimo,vorrei un Vs cortese parere sulla terapia conservativa che mi è stata proposta:
-mionevrasi 2 scatole ( 1 fiala al mattino)
-flebocortid 100 mg 3 scatoli (1 fiala ore 8)
terminato il flebocortid proseguire con
-orudis 2 scatole fiale 100 (1 fiala al giorno)
-sirdalud compresse 2 mg (2 compresse al giorno per 30 giorni.

Finito l'orudis dovrei proseguire con:
-Tiobec 1 scatola compresse 200 mg (1 compressa al mattino per 30 giorni fino a completo utilizzo della scatola
gladio 1 scatola bustine 100 mg (1 bustina la sera per dieci giorni).

Rispetto alla sintomatologia posso dire che il dolore si è nato dapprima al gluteo sinistro costante per mesi, poi è divenuto centrale, ed infine da dicembre è solo sul gluteo destro e gamba destra.

Sin d'ora Vi ringrazio per la cortese risposta e mi complimento per la serietà del servizio.
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Attivo dal 2003 al 2020
Neurochirurgo
Come già specificato, personalmente ritengo più indicato per il suo caso un trattamento iniziale con FANS (Orudis) e miorilascianti (meglio i periferici come il Muscoril poichè possono anche essere somministrati insieme all'antiinfiammatorio per via intramuscolare: Orudis 1f + Muscoril 1f i.m. al giorno per dieci giorni, associando certamente anche il Tiobec per via orale per il periodo che le è stato indicato e una buona protezione gastrica (Ranidil 150mg 1 cpr /die). Solo in caso di inefficacia dopo i 10 giorni, può essere indicato passare al cortisonico come anche lo stesso Bentelan da 4mg (1f/die), sempre in associazione al miorilasciante e alla protezione gastrica: solo per poco tempo (una settimana al massimo). Il tutto associato ovviamente ad un periodo di riposo. Se anche in questo caso, ciò non dovesse servire, allora si può prendere in considerazione la procedura chirurgica più adeguata.
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Dr. Antonio Colamaria Neurochirurgo 107
Gentile Signore,
l'indicazione all'intervento di microdiscectomia viene dato in base ad una clinica e diagnostica chiare.
L'applicazione dello spaziatore interspinoso (DIAM o similari) è indicata nei casi di stenosi dei forami di coniugazione, in cui ci sia una compressione della radice nervosa, e questo si può vedere ad esempio con una TAC mirata.
Ovviamente, la terapia medica non è un'alternativa valida lì dove c'è una chiara indicazione chirurgica.
Il suo caso andrebbe meglio valutato, vedendo le lastre di RMN e visitandola accuratamente, in quanto la positività elettromiografia, da Lei riferita, farebbe pensare ad un iniziale danno sensitivo della radice nervosa.
Spero di esserLe stato di aiuto e può contattarmi per ogni ulteriore informazione.

Distinti saluti

Dott. Antonio Colamaria
Neurochirurgo
Ospedale Consorziale Policlinico
Piazza Giulio Cesare, 11
70124 - BARI
Tel. 080/5592334 - 374
Fax. 080/5592001

