Utente 279XXX
buongiorno , mi sono accorto da alcuni mesi che mio figlio di sette anni a marzo ,ha delle difficoltà a riconoscere i colori ,portato da uno specialista mi è stata diagnosticata la seguente diagnosi:
acromatopsia incompleta
RLC simmetrici
MOE nella norma
stereopsi lang: presente
test colori :assente
ODV 10/10 nat E albini
OSV 10/10 nat E albini
SAOC: nella norma
FOO: polo posteriore nella norma

ora chiedevo gentilmente alcuune delucidazioni:
il test è stato fatto utilizzando alcune immaggini delle tavole di ishihara
facendole vedere a mio figlio sull'iphone del medico e subito dopo ha dichiarato che la percezione visiva di mio figlio era in bianco e nero e non c'era nulla di grave e quindi di non preoccuparsi.
ho provato a fare lo stesso test sul mio iphone scaricado una applicazione e ho potuto constatare che invece alcuni numeri li vedeva sforzandosi un po' mentre altri effettivamente non riusciva a vederli ; inoltre se indico un colore nella vita reale , quasi sempre lo azzecca ,a questo ho un forte dubbio su quali colori effettivamente riesca a vedere .
So che la preoccupazione è più mia che sua , infatti non gli crea , per adesso , nessun problema ma alcuni esercizi che stà svolgendo a scuola lo mettono secondo me un po' a disagio verso i compagni.
esiste la possibilità di diagnosticare con precisione il deficit visivo di mio figlio?
secondo voi con l'acromatopsia incompleta può indicarmi molti colori come stà facendo attualmente ?
ho notato che confode il rosa con il grigio e il verde con il marrone mentre sembra riconoscere meglio l'azzurro mentre confonde in violetto con il blu scuro.
come mi devo comportare con lui (ho scritto sui colori il colore esatto con l'etichettatrice = ho fatto bene o male?)
porto un esempio : sabato mentre sciavamo mi ha chiesto di provare i miei occhiali ed al momento dello scambio mi ha detto : papà ma con i tuoi vedo tutto giallo (effettivamente la mia lente è gialla tendente all'arancio)
scusate la lungaggine
vi ringrazio di cuore

[#1] dopo  
Dr. Luigi Marino

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mio caro e giovane PAPA'
la storia dell'umanità è piena di GENi con discromatopsia.
Henry CARTIER BRESSON noto fotografo o PAUL Newmann
l'attore dagli occhi BLU...
se pensa che sia un problema per il suo piccolo
può fargli fare degli occhiali con Filtro Rosso
a Milano è molto bravo Matteo Pellagatta di Blue Eye
piazza fontana 6.
Mi da spunto per un articolo, ma condivida con SUO figlio i suoi SUPER POTERI
COME VEDE Iç BLU LUI
nessuno al mondo ed esegua esami
campo visivo computerizzato
ed OCT per escludere altrre patologie
Robert Marchesi a Lecco pottrebbe aiutarla.
ci contatti quando vuole e buona serata

le allego un mio appunto sulla visione
Vedere è già di per sé comprendere.

La cultura attuale pensa al gesto del vedere come ad un dato oggettivo.

Gli Antichi avevano ben chiaro invece che esso ingloba il nostro modo di percepire le cose.

L'uomo vede in modo soggettivo non oggettivo, per questo vedere è già di per sé comprendere.

Nell'Antichità era inteso come modalità percettiva e conoscitiva insieme.

Ne sono ancora espressione: la visione del mondo, la visione mistica, ecc. L'uso metaforico del termine è già manifesto del processo conoscitivo di grado elevato, come denunciano in modo più esplicito la visione di Dio, la visione del Vuoto, ecc., alludendo alla comprensione assoluta.

Il gesto della visione trasla nella realtà sovrasensibile.

L'organo di senso della vista ci dà la nostra collocazione spaziale in relazione agli oggetti che ci circondano, andando oltre la percezione del lontano e vicino; ne è testimonianza la rappresentazione artistica.

Ogni epoca e popolo organizza lo spazio in base a modelli diversi, confermando che di visione soggettiva si tratta, eppure chi è cresciuto in quel contesto culturale lo percepisce come reale, ritenendo immaginifico il diverso.

Solo l'arte rinascimentale italiana utilizzò il modello prospettico, l'arte coeva dei Paesi Bassi la distorse, si pensi ai quadri di Bruegel.

In entrambi i casi è raffigurato lo spazio della percezione sensibile; sono paradigmi creati dalla cultura di appartenenza, in comune hanno la visione globale tipica dell'occidente in quel periodo storico.

Non per nulla si suole dire che con l'Umanesimo l'uomo fu collocato al centro del mondo.

Guardando il quadro vediamo tutto senza voltarci a destra e sinistra.

Da qui la riflessione iniziata delle Avanguardie Artistiche (Cezanne, Picasso, ….) che mostrano l'inganno ma ne creano di nuovi.

L'arcano è svelato dall'Arte Concettuale degli anni '70, quando Pistoletto muta la tela con lo specchio, facendo entrare nel quadro il paradigma della realtà creato da ognuno di noi.

