Utente 223XXX
Carissimi e Stimatissimi Dottori di Medicitalia, Vi scrivo questa mail per chiedere alcune delucidazioni per una mia stretta parente. Alcuni giorni fa, questa parente, di anni 51, si è sottoposta ad una Colonscopia in quanto, da alcuni anni, soffriva di perdite di sangue con aggiunta di sostanze mucose. Questo il referto della ASL 4 di Prato: "Esame condotto fino al cieco in condizioni di sufficiente toilette intestinale. Normale il colon. A livello del retto in sede sovranale presenza di polipo sesisle di circa 2.5 cm su cui si effettuano biopsie. Conclusione diagnostica: polipo rettale". Oggi è arrivato l'esame istologico con la scritta: "Adenocarcinoma Intestinale". Purtroppo non ricordo i numeri e le lettere dello SNOMED. A questa parente è stata suggerita una TAC ADDOMINALE per evidenziare il retto inferiore, una ECOGRAFIA TRANS RETTALE, gli esami del sangue completi, gli esami delle urine e la visita chirurgia. Capirete ovviamente la tensione e la disperazione che abbiamo in casa con una simile diagnosi. Vorrei sapere alcune notizie, in particolare:

1) E' possibile che un polipo di 2.5cm possa essersi trasformato in
adenocarcinoma dando allo stesso tempo delle metastasi o è ancora allo
stadio iniziale e quindi possiamo stare tranquilli in attesa di fare e ricevere il
referto della TAC?

2) E' giusto fare RadioTerapia e (eventualmente ) Chemio Terapia prima e/o dopo
l'intervento e che tipo di Chemio Terapia potrebbero prospettarci?

3) Oggi si sente parlare, specialmente ai congressi nazionali e internazionali di
medicina, di "terapie biologiche dei tumori", si vedano farmaci come
Bevacizumab, Cetuximab e tanti altri, mi chiedo se per questa tipologia di
tumore si possa intraprendere questa strada e/o l'Immunoterapia

4) Lavorando nel giornalismo televisivo e scientifico mi sono documentato,
leggendo e seguendo diverse trasmissioni dove si parla anche di chemioterapia
biologica, ovvero con effetti non citolitici-citotossici ma angio-genetici, volevo
sapere, quindi, se per questa mia parente si possa seguire un approccio
esclusivamente angio genetico e non cito tossico con tutto quello che può
comportare.

In attesa di avere tutti i referti a disposizione, Vi ringrazio di cuore per la Vostra disponibilità con la viva speranza di ricevere opinioni, pareri e suggerimenti in merito.

[#1] dopo  
Dr. Carlo Pastore

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Gentile Utente,

le neoplasie del colonretto debbono essere trattate con un regime di chemio-radioterapia neoadiuvante al quale può essere aggiunto un potenziamento in ipertermia. Questo allo scopo di ridurre la massa, ridurre la possibilità di recidiva locoregionale ed a distanza e consentire una chirurgia più agevole. Una neoplasia di 2.5 cm può ahimè sviluppare comunque ripetizioni a distanza e per tale motivo suggerirei una TC total body con mdc e non solo addominale. L'esame istologico completo suggerirà anche l'approccio farmacologico post-chirurgico; altro fattore dirimente per il trattamento post-chirurgico è l'eventuale estensione extra-rettale della patologia. I cosiddetti agenti farmacologici a bersaglio molecolare (detti anche farmaci biologici) si comportano in realtà in modo simile ai chemioterapici dal punto di vista dei potenziali effetti collaterali ma hanno una azione che sfrutta determinate (eventuali) caratteristiche delle cellule tumorali. Non possono quindi essere impiegati in ogni condizione patologica ed è piuttosto prematuro usarli in regime adiuvante (o neoadiuvante) nelle neoplasie del colonretto. Uno dei più noti agenti antiangiogenetici è il bevacizumab che viene però impiegato in fasi più avanzate di malattia.

Cari saluti
Dr. Carlo Pastore
www.ipertermiaitalia.it