Antonio Colamaria - Specialista in Neurochirurgia

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dopo
Utente
Utente
Egregi dottori,
siete stati estremamente cortesi e puntuali nelle Vs risposte alle mie domande e per questo ,approfittando ulteriormente della Vs professionalità, vorrei chiederVi un ulteriore parere.
Ho iniziato,infatti,la terapia che Vi dicevo nelle mie precedente ed in particolare ho fatto:
per tre giorni una inizione la mattina di flebocortid e la sera ho preso due compresse di sirtalud. Dal quarto giorno ho fatto al posto del cortisone 1 fiala di orudis, per un totale ad oggi di tre punture sempre continuando la sera a prendere il sirdalud.
In effetti allo stato non vi sono stati segni significativi di cambiamento nella sintomatologia.
Rimane,infatti, un dolore nel gluteo destro che quando sono in piedi per del tempo arriva fino al polpaccio ed al piede (parte destra).
Di positivo c'è da dire che da quando ho iniziato a fare l'orudis per una buona parte della mattinata il dolore sicuramente presente è più lieve tanto è vero che ho anche potuto uscire e camminare anche abbastanza velocemente,quasi normalmente. Il pomeriggio invece ,almeno sino ad ieri, ho dovuto più volte sdraiarmi.Detto questo volevo chiederVi: vale la pena continuare nella terapia farmacolgica; più o meno quali sono i tempi per poter valutare la sua efficacia?.
Un ultima cosa. Mi spaventa molto l'anestesia. L'intervento di microchirurgia prevede solo quella generale o è possibile un 'altro tipo di anestesia? Ed ancora sono affidabili altri interventi meno impegnativi di quello in microchirurgia, quali ad esempio quello per via endoscopica.?
Vi ringrazio anticipatamente ma davvero attraverso le Vs risposte riesco ad avere un quadro più chiaro per poter poi assumere le necessarie decisioni.
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Attivo dal 2003 al 2020
Neurochirurgo
Gentile Signore,
come già consigliatole, è solo dopo un periodo prolungato di terapia farmacologica inefficace che è da prendere in considerazione la prospettiva chirurgica. La terapia farmacologica deve necessariamente essere associata al riposo assoluto, evitando in special modo la posizione seduta. Se tale approccio non servisse, solo allora risulta indicato l'intervento. In alcune sedi viene effettuato l'intervento microchirurgico in anestesia spinale, la quale permette che il paziente rimanga sveglio ma non è totalmente scevra da effetti collaterali postoperatori fastidiosi, per non considerare tra l'altro la maggiore maneggevolezza di un'anestesia generale da parte dell'anestesista e, a volte,il prolungamento della durata dell'intervento che è ovviamente meglio tollerata dal paziente sotto anestesia generale. Per finire, non è del tutto vero che l'intervento per via endoscopica sia meno impegnativo del microchirurgico. A tutt'oggi l'intervento endoscopico, ammesso che sia questo il suo caso, necessita di maggiori esperienze per essere considerato alla stregua dell'intervento microchirurgico.Pertanto la invito a riflettere sull'opportunità microchirurgica in caso di inefficacia terapeutica e solo dopo un'attenta e reale valutazione del suo caso nella sua completezza, dal punto di vista clinico e radiologico.
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dopo
Utente
Utente
Egregio dr. Barone,
la terapia farmacologica l'ho interrotta dopo circa 12 giorni, non avendo alcun risultato positivo, se non momentaneo nell'immediatezza della puntura dell'orudis. Su consiglio anche del neurochirurgo,però, subito dopo l'interruzione ho fatto una infiltrazione peridurale con circa 40 mg di cortisone + anestetico. Per i primi giorni subito dopo l'infiltrazione sono stato abbastanza bene. Dopo è ricominciato la stessa sintomatologia: appena sto in piedi una mezo'ora sento dolori , non più al gluteo ( con la peridurale sembrano scomparsi) ma al polpaccio e sotto il tallone. in ogni caso dopo un pò devo assolutamente sdraiarmi. A dire del neurochirurgo no avendo sortito effetti migliorativi la peridurale, non vale la pena tentarne una seconda. Trova invece conferma l'indicazione all'intervento , che come anche da Lei consigliato,mi viene proposto con la tecnica microchirurgica ed in anestesia generale.
Ho un unico dubbio: sul sito anestesia.web ho letto che l'infiltrazione peridurale come protocollo prevede una dose di cortisone di 80 mg + antiinfiammatorio e soluzione fisiologica. La circostanza che nel mio caso l'anestesista abbia preferito fare una dose minore può avere influito sull'efficicia? Ed in tal caso conviene riprovare prima dell'intervento?
Le sarei grato se potesse rispondermi in tempi brevi.
L'abbraccio.
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Attivo dal 2003 al 2020
Neurochirurgo
Gentile Signore,
la persistenza della sintomatologia anche dopo il trattamento da lei riferito pone ancor di più l'indicazione all'intervento chirurgico. Personalmente non ritengo che l'inefficacia dell'infiltrazione sia stata legata alla dose minore poichè tale situazione può comunque non comportare beneficio, anche se eseguita secondo protocollo.Le consiglio comunque di non provare ulteriormente poichè si è notato che ripetute infiltrazioni peridurali rendono più indaginoso l'intervento microchirurgico e il lavoro del chirurgo per via del tessuto fibroso che in sede peridurale esse possono formare. Mi auguro comunque di esserle stato d'aiuto e mi contatti pure in caso di necessità.

