Utente 244XXX
Salve,

in data 31/01/18 mi sono sottoposto a devitalizzazione e cura canalare del molare 37, causa una caria profonda che aveva intaccato il nervo.

L'intervento è iniziato con anestesia tronculare ed è andato come per la precedente devitalizzazione e canalatura fatta al dente del giudizio che si trovava affianco e che per vicinanza al nervo era stato deciso non essere rimosso.

Circa un ora dopo l'intervento il mio dentista mi contatta e mi reco in studio dove mi mostra una lastra post-devitalzzazione, in essa era possibile ossevare una non indifferente fuoriuscita di materiale endodontico nel canalre mandibolare. Al momento, trovandomi ancora sotto anestesia, ero ignaro dei sintomi legati a questo evento.

Il dentista mi ha prontamente ordinato una terapia a base di Metilprednisolone che continuerò per qualche settimana. Lui stesso aveva contattato un chirurgo Maxillo-Facciale, a suo dire tra i migliori in Emilia-Romagna, che aveva sconsigliato la rimozione chirurgica in quanto la stessa avrebbe solo potuto peggiorare le cose. La terapia farmacologica immediata risulta essere quindi l'unica soluzione.

Per i giorni a seguire ho solo avuto una anestesia del mento/labbro inferiore sinistro e dei denti inferiori all'altezza del labbro sinistro.
Tuttavia, in data 05/02/18 sono iniziate le sensazioni di bruciore, pulsazioni. Suppongo si definiscano disestesie.
Ho contattato nuovamente il mio dentista di fiducia (io vivo all'estero) che mi ha confermato la certezza asoluta del'unitilità della chirurgia nel mio caso e che le disestesia sono dolori "non veri" e che il medicinale sta facendo il suo corso.

Ho letto vari casi e studi clinici anche in inglese, noto che la materia non ha una chiara risoluzione e che vi sono casi soggettivi e più disparati. Il materiale endodontico fuoriuscito è l'N2, che incluide eugenolo e paraformaldeide. Non ho letto ottime cose di questi materiali, che sono neurotossici per il nervo e possono causare lesioni irreversibili.

La mia paure sono :
- è vero che la rimozione chirurgica sarebbe inutile o maggiormente dannosa, o sto rischiando di perdere tempo prezioso per intervenire?
- questo N2 può effettivamente riassorbersi e permettere al nervo di rigenerarsi, almeno parzialmente o è una supposizione infondata?
- infine quali sono le reali possibilità che mi si presentano e le tempistiche di recupero, in una modalità o nell' altra?

Spero che qualcuno di specializzato in casi simili possa darmi risposte più concrete, dettagliate e rassicuranti. Sono in possesso di lastra post-intervento che mostra la fuoriuscita del materiale dovesse essere necessaria.

Ringrazio in anticipo chi si prenderà il tempo di rispondere al mio caso. Saluti!

[#1] dopo  
Dr. Luigi De Socio

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Purtroppo lei è incappato in operatori che in endodonzia utilizzano materiali che fanno parte dell'archeologia dell'odontoiatria(paraformaldeide) e come giustamente lei ha letto,è citotossica e neurotossica.
Ma il problema non è nell' N2 soltanto,che purtroppo nel canale non si riassorbe,ma nel trattamento a monte,che richiedeva una valutazione preliminare dei rapporti col canale mandibolare, un approccio endodontico adeguato,con uso della diga,"adeguata strumentazione"( ad esempio non utilizzo di strumenti rotanti),misurazione dell'apice radicolare,onde evitare incidenti simili.Sarebbe stato più utile un consulto iniziale neurochirurgico per il caso specifico,che comunque può sempre esperire per un parere definitivo.
Cordiali Saluti
Dr. Luigi De Socio
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[#2] dopo  
Utente 244XXX

Gentile Dott. De Socio,

La ringrazio per l'attenzione portata al mio caso.

Mi trovo concorde con Lei che l'utilizzo di tale materiale potesse essere evitato (visto le non bellissime recensioni che ho letto).
Per quanto riguarda invece la preparazione, il dentista si è occupato di effettuare TAC e radiografia, si è inoltre avvalso dell'utilizzo di un macchinario che emetteva un suono (suppongo ad indicare la profondità della radice). Non so cosa sia andato storto e come il materiale sia fuoriuscito nel canale mandibolare, so però che la preparazione è stata la medesima della devitalizzazione e canalizzazione del morale 38 che si trova a fianco e che non ha avuto la stessa complicanza.

Sarebbe così gentile da esprimere un parere se l'asportazione chirurgica sia urgentemente necessaria o se una terapia farmacologia come quella che sto seguendo (96mg di Prednisone e 1mg di Vitamina B12 al giorno) può bastare ad una risoluzione della parestesia e piccole disestesie?

Sembra che la TAC post lesione mostri il materiale intorno al nervo e di conseguenza la lesione che sta causando non è di gravità tale da suggerire un'intervento chirurgico. Mi sto tuttavia muovendo per sentire ulteriori pareri, essendo che il caso è poco documentato e non vi è molta letteratura clinica in merito.

Grazie per la pazienza ed interesse mostrato!

[#3] dopo  
Dr. Luigi De Socio

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L'estrazione non risolve il problema.Il materiale è dentro il canale e teoricamente andava rimosso chirurgicamente.Poiché è un intervento di microchirurgia le figure professionali indicate(chirurgo maxillo e neurochirurgo)
forse andavano interpellate subito.Comunque altri pareri,in via collaterale li sentirei,magari in ambito di una Struttura Specialistica(prof.Biglioli ,Ospedale San Paolo, Milano).La terapia medica in tali casi di sofferenza del nervo,può aiutare,ma non risolve.Eventualmente sarà il tempo a darci una maggiore chiave di lettura se la sofferenza è solo assonale e riguarda la guaina mielinica e non le fibre nervose.
Utile potrebbe essere una valutazione strumentale neurofisiologica.
Cordiali Saluti
Dr. Luigi De Socio
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[#4] dopo  
Utente 244XXX

Gentile Dott. De Socio, la ringrazio per la pronta risposta.

Il chirurgo Maxillo facciale fu contattato dal mio dentista immediatamente dopo la lesione. Stando alla TAC (che mostra I'll materiale intorno al nervo), il chirurgo ha espresso parere negativo in merito all'esportazione chirurgica, anzi la stessa avrebbe potuto causare ulteriori danni.

Nei giorni successivi altri due Maxillo della stessa scuola hanno espresso la medesima opinione. La mia perplessità sta nei casi clinici registrati simili al mio: la paraformaldeide viene descritta come molto tossica e che può creare danni irreversibili, di conseguenza una urgente asportazione ridurrebbe la gravità del danno.
Giovedì avro' una visita da un chirurgo Maxillo-facciale a Marbella (essendo che risiedono in Spagna). Spero in un ulteriore e dettagliato parere.

La ringrazio per la attenzione prestata. Cordiali saluti