Utente 124XXX
Gentili dottori,

vorrei esporvi un problema e chiedere un opinione riguardo il mio anziano nonno. Ha 87 anni, è diabetico, cardiopatico, soffre di parkinson e da qualche anno di demenza senile. Ultimamente, nell'ultimo paio di mesi, ha accusato disturbi durante il sonno, in particolare durante la notte ha numerosi incubi e si sveglia frequentemente. Per questi motivi gli è stato prescritto il farmaco Seroquel 25mg, una sola pastiglia alla sera. Questo a dir la verità non ha risolto il problema, poiché ora riesce ad addormentarsi solo alle 4 del mattino dopo lunghe ore di confusione, dove crede che sia giorno e quindi vuole per esempio aprire le tapparelle, scendere in giardino eccetera (ovviamente alla mattina è molto faticoso farlo alzare) e durante il giorno è molto spesso annebbiato, mentre prima non lo era. Abbiamo fatto presente il problema al neurologo proprio oggi, per un'eventuale sospensione di questo farmaco, forse troppo forte per lui, ma anzi ha suggerito di raddoppiare la dose. Sinceramente, non so se ci sbagliamo, ma non ce la sentiamo di aumentare la causa del suo intorpidimento. In aggiunta, da quando prende questa pastiglia ha un disturbo a un occhio, gli brucia, si secca e cerchiamo di calmare questo disturbo con degli impacchi di camomilla. Qualche giorno fa in più ha cominciato ad essere abbastanza agitato, perché crede di non essere a casa propria e quindi esprime il desiderio di tornare a casa, nel proprio letto. Per questa agitazione gli sono state prescritte in aggiunta delle gocce EN prima di coricarsi, ma il giorno dopo durante il pranzo abbiamo notato un fortissimo intorpidimento, non riusciva neanche a stare sveglio a tavola (mangia completamente da solo e da quel lato è completamente indipendente) e quindi abbiamo sospeso subito la somministrazione.

Io vorrei chiederVi se per caso noi in famiglia stiamo valutando il problema in maniera sbagliata, se secondo Voi la terapia di seroquel ed en è giusta e siamo noi che ci stiamo preoccupando “troppo”. Davvero prima della terapia di seroquel a mio nonno capitavano dei momenti di confusione, ma durante il giorno era sveglio, si poteva discutere, parlare (ovviamente entro “certi limiti” dovuti al progressivo decadimento mentale), mentre ora è molto difficile mantenerlo attivo durante il giorno, non segue più le conversazioni e non ne ha voglia. Secondo la vostra valutazione, non era meglio prescrivere qualcosa che lo facesse dormire tranquillo durante la notte, ma che non sconvolgesse totalmente i suoi ritmi?

Vi ringrazio

[#1]  
Dr. Rosario Vecchio

48% attività
4% attualità
20% socialità
SIRACUSA (SR)
AUGUSTA (SR)
FLORIDIA (SR)

Rank MI+ 72
Iscritto dal 2009
Gentile Utente

purtroppo è impossibile esprimere online un giudizio su una terapia prescritta senza l'ausilio di una valutazione diretta. Il seroquel è un farmaco utilizzato in caso di agitazione in pazienti con demenza e la dose di 25 mg non può essere considerata una dose eccessiva, ma va considerato, comunque, che questo farmaco ha uno spiccato effetto sedativo. L'EN, inoltre, può contribuire ad aumentare la sedazione. Il consiglio che posso darLe è di escludere motivazioni internistiche che possano giustificare un peggioramento dell' agitazione nel nonno (disidratazione, cistite, squilibri glicemici ed elettrolitici nel sangue, disturbi di funzione del rene e del fegato). Per quanto riguarda i disturbi del sonno in alternativa al Seroquel possono essere utilizzati altri farmaci. Ne parli con il collega che segue Suo nonno.
cordiali saluti

Dr. Rosario Vecchio

[#2] dopo  
Utente 124XXX

La ringrazio per la risposta.
Il problema però è che il neurologo che segue mio nonno non ha risposto ai nostri dubbi, come Le ho detto ha addirittura consigliato di raddoppiare la dose di seroquel e non ha lasciato altre alternative, se non il ricovero in ospedale. Certamente, sarebbe 'comodo', per tutti, che lui fosse ricoverato e quindi seguito da personale medico specializzato, ma per lui sarebbe un vero trauma, e non ha vere malattie che possano giustificare il suo confinamento lontano dalla famiglia. Sarebbe il caso di sentire il parere di un altro neurologo forse?
Grazie