Esso si materializza nel momento in cui guardiamo l'opera.

Da qui l'esigenza di cogliere in tutta la sua ampiezza il gesto del vedere.

Esso si colloca tra mondo esterno e rappresentazione psichica.

La distanza è già percepita dal filosofo e matematico arabo Alhazen (965-1039ca.), logicamente all'interno di un quadro gnoseologico-metafisico..

Il primo a percepire la distanza che li separa in modo più scientifico è Keplero (1604), per cui l'occhio è in grado di determinare la posizione e distanza dell'oggetto, il così detto triangolo distanziometrico che ha come base il diametro della pupilla, così che sulla retina si forma una figura del tutto simile all'oggetto che viene poi trasmessa al cervello.



La luce -intesa come entità sovrannaturale (Dio è Luce)- è ancora lo strumento che permette di vedere.

Pur compiendo un percorso diverso da quello delle correnti di pensiero attuali che hanno superato la veridicità del dato scientifico, erano arrivati allo stesso risultato: vedere quale sinonimo di intendere.

La visione scientifica nasce dal pensiero Illuminista ('700).

Anch'essa perciò è un paradigma.

Qualsiasi mutamento avviene nell'organo della vista modifica non solo la visione “in senso oggettivo”, ma l'equilibrio psicofisico, venendo a mutare il modo di rapportarsi con la realtà e di conseguenza la sua comprensione.

Il soggetto deve formarsi un nuovo assetto.

Ogni qualvolta la malattia progredisce ne avviene un altro.

Se il tempo che intercorre tra l'uno e l'altro è limitato vi è spaesamento.

E' il tempo di cui la mente necessita per elaborare in modo diverso i dati percepiti dall'occhio.

Il medico oculista ha una difficoltà in più -rispetto ai colleghi- nello spiegare al paziente ciò che la malattia causerà, e di conseguenza il rapportarsi con le sue aspettative


inoltre le consiglio di vedere in rete
c'è un bellissimo articolo su un OK SALUTE / Corriere della Sera a firma
PAOLO ROSSI CASTELLI su questo argomento...una bella foto di paul newmann troneggiava sull'articolo, se Chiam in Rizzoli
il bravo dott ROSSI CASTELLI le darà il LINK
LUIGI MARINO CHIRURGO OCULISTA
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[#2] dopo  
Utente 279XXX

la ringrazio della risposta , ma a quanto ho potuto capire dal medico che ha effettuato la visita , mio figlio non percepisce alcun colore per cui vede in bianco e nero ,la mia domanda era posta nel senso che , se dovesse avere una visione monocromatica ,come può darmi molte volte risposte esatte sui colori? e come può notare la differenza indossando i miei occhiali con lente gialla? Mi scuso in anticipo ,delle domade forse non indicate ma sono ignorante in materia.
Ancora una domanda se è possibile : ho fatto bene o male a scrivere sui colori che usa a scuola il relativo nome del colore stesso?

La ringrazio e le auguro buon fine settimana

cordiali saluti

[#3] dopo  
Dr. Luigi Marino

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non sono convinto che suo figlio abbia una ACROMATOPSIA COMPLETA

PEV ?
ERG?
CAMPO VISIVO?
FAMILIARITA?
GENETICA?
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[#4] dopo  
Utente 279XXX

buongiorno dott.Marino , le sigle che mi ha indicato (che presumo siano degli accertamenti) penso non siano stati fatti , l'esame è stato fatto facendo vedere a mio figlio le famose tavole con nascosti i numeri all'interno , delle tavolette nel quale si vedevano delle figure in 3D e per finire gli sono stati esaminati gli occhi con uno strumento che io non so cosa sia.
L'esito nel foglio che mi è stato consegnato è quello che ho scritto nel mio primo messaggio per cui acromatopsia incompleta.
Lo zio di mia moglie è daltonico ma non si mai appurato di che grado e di che tipo essendo una persona molto anziana (a quanto detto lui confondeva i colori).
Io sono il primo ad essere convinto che mio figlio veda qualche sfumatura di colore ed è per questo che ho fatto la richiesta su questo sito, quello che mi preoccupa è che non so come comportarmi con lui, non vorrei creargli alcun tipo di emozione negativa verso questa visione che lui ha ,anche se sono consapevole che forse è più un mio problema nell'affrontare la discussione con lui ed è per questo che chiedevo se ho fatto bene a scrivere il nome dei colori sulle matite colorate.
Questa mattina indossavo un paio di scarpe sportive nere e gialle e , chiedendogli di che colore erano mi ha risposto nere e verdi.
La ringrazio infinitamente del tempo dedicatomi

cordialità

[#5] dopo  
Dr. Luigi Marino

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le ripeto che suo figlio NON HA UNA ACROMATOPSIA...in base agli esami e tests che gli sono stati somministrati..
torni dal medico oculista
ed esegua se ritiene gli esami che le ho consigliato
LUIGI MARINO CHIRURGO OCULISTA
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