Utente 233XXX
Gentili Dottori,
chiedo un consulto per mia madre, 50 anni. All'inizio di ottobre le viene diagnosticato un carcinoma lobulare infiltrante G2, dopo l'iter di autopalpazione, visita senologica, eco- e mammografia, agoaspirato. Faccio presente che mia madre era regolarmente controllata dal suo senologo (l'ultima mammografia, negativa, risaliva ad agosto 2010).
Il 9 novembre subisce intervento di quadrantectomia (quadrante superiore esterno) e di linfoadenectomia (in seguito a biopsia intraoperatoria del linfonodo sentinella con esito positivo). L'esame istologico fornisce la seguente diagnosi: CARCINOMA LOBULARE INFILTRANTE DELLA MAMMELLA DESTRA; pT2m (2.3 cm); pnN3a (31/33); G2; ER 95%; PRG 90 %; HER2: 0; ki67: 15%. Si riscontrano inoltre microfocolai di carcinoma globulare infiltrante in prossimità del margine areolare, con gli altri margini di resezione indenni da neoplasia.
Il carattere di multifocalità fa sì che i chirurghi indichino una mastectomia con inserimento di espansore e conservazione di areola e capezzolo: mia madre subisce questo intervento il 30 novembre, esattamente 3 settimane dopo la quadrantectomia. Il decorso di questo secondo intervento è molto più complesso del primo: mia madre ha forte dolore, soprattutto in relazione alle espansioni periodiche, che vengono effettuate ogni 3-5 giorni, al fine di distendere il prima possibile la cute (mia madre ha una 5 misura), ma i problemi maggiori riguardano la cicatrizzazione: dopo circa una settimana si evidenzia un'area necrotica a livello dell'areola, dove i punti non si rimarginano. Il chirurgo non intende intervenire, affermando che la priorità è l'inizio della chemioterapia, e si continua con le sole medicazioni. Mia madre si reca quindi alla visita con l'oncologo che la seguirà per la chemio e le successive terapie, il quale afferma invece che con una ferita in queste condizioni la chemio non può essere intrapresa, per l'alto rischio di infezioni etc. A questo punto il chirurgo indica un terzo intervento, in anestesia totale, per asportazione dei tessuti necrotici e sostituzione dell'espansore, che dovrà svolgersi in data 23 dicembre.
Le domande che vorrei porVi sono le seguenti:
1) Considerando che il primo intervento risale al 9 novembre e non potendo prevedere eventuali complicanze in seguito a questo terzo intervento, l'inizio della chemioterapia non rischia di essere troppo tardivo? A tal proposito faccio presente che l'oncologo, in attesa di poter iniziare con la chemio, ha iniziato la terapia anti-ormonale con Decapeptyl e Tamoxifene, quest'ultimo da interrompere con l'inizio della chemioterapia. Ritenete che questa possa essere una "copertura" adeguata? Come potrete immaginare, siamo molto preoccupati, soprattutto per via del forte coinvolgimento linfonodale.
2) Per quale ragione si rende necessaria la sostituzione dell'espansore? E' stato commesso un errore nella scelta del modello? Non ci è stata data alcuna spiegazione.
Vi ringrazio in anticipo e porgo cordiali saluti

[#1] dopo  
Dr. Carlo Pastore

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Gentile Utente,

le complicanze chirurgiche possono accadere e purtroppo non sono sempre prevedibili. Cerchiamo di mettere un pò di ordine nel programma futuro. A mio avviso a questo punto la strada intrapresa è quella più adeguata. Sperando in un nuovo decorso post-operatorio favorevole intanto l'ormonoterapia metterà un freno alla proliferazione cellulare (essendo peraltro esame istologico alla mano ben espressi i recettori ormonali). Quanto prima è opportuno intraprendere poi un trattamento chemoterapico sistemico energico seguito da radioterapia locoregionale adiuvante. L'ormonoterapia andrà correttamente sospesa al momento di iniziare la chemioterapia e suggerisco, se non è già stata eseguita, una stadiazione completa con TC total body con mdc e scintigrafia ossea. Infine per quanto riguarda l'espansore esso serve per distendere la cute ed averne disponibile per il successivo intervento ricostruttivo definitivo.

un caro saluto
Dr. Carlo Pastore
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[#2] dopo  
Utente 233XXX

Gent. Dr. Pastore,
La ringrazio molto per la risposta. Nel mio primo messaggio non ho detto che la TC total body con mdc e la scintigrafia ossea sono state effettuate, entrambe con esito negativo. A tal proposito un oncologo ha affermato che la malattia sembra essere "vecchia", cioè risalire verosimilmente a 3 anni fa, nonostante la mancanza di correlati patologici nelle mammografie precedenti, e il fatto che malgrado l'interessamento a ben 31 linfonodi, non ci siano metastasi a distanza evidenziabili, fa pensare ad una malattia "regionale". E' d'accordo con questa affermazione?
Vorrei porLe un'ultima domanda riguardo la terapia: ci è stato proposto un trattamento chemioterapico di 6 cicli con Antracicline; lo considera sufficientemente energico? Inoltre, riguardo la terapia ormonale, con l'inizio della chemioterapia mia madre sospenderà solo il Tamoxifene, mentre proseguirà la somministrazione del Decapeptyl ogni 28 giorni. Si trova d'accordo con la prosecuzione del Decapeptyl durante la chemioterapia?
La ringrazio nuovamente per la Sua disponibilità.
Cordiali saluti

[#3] dopo  
Utente 233XXX

Gentile dr. Pastore e gentili Dottori,
Vi aggiorno sulla situazione di mia madre. L'intervento del 23 dicembre ha avuto buon esito, non è stato necessario sostituire l'espansore (si temeva fosse forato) e sembra essere stata risolta la deiscenza della ferita chirurgica, anche alla luce delle ultime medicazioni. A questo punto il 2 gennaio si inizierà con il primo ciclo di chemioterapia. A questo proposito rinnovo le domande del mio precedente messaggio; soprattutto vorrei sapere se ritenete il trattamento chemioterapico con Antracicline per 6 cicli un protocollo appropriato e sufficiente per la situazione di mia madre (diagnosi: CARCINOMA LOBULARE INFILTRANTE DELLA MAMMELLA DESTRA; pT2m (2.3 cm); pnN3a (31/33); M0; G2; ER 95%; PRG 90 %; HER2: 0; ki67: 15%).
Ringrazio in anticipo chi vorrà rispondere al mio quesito e colgo l'occasione per augurare un felice 2012 a tutti i medici, lo staff e i lettori del sito.
Cordiali saluti