Utente
Complimenti per il Vostro sito, e visto la Vostra gentilezza Vi volevo chiedere informazioni sul mio attuale problema: dopo un esame di “potenziali evocati ai nervi pudendi” fatto due anni fa ho avuto una quasi totale insensibilità del pene e dello scroto, con una forte riduzione della libido.
Anche gli stimoli per urinare erano molto ridotti.

Premetto che venivo da una prostatite che avevo appena sfiammato; e, molto sinteticamente, ho fatto questo esame perché ho una vertebra D12, che avendo subito un trauma - dovrebbe essere stata la causa della mia prostatite – mi dà ancora dei problemi, e un neurologo che avevo sentito mi ha richiesto questo esame.

Forse la situazione locale era molto debole per la prostatite, ma la causa scatenante è stata la corrente elettrica dell’esame, i sintomi che vi ho elencato sono sorti dall’esame in poi.
Gli andrologi che ho sentito escludono un collegamento tra sintomatologia dolorosa/prostatite ed esame dei potenziali evocati.

Adesso la situazione è migliorata parzialmente (miglioramento tono muscolare, erezioni e tempi della eiaculazione – credo anche per il miglioramento della funzionalità della prostata dopo la prostatite – anche degli stimoli per urinare), ma l’insensibilità e la riduzione della libido permangono.

Dopo aver fatto questo esame mi è stato detto che è un esame collaudato, ma per dare un'idea di questo esame, ho subito una corrente elettrica al limite della sopportazione per 30-60 secondi - non riesco a essere più preciso - al pene.
Chiarisco che non mi interessa nessuna rivendicazione legale, perché un tale disturbo non riesco sicuramente a renderlo pubblico, quindi spero in una vostra risposta sincera.

La mia domanda è la seguente: per il mio attuale problema ai nervi pudendi posso fare qualcosa (per esempio: infiammazione da sfiammare) o c’è stato un danno neurologico, a cui non si può fare molto?

Vi ringrazio molto per la Vs. attenzione.

Cordiali saluti.

[#1]  
Prof. Francesco Pesce

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Gentile utente, la sintomatologia da lei lamentata è tipica di una lesione dei nervi pudendi (tranne il calo della libido che, probabilmente, deriva a cascata dalle problematiche genito-sessuali in cui si sta dibattendo). Tuttavia dubito fortemente che si sia trattato di una lesione iatrogena, causata cioè da un atto medico (il test neurofisiologico cui è stato sottoposto). La stretta connessione temporale tra l'esecuzione dell'indagine e l'insorgenza della sintomatologia non deve trarre in inganno. I nostri antenati Latini ci hanno insegnato a distinguere il "post hoc" (dopo un evento) dal "propter hoc" (causato da quell'evento). Nella mia lunga esperienza di neuro-urologo, con molte indagini neurofisiologiche del distretto pudendo personalmente eseguite, non ho mai riscontrato un tale effetto collaterale, nè c'è traccia di esso in Letteratura. Pertanto tale lesione probabilmente è avvenuta non a livello periferico (nel pene) ma a livello centrale, all'interno della 12 vertebra dorsale, sede della patologia da lei citata. Per questo motivo, se già non è stato fatto, rivaluterei la situazione in loco con una RMN midollare. Per quanto riguarda possibili soluzioni, molto dipende dall'esito di una tale indagine. Spero di esserle stato comunque utile.
Cordiali saluti,
Francesco Pesce
Prof. Francesco Pesce
Specialista in Urologia e in Neurologia
Perfezionato in Andrologia e Sessuologia
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[#2] dopo  
Utente
La ringrazio molto per la sua risposta e per la sua diagnosi.

Visto che l'esame dei potenziali evocati è un esame collaudato, potrebbe essere una spiegazione al fatto che dopo questo esame ho avuto questa perdita di sensibilità.

Quindi, per spiegarmi il sorgere dei sintomi dopo il suddetto esame, probabilmente una lesione a livello della vertebra D12 ha indebolito i miei nervi pudendi, tanto che non hanno sopportato l'esame dei potenziali evocati e hanno dato i sintomi da me descritti.

Credevo che i miei problemi a livello di D12 fossero solo sui nervi verso la prostata, non su quelli dei nervi pudendi.

Ho fatto varie risonanze magnetiche della colonna intera, prima dell'esame dei potenziali evocati, ma non si vedeva niente - il problema in D12 è stato rilevato da un fisioterapista specializzato nel massaggio vertebrale.
Non ho ancora fatto una RMN midollare sulla vertebra D12, nell'ultimo periodo mi sono un pò fermato con le visite, ma credo che ora mi muoverò in tale direzione.

Gentilissimo Prof. Francesco Pesce, mi è stato molto utile!

La ringrazio ancora e se a Bologna non riesco a migliorare verrò a Roma a chiedergli un visita.

Cordiali saluti.