Dott. Fabio Barone
Unità Operativa di Neurochirurgia
Azienda Ospedaliera "Cannizzaro"
Via Messina 829 - Catania
Tel 095.7263435
Fax 095.7263428
[#10]
dopo
Utente
Utente
Egregio dottore,
la ringrazio per la cortese risposta.Mi perdoni se le posso sembrare eccessivo ma davvero sto nella confusione più totale. Dalla mia ultima e anche successivamente alla Sua risposta in effetti la sintomatologia alla gamba destra è migliorata nel senso che il dolore è meno forte ed anche il senso di "addormentamento" della gamba si è affievolito.
Varrebbe la pena correre dei rischi e fare la seconda peridurale stante questo tardivo ( siamo a 13 gironi dalla prima infiltrazione) miglioramento o davvero è da evitare e decidere per l'intervento di cui continuo , forse ingiustificatamente, ad avere paura?
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Attivo dal 2003 al 2020
Neurochirurgo
Gentile Signore,
La invito per quanto possibile a non avere a confondersi più di tanto. Alla luce di quanto mi dice (miglioramento della sintomatologia), mi sento di sconsigliarle di effettuare una seconda procedura peridurale. Quanto all'intervento chirurgico, unica sicura alternativa terapeutica, a questo punto sarà da prendere in considerazione nel caso di una ripresa del dolore che tenda successivamente a persistere. Dal punto di vista dei risultati, è meglio infatti eseguire l'intervento chirurgico quando si è in una fase sintomatica della malattia che eseguirlo in una fase di quiescenza.
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dopo
Utente
Utente
In data 6/6/2006, dopo aver effettuato una ulteriore Tac che confermava l'esistenza dell'ernia a livello L5 S1 con compressione sulla radice S1, sono stato sottoposto ad intervento di microdiscectomia . Il neurochirurgo mi ha assicurato che l'intervento era assolutamente necessario risultando l'ernia voluminosa e degenerata e la radice notevolmente sofferente. La degenza è durata due giorni in quanto l'8/6/2005 sono stato dimesso.Ad oggi (10/06/2005) a distanza di 4 giorni dall'intervento la gamba destra (quella sofferente)presenta parestesie "leggere" ( diversa sensibilità dalla sinistra )ed a volte ho un leggero dolore nel gluteo che non riesco a individuare se deriva dalla ferita o è invece autonomo dalla stessa. Tale situazione diciamo che è insorta nelle trentasei - quarantaotto ore dall'intervento.
Capierete che dopo un anno di sofferenza ho letteralmente il terrore che l'incubo non sia finito, per questo volevo chiederVi:
1)-se è normale questo quadro clinico;
2)- quali comportamenti devo avere avendo letto che il decorso post operatorio è estramemente importante sia per eviatre recideve che aderenze cicatriziali. Per adesso alterno il riposo a letto con delle camminate. Cerco di stare seduto poco ed anche a letto non so se posso dormire o meno su un fianco.Quando mi alzo indosso un corsetto.
Vi sarei molto grato se poteste darmi delle indicazioni su come procedere nella convalescenza.
Saluti cordiali e grazie sempre.
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Attivo dal 2003 al 2020
Neurochirurgo
Gentile Signore, desidero rassicurarla sul quadro da lei descritto in un primo periodo postoperatorio per un simile intervento. Rientra nella normalità lamentare delle parestesie o qualche dolenzia nel territorio d'innervazione della radice compressa. Le consiglierei comunque di continuare a limitare a brevi periodi la posizione seduta e prediligere le buone passeggiate (senza esagerare) alternate al riposo disteso a letto. Infatti è dimostrato che una precoce mobilizzazione, in assenza di altre controindicazioni, riduce al minimo il rischio di fibrosi cicatriziali nella sede dell'intervento e migliora il recupero della funzione radicolare. Le porgo i migliori auguri e rimango a sua disposizione per il futuro.
Cordiali saluti

