Linguaggio bambina tre anni

Buongiorno,
sono la mamma di una bambina di quasi tre anni (li compirà a fine giugno) che parla poco.
Sa ripetere parecchie parole e compone frasi di due o tre parole, anche se poco varie, nel senso che spesso utilizza le stesse.
Ho avuto un consulto da una logopedista la quale ha diagnosticato un ritardo del linguaggio.
Il lessico produttivo è ai limiti inferiori della norma e la lunghezza media dell'enunciato è pari a 4, 3 unità con complessità grammaticale inferiore alla norma.
Quello che ha sottolineato è che spesso tra due opzioni sceglie l'ultima (ecolalia) e in presenza di oggetti assorbenti tende ad ignorare l'interlocutore.
In realtà noi quest'ultimo fatto non lo abbiamo mai notato... se chiamata, risponde ed esegue regolarmente semplici comandi: "portami la palla, lavato le mani, togliti le scarpe etc).
Interagisce con gli altri, gioca e dal punto di vista motorio è molto avanti.
La logopedista suggerisce immediata visita dal neuropsichiatra, cosa che faremo
Io ho notato che non comprende gli aggettivi (alto, basso/ tanto, poco/lungo, corto) e non riconosce i colori.
Prima domanda: queste difficoltà di "comprensione" sono recuperabili?
Ovviamente il terrore è quello del ritardo mentale o dell'autismo... cosa ne pensate?
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Dr. Tiziano Pellegrini Psicologo 15
G.le Utente

Alla prima domanda le rispondo che sono le difficoltà linguistiche sono migliorabili. Esiste una buona fetta di bambini sotto i tre anni identificati come parlatori tardivi la cui prognosi è generalmente buona nella maggioranza dei casi con un intervento precoce sulle difficoltà.

In secondo luogo, sul fatto che lei abbia "terrore" che possa trattarsi di autismo o ritardo mentale vorrei rassicurarla. Il termine autismo o ritardo mentale comprende una categoria eterogenea di soggetti con difficoltà e punti di forza così diversi che è difficile trovarsi di fronte a due bambini autistici identici. Generalmente nel senso comune, quando si parla di autismo o ritardo, si immaginano forme gravissime in cui il bambino non interagisce con l'ambiente rimanendo in uno stato di quasi catatonia. Normalmente oltre a queste forme ne esistono tante lievi e intermedie, dove il bambino, con un intervento precoce e intensivo migliora, riesce a esprimersi e a farsi comprendere, riesce ad interagire con i pari e con gli adulti e riesce a condurre una vita sostanzialmente autonoma.
Sua figlia è ancora piccola, ma da come ha scritto lei, è non è trascurabile, riesce comunque a comprendere il linguaggio e a esprimersi anche se con poche parole, interagisce con i pari e ha come punto di forza le abilità motorie. Per quanto attiene agli aggettivi, sua figlia è comunque in una fascia di età dove si iniziano ad apprendere determinati aggettivi, mentre per altri più astratti bisogna concederle del tempo.
In definitiva, che state facendo tutti gli step possibili necessari per la salute di vostra figlia. Vi consiglio di mantenere i rapporti con la NP e la logopedista e nel caso di intraprendere un trattamento riabilitativo. Capisco che a volte sia liberatorio o consolatorio individuare un'etichetta diagnostica o sapere "cosa ha mio figlio", ma spesso ciò lascia il tempo che trova. Come tutti i bambini anche sua figlia ha dei punti di forza che possono e devono essere messi in risalto.
Le fornisco invece, attraverso qualche domanda basilare, un punto di vista alternativo alla diagnosi entro cui inquadrare analiticamente lo sviluppo di sua figlia durante la sua crescita e poter fare qualcosa per migliorare o potenziare le seguenti aree con il supporto e le indicazioni dei professionisti con cui avrà a che fare nel prossimo periodo.
in base alla sua età:
- mia figlia riesce a esprimersi in modo da farsi comprendere?
- riesce a comprendere gli altri?
- riesce a instaurare relazioni appropriate con i pari (gioco condiviso, amicalità, non-aggressività, responsabilità e attenzione verso il prossimo)?
- è autonoma nelle faccende domestiche o nei compiti quotidiani (vestirsi, mangiare, lavarsi)?
- è autonoma a scuola?
- è autonoma dal punto di vista motorio?
- è felice?

Cordiali saluti

Dr. Tiziano Pellegrini

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dopo
Utente
Utente
La ringrazio. In effetti io, dopo aver avuto questa diagnosi e aver percepito dei sospetti assolutamente inaspettati della logopedista, sono andata molto in crisi. Mi sono sempre divertita con le bimbe, le ho portate in giro per il mondo e non ho mai sospettato nulla di più di un ritardo. Mi sono messa in discussione come mamma e sto osservando lei con occhi diversi. La ovvia conseguenza è che la piccola, per esempio , da bambina dormigliona, ha passato 10 notti insonni. Lo stress in casa è tangibile. Devo assolutamente ritararmi...la paura a volte però è tanta. Come la sensazione che a volte i professionisti non si rendono conto che esplicitare a voce un sospetto, dire frasi come "questo aspetto mi preoccupa", o dire, se durante i venti minuti di gioco, a richiamo, un paio di volte non si gira "ecco, vede, non aggancia...questo è il problema" (quando da mamma mi dico: boh, sta giocando a infilare un trenino nella galleria e non vuole girarsi, ma almeno di risponde con "eh???") crea davvero tante conseguenze. I genitori non sanno, non conoscono gli sviluppi, non sanno il significato di alcune parole ma tutti (io che sono insegnante ancora di più) conoscono il tunnel di visite, consulti, diagnosi, esperti che comporta iniziare questo percorso. Io regolarmente vedo genitori stanchi. Si figuri che la prima visita foniatrica mi è stata prescritta per gennaio 2022, quella neuropsichiatrica ancora più in là. Ovviamente questo significa che dovrò muovermi privatamente con un carico addosso da novanta.
Grazie ancora per la chiara risposta

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