[#3]  
Dr. Giovanni Migliaccio

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Sono d'accordo con il prof.Pesce, ma Lei non spiega bene che patologia è stata riscontrata a livello di D12.Se a tale livello è presente una lesione (fratturativa o da altre cause), è difficile che seriate RMN non abbiano evidenziato nulla.
Per Sua conoscenza quando si esegue una RMN, questa esplora sia le vertebre che il midollo. Potrebbe invece eseguire un esame TAC mirato a D12-L1, poichè tale esame riesce a "vedere" meglio la componente ossea; ma non ho ancora capito se la D12 ha subito una frattura o no.
Mi faccia sapere

Cordialmente

Dottor Giovanni Migliaccio
Specialista in Neurochirurgia
Ospedale Fatebenefratelli & Oftalmico
Milano

Giovanni Migliaccio, M.D., Neurochirurgo; Consulente medico legale
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[#4] dopo  
Utente
La ringrazio molto Dottor Giovanni Migliaccio per il suo interessamento e per le sue indicazioni, e spero di non prenderle troppo tempo con il mio racconto.

Il trauma avuto sulla vertebra D12 è stato causato dal sollevamento di materiale pesante al lavoro, mentre avevo il busto ruotato verso destra.

Questo sollevamento mi dovrebbe aver spostato la vertebra (nel senso non parallela alle altre), e da quel momento lavorava male; al tatto del fisioterapista che l'ha rilevata risultava bloccata.

I sintomi che avevo in quel periodo erano i seguenti:
- dolore all'inguine sinistro;
- insensebilità nella parte del corpo dal fianco sinistro (altezza bacino) verso l'inguine;
- disturbi al funzionamento del pene: riduzione del piacere nella eiaculazione. Questi disturbi li ho poi collegati alla prostatite quando ho scoperto di averla.
- impossibilità di sollevare dei pesi (credo al massimo 2-4 Kg, non li ho mai misurati)
- problemi a inclinarmi;
- problemi a stare a sedere per parecchio tempo.

Un neurologo mi aveva indicato un possibile problema in L1.

Nelle risonanze magnetiche e radiografie eseguite non si rilevava niente, forse perchè da fermo la vertebra risultava nella posizione corretta.

Il rilevamento del disturbo è stato fatto da un fisioterapista specializzato in "massaggio vertebrale", che al tatto di D12 l'ha trovata bloccata, che lavorava non parallelamente alle altre vertebre.
Solo che dopo più di tre anni dal momento del trauma la vertebra non riusciva più a rimettersi a posto, anche dopo molte sedute.
E io peggioravo.

Allora mi ha sbloccato la vertebra D12 con una seduta di ultrasuoni (credo ultrasuoni), in cui mi ha scaldato (molto) la zona intorno a D12 rendendo la vertebra più mobile.

Dopo questa terapia ho avuto i seguenti cambiamenti:
- è sparito il dolore all'ingiune e l'insensibilità dal fianco all'inguine;
- è rimasta la riduzione del piacere nella eiaculazione;
- è migliorata un poco la capacità di sollevare dei pesi (ma di poco);
- ma era peggiorata la mia capacità di sedermi (poi ho scoperto che dipendeva dalla prostatite che avevo), dopo un pò che stavo seduto mi veniva uno stimolo al pene come per urinare;
- dopo una prolungata attività manuale da in piedi, mi viene un dolore nella zona di D12 (adesso è migliorata ma è rimasta).
Comunque mi sembrava di stare meglio.

Dopo un altro anno e mezzo scopro di avere una prostatite, probabilmente causata sempre dal problema in D12, prostatite che era la causa dell'impossibilità a sedermi e forse anche della riduzione del piacere nell'eiaculazione.
Il collegamento tra D12 e la prostata l'ho letto in una stampa di riflessoterapia vertebrale di osteopatia dal mio fisoterapista, in cui è indicato che a D12 dovrebbe corrispondere: "contrazione della prostata - tutte le affezioni legate ad una ipertrofia della prostata - contrazione del rene - diminuzione dell'attività testicolare".

Nei successivi due anni mi curo la prostatite, che alla fine si sfiamma, lasciandomi comunque un piacere nella eiaculazione molto ridotto.

Nel frattempo i problemi di D12 continuano a darmi problemi: non posso fare nessun movimento o sollevamento che i sintomi della prostatite peggioravano temporaneamente per diversi giorni.
Per esempio, una sera ho ballato della salsa (continuo movimento del bacino), i giorni successivi erano peggiorati temporaneamente i sintomi della prostatite e avevo perso temporaneamente la sensibilità al pene (cosa che allora avevo imputato ai nervi collegati alla prostata).

In quel periodo (due anni fa) ho fatto i potenziali evocati ai nervi pudendi, dopo i quali ho avuto i nuovi sintomi riferiti ai nervi pudendi.
Dopo questo esame ho segnalato al neurologo a cui ho portato l'esito ("Risposte nella norma") dell'esame (neurologo che non era lo stesso che me li ha richiesti perchè lui stesso mi ha mandato dall'altro neurologo), che avevo avuto una riduzione di sensibilità al pene dopo l'esame, ma io non ho insistito perchè credevo che fosse temporaneo, e il neurologo aveva detto che non era possibile che fosse stato l'esame la causa, ma non aveva fatto ipotesi.