Dott. Fabio Barone
Unità Operativa di Neurochirurgia
Azienda Ospedaliera "Cannizzaro"
Via Messina 829 - Catania
Tel 095.7263435
Fax 095.7263428

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dopo
Utente
Utente
Egregio Dr. barone,
sono di nuovo s disturbarla. E' trascorso un mese dall'intervento. Da circa una settimana non uso più il busto semirigido.
Ho iniziato a fare delle passeggiate. E sino ad oggi due sedute di nuoto.Esclusivamente dorso senza il movimento delle braccia ma solo delle gambe.Ho iniziato a guidare la macchina per brevissimi tragitti.Non avverto dolori ma rimane un senso di pesantezza alla gamba .In particolare al collo piede che sento addormentato.In alcuni casi è dolente il tallone.
La cosa mi preoccupa non poco.
E' già il caso di fare qualche accertamento tipo risonanaza magnetica o altro?
La ringrazio sin d'ora per la Sua attenzione.

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dopo
Utente
Utente
Egregio dr. Barone,
Le sarei molto grato se potesse darmi il suo parere.Come lei sa sono stato operato in data 06/07/2005 di ernia discale l5 S1 per il quale ho già usufruito di Vs parere .A distanza di due mesi dall'intervento , avvertendo ancora una sensazione di "addormentamento " della gamba destra , quella su cui l'ernia discale produceva effetti in quanto comprimeva la radice S1, ho riscontrato il seguente referto: "a livello di L5 S1 si presenta protusione erniaria mediana paramediana destra con impronta sul sacco durale. tale protusione appare di dimensioni ridotte rispetto al precedente esame RM del 1312/2004 effettuato in altra sede e portato in visione ( interveto di microdiscetomia in anamnesi); coesiste protusione posteriore ad ampio dell'anulus fibroso di tale disco intersomatico che appare ridotto in altezza e di intensità di segnale in T2 come per fenomeni di disidratazione/degenerazione con iniziale impegno dei recessi inferiori dei canali coniugali bilateralmente.".
Ho interpellato il neurochirurgo che mi ha operato il quale mi ha sostanzialmente detto che a distanza di due mesi anche tre la R.M. non è attendenbile in quanto il disco appare "immodificato" rispetto al quadro preoperatorio, essendo importante e questo risulterebbe dalla risonanza che la radice S1 è del tutto libera. Io posso riferirle che a distanza di due mesi in ordine alla ganba destra sento "tirarmi" nel gluteo (qualche volta) sopratutto allungando la schiena e le dita esterne del piede continuamente addormentate . Nell'alzare verticalmente la gamba a volte e solo la prima volta sento sempre tirare nel glueto, ritendondo il gesto tale sensazione scompare. Rimangono dei piccoli dolori. Non ho però difficoltà nello starein posizione verticale e camminare anche se dopo qualche ora di lavoro sento stanchezza alla schiena che continuo a sentire rigida.Il neurochirurgo mi ha tranquillizato e detto di avere pazienda e sopratutto di iniziare il nuoto.
Rimane qualche dubbio e qualche ansia sul se siamo di fronte o meno ad una recidiva. Vorrei un Vs parere e sopratutto un consiglio su cosa fare adesso per evitare danni e ricadute .

La ringrazio.

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