Utente 143XXX
Gentili dottori,

mi mamma, ora 75enne, è stata operata nel 2006 per un carcinoma mammario. La stadiazione non era avanzata, si parlava di ca. 2 cm di massa tumorale con 2 Linfonodi intaccati da mircrometastasi. La prognosi a detta dell’ospedale IEO era buona. Ha eseguito radioterapia post operatoria e terapia ormonale per 5 anni con Arimidex.

Ora a distanza di 7 anni e solo 1 anno dalle ultime visite di controllo, in seguito a un check up per generale per problema di dolore all’anca e di conseguente deambulazione, è apparso un quadro a dir poco sconvolgente.
Presenza di metastasi ossee in più parti dello scheletro, fra cui una lesione di 7 cm, in corrispondenza dell’anca dolente, metastasi polmonare ed epatiche.

Tralasciando lo sgomento che ha portato nella nostra famiglia, la situazione è stata giudicata da parte del personale medico molto grave ancor prima di valutare l’esame della biopsia.

Mia mamma sta già effettuando radioterapia e se confermato dalla biopsia trattasi di metastasi del tumore mammario proseguirà con la terapia ormonale. Non vuole eseguire chemioterapia.

A fronte di ciò desideravo conoscere un suo parere, comprendo che mancano molte informazioni che gli stessi medici attendono dal referto della biopsia, sull’evoluzione della malattia e sulla possibile aspettativa di vita. In famiglia è sorto il dubbio che questo quadro non possa essersi sviluppato in un solo anno dagli ultimi controlli e che quindi ci sia stata una negligenza da parte del personale che le faceva eseguire i controlli periodici. Mia mamma ha effettuato per 6 anni mammografia ed ecografia bilaterale ed esami ematici con marker tumorali CEA e CA 15.3 ma non è mai stata prescritta una scintigrafia ossea o una TAC.

In attesa di riscontro ringrazio

Michele M.

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Dr. Giuliano Lucani

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Egregio Signore,
il problema del follow up dopo intervento per tumore mammario è ancora dibattuto. Si va dagli schemi di controlli cosiddetti intensivi ( mammografia, ecografia epatica e mammaria, Rx torace, scintigrafia ossea, markers tumorali quali CEA e Ca 15.3) a quelli minimali che prevedono una mammografia e una visita annuali. In realtà non vi è nessuna evidenza che l'anticipo diagnostico di una metastasi a distanza per tumore mammario serva a prolungare la sopravvivenza. Instaurare una terapia per le metastasi può servire a mitigarne i sintomi quando questo compaiono ma l'anticipo diagnostico e terapeutico serve solo ad effettuare terapie più a lungo. Per farle un esempio, la scintigrafia ossea può essere positiva anche quando non ci sono dolori e anticipa la sintomatologia di qualche mese ma instaurare la terapia precocemente non serve né a ridurre l'evoluzione della malattia né a far "guarire " il paziente. Così pure per le metastasi cosiddette viscerali (polmoni, fegato, surreni ecc.). Sottoporre il paziente ad esami assillanti, ad alto costo e per nulla innoqui (PET- TAC) non è fare l'interesse sia del paziente che della collettività. Ben diverso è il discorso delle recidive locali del tumore mammario. In questi casi, e nel caso di tumore insorto nella mammella controlaterale, la tempestività della diagnosi è importante per garantire la sopravvivenza del paziente. Per tale motivo tutti gli schemi di follow up applicati richiedono la mammografia e la visita con cadenza perlomeno annuale.
Dott. Giuliano Lucani
Specialista in Chirurgia e Chirurgia Vascolare
Perfezionato in Senologia