La ringrazio ancora per il suo tempo e spero di non essermi dilungato troppo.

Ringrazio anche i dottori di questo sito per la loro gentilezza e per il loro tempo prezioso.

Cordiali saluti.





[#5]  
Dr. Giovanni Migliaccio

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Caro signore,
Sarebbe un'ottima cosa se i fisioterapisti facessero solo il loro lavoro e non avessero la presunzione di fare delle diagnosi.
Ripeto: da quanto Lei afferma, non c'è alcun riscontro di una patologia vertebromidollare.
La prostata non c'entra nulla con le vertebre, la riduzione del piacere sessuale non c'entra nulla con la vertebra.Una diminuzione della sensibilità nella zona perineale potrebbe dipendere da una lesione midollare tra D12 ed L1, ma la causa va documentata.

Cordialità
Dottor Giovanni Migliaccio
Specialista in Neurochirurgia
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Giovanni Migliaccio, M.D., Neurochirurgo; Consulente medico legale
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[#6] dopo  
Utente
Caro dottore Giovanni Migliaccio,
proprio la difficoltà a documentare il mio problema mi ha fermato nella ricerca della sua soluzione negli ultimi due anni, oltre allo scoraggiamento per il peggioramento dei sintomi dopo l'esame dei potenziali evocati.

In precedenza per capire il mio problema ho girato molti specialisti in ortopedia (2), fisiatria (2), neurologia(4), osteopatia (1), con radiografie e risonanze magnetiche tutte normali.
Il primo neurologo, che avevo visto nel 2001, mi aveva indicato che in base ai sintomi poteva essere un disturbo sulla vertebra L1.

L'unica prova del mio disturbo è stata quella manuale di chi mi ha toccato la colonna vertebrale, raddrizzando D12, e io che stavo meglio per un pò dopo le terapie.

Anche adesso, quando ho dei peggioramenti, ho ricominciato a farmi una seduta di massagio vertebrale, e successivamente ho un miglioramemto.

Un'altra prova potrebbe essere che non posso portare alcun peso superiore ai 3 - 4 kg, o piegarmi, altrimenti perdo la poca sensibilità recuperata.

Non ho mai detto che il mio fisioterapista mi ha fatto una diagnosi, lui ha rilevato manualmente un vertebra (D12) che non era a posto e ha cercato di mettermela a posto, sono io che ho le esposto i miei sintomi prima e dopo le varie terapie.

I vari problemi al pene che ho indicato sono purtroppo sintomi della prostatite che ho avuto (documentata) e non so quando è iniziata, ma tali sintomi ho iniziato ad averli subito dopo il sollevamento che mi ha causato il trauma.

Adesso ho scoperto dalle vostre indicazioni che forse ho anche un problema ai nervi pudendi all'altezza del mio trauma su D12, e da quello che ho capito, sia i sintomi della prostatite che quelli dei problemi ai nervi pudendi colpiscono entrambi la zona del pene, quindi quando mi riferivo a peggioramenti dei sintomi della prostatite, potevano anche essere peggioramenti causati dai nervi pudendi.

Il collegamento tra la prostata e la vertebra D12, come ho scritto, l'ho letto su una stampa di riflessoterapia vertebrale di osteopatia, e so che tale disciplina non è ricosciuta dalla medicina tradizionale, ma i nervi che controllano la prostata dovranno pure uscire da qualche parte dalla colonna vertebrale (se non fosse D12 sarei interessato a sapere da quale vertebra, così non collego più la prostatite al trauma su D12).

Poi ho fatto l'esame dei potenziali evocati ai nervi pudendi, con l'esito "Risposte nella norma", e sono "peggiorato di brutto".

Nel primo periodo dopo il suddetto esame, grazie al mio urologo, mi prendevo mezza pastiglia di cialis due volte a settimana per mesi e mesi, per migliorare leggermente il tono muscolare, che senza era veramente deprimente.
In seguito per fortuna il tono muscolare è migliorato.

Adesso che questo peggioramento può essere visto come un sintomo per problemi ai nervi pudendi vorrei ricominciare da questo nuovo indizio per richiedere degli esami più dettagliati.

Per questi chiarimenti, a me molto utili, la ringrazio ancora.

E ringrazio ancora questo sito per questa occasione di dialogo.

Cordiali saluti.











[#7] dopo  
Utente
Volevo completare questo consulto con gli ultimi riscontri sul mio caso, solo per maggior informazione per chi può leggere questo consulto.

Ho fatto un'altra risonanza magnetica della colonna lombosacrale, e risulta nella norma.

Sono andato a fare una visita specialistica (neuro-urologia) e in base ai miei sintomi, sorti dopo l'esame dei potenziali evocati ai nervi pudendi, mi è stata diagnosticata una lesione ai nervi pudendi nella zona locale del pene.

Mi è stato detto che posso migliorare con il tempo.

Vi ringrazio ancora per questa occasione di dialogo.

Cordiali